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Ecco perché i bambini devono continuare a scrivere a mano…

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L’era della comunicazione digitale ha totalmente stravolto le abitudini della popolazione e anche quelle dei più piccoli che, di pari passo con i tempi, iniziano molto presto ad utilizzare i mezzi tecnologici.

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Tuttavia, questo nuovo orizzonte “futuristico”, comporta anche alcune note negative, a partire dai rischi della rete per i minori, fino alle piùà recenti ricerche che hanno dimostrato come i nuovi supporti dalla Tv al computer, tablet o smartphone, abbiano comportato un crollo della creatività nei bambini.

 Nonostante alcuni progetti educativi impostati sull’utilizzo di internet mirato ad ampliare la conoscenza, come la scuola tra le nuvole, alcuni esperti di neurologia sostengono che è necessario che i bambini continuano a scrivere a mano.

E’ il parere espresso da Guido Gainotti, professore di neurologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, riportato dal periodico “La Crusca per voi” della prestigiosa Accademia della Crusca.

“La scrittura è una delle attività che più hanno risentito del processo di digitalizzazione, poiché essa si è trasformata da un’attività manuale continua, compiuta con una penna, la cui punta scorreva su un foglio, in un’attività discontinua, basata sull’uso di una tastiera computerizzata. Nel soggetto adulto questa sostituzione si è rivelata vantaggiosa, soprattutto per la maggiore rapidità che essa consente nella stesura del linguaggio scritto”, spiega il neurologo, che però evidenzia i rischi nelle fasce più giovani, sia da un punto di vista neurobiologico, in quanto i meccanismi neurali si svilupperebbero meglio in corso di una scrittura manuale che non di una scrittura tipografica, ma anche da un punto di vista psicologico.

 Non a caso, alcune ricerche condotte da giapponesi hanno mostrato che l’esperienza della scrittura manuale aiuterebbe a ricordare meglio le lettere. L’aspetto mnemonico è anche confermato dal fatto che quando i bambini imparano le parole scrivendole a mano le ricorderebbero meglio rispetto a quelli che le imparano scrivendole su una tastiera.

 Oltre alle spiegazioni fornite da alcune ricerche sul rapporto tra attività cerebrale e quella motoria, l’esperto ha sottolineato che “appare molto discutibile la motivazione di base (la ricerca di maggiore rapidità nella stesura di una traccia scritta), che ha suggerito di sostituire nel bambino l’apprendimento di una scrittura manuale con una compiuta su una tastiera”.

“Una scrittura più lenta – ha spiegato il neurologo- permette, infatti, una più accurata elaborazione del pensiero che si intende esprimere graficamente, mentre una scrittura più rapida può indurre ad una maggiore superficialità e a un più frequente ricorso ad espressioni stereotipate”.

 Inoltre, il professore Gainotti ha aggiunto che una scrittura più veloce “rischia di far un minor uso di quelle funzioni di controllo che permettono di raggiungere una maggiore sintonia fra il pensiero che prende forma nel corso della scrittura e la sua realizzazione grafica”.

 “Ora, in una società sempre più complessa come quella contemporanea, in cui paradossalmente la quantità prevale nettamente sulla qualità, ed in cui la rapidità di esecuzione è uno dei fattori che contribuiscono a questo squilibrio, noi riteniamo che un ruolo fondamentale sia svolto dai modelli di sviluppo cognitivo proposti per la costruzione ed il funzionamento di una mente che tende a raggiungere la propria maturazione”, ha pertanto affermato il neurologo, sottolineando che “se vogliamo incrementare le capacità di riflessione e di approfondimento, necessarie per l’analisi di situazioni complesse e per l’elaborazione di risposte adeguate, dobbiamo concedere al cervello infantile i tempi necessari per tali elaborazioni, onde abituarlo a tale modalità di funzionamento”.

“Se, invece, vogliamo contribuire ad un’ulteriore velocizzazione di un sistema che corre senza avere consapevolezza dei punti di arrivo della propria corsa e delle conseguenze di lungo termine delle proprie scelte, possiamo privilegiare soluzioni che riducono i tempi a discapito delle funzioni di elaborazione e di controllo. Evidentemente – conclude Gainotti-, non riteniamo che la scelta fra scrittura a mano e scrittura tipografica giochi un ruolo importante in questo senso, ma riteniamo che, comunque, essa faccia parte di un sistema di scelte, di cui dobbiamo tener conto nella valutazione consapevole del tipo di società verso cui vogliamo andare”.