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Il racconto della tassista violentata a Roma: “Mi diceva non ti faccio niente”

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Terrore e violenza: un binomio che connota le esperienze di molte persone rimaste vittime di un sopruso. Vanityfair ha intervistato la tassista romana, una donna di 43 anni, violentata lo scorso 8 maggio da un uomo di 30 anni, in un quartiere periferico della capitale.

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La donna aveva caricato il ragazzo che sembrava un cliente e in zona Ponte Galeria, in un luogo isolato, l’aggressore ha aggredito la donna e l’ha poi violentata. Simone Borghese è stato poi arrestato la domenica mattina grazie alla ricostruzione fornita dalla tassista con la quale è stato possibile identificare il ragazzo che adesso è nel carcere romano di Regina Coeli con l’accusa di violenza sessuale e rapina.

L’aguzzino vittima a sua volta di violenze

A sua volta il ragazzo di 30 anni è stato vittima delle violenze di un padre alcolizzato e barbone. Abbandonato dalla madre nel periodo dell’adolescenza, Borghese è stato lasciato solo nella sua sofferenza.

“Mio figlio non è un mostro, nella vita ha sofferto tanto”, ha dichiarato la madre di Simone, sostenendo che “mio figlio deve pagare per quello che ha fatto. Però vi prego di credermi, vi supplico: Simone non è un mostro”. La donna ha poi raccontato che Simone è “il figlio di un padre alcolizzato, un barbone, un violento con il quale ha vissuto da quando me ne sono andata via di casa nel 2005, stanca di essere picchiata e maltrattata ogni giorno. Si è sentito abbandonato due volte. Prima da me, dieci anni fa, poi dalla moglie. Soffriva da morire”.

Infatti, Simone si è recentemente separato dalla moglie e ha una bambina di 7 anni. Lui stesso ha ammesso di essere stato preso da un raptus e ha spiegato i motivi che l’hanno sospinto ad accanirsi contro la tassista: “Ultimamente mi sentivo molto solo. La madre di mia figlia, di cui sono ancora innamorato, mi ha lasciato perché dice che la picchiavo tutte le sere perché ero geloso, ma io non l’ho mai toccata”. Durante l’interrogatorio Simone ha proseguito spiegando che “ero nervoso e mi sono sfogato su quella donna, era così attraente. È una cosa di cui mi pentirò per tutta la vita, una cosa del genere non mi era mai successa prima […]. La violenza è stata un raptus improvviso, neanche io so perché l’ho fatto”.

“Non ti faccio niente”, il racconto della tassista violentata

La tassista ancora sotto shock racconta come quella sera  i su aggressore ripeteva sempre le stesse parole: “Non ti faccio niente, fai così, dai, dai, dai, e poi te ne vai. Lui mi ha messo la mano destra sui jeans all’altezza dell’inguine e io mi sono allarmata, gli ho detto Fermo che fai?. Mi sono girata a guardarlo, lui si era già alzato dal sedile posteriore ed era quasi arrivato al centro dell’abitacolo. Aveva pantaloni di cotone pesante, di colore nero, ancora calzati e solo la cerniera slacciata. Mi ha ripetuto più volte Fammi questo dai e poi te ne vai. Mi sento ancora i brividi addosso”.

Una racconto agghiacciante che solo una persona vittima di una violenza può capire: quel sentimento di paura misto al terrore che paralizza. Lei racconta che Simone si è comportato come “un animale, cattivo e violento, dal tono della voce crudele. Con veemenza ha mollato i miei capelli, ha abbassato completamente il sedile e mi ha sferrato un pugno con la mano sinistra, poi mi ha ripreso per i capelli. L’altra mano me l’ha infilata nella maglietta e ha iniziato a tastarmi ovunque sul seno. Poi è sceso ai jeans…”.

Mentre la donna lo implorava di non farle del male e di non spogliarla, forse Simone ha avuto un po’ di lucidità e non ha proseguito, costringendola ad un rapporto orale: “Avendo già ricevuto un pugno e non riuscendo a divincolarmi dalla sua presa mi sono sentita senza scampo…- prosegue la donna- Lui era già vicino a me e dalla sua posizione mi sovrastava, il suo bacino era all’altezza del mio viso, ho fatto quello che mi chiedeva, gli ho praticato un rapporto orale”.