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LIBRI: Intervista esclusiva a Costantino Bertucelli, autore di “Everyday Heroes”

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C. BertucelliOggi, la redazione di CheDonna, per la categoria Libri, vi propone un’intervista esclusiva a Costantino Bertucelli, autore di Everyday Heroes.

Nel libro sostieni che i nostri pensieri creano la nostra realtà e che gran parte della nostra vita dipende dalle convinzioni. E il destino che ruolo gioca?

Se credessimo alla filosofia fatalista secondo cui “tutto è scritto”, la motivazione ad agire per cambiare ciò che non ci piace crollerebbe in un attimo. Il fatalismo estremo si traduce nella visione deleteria e deresponsabilizzante della “cultura dell’alibi”. Naturalmente ci è impossibile controllare tutto, così come non esiste un tutto che ci controlla. Questa equazione è fortemente sbilanciata verso noi stessi. La responsabilità di ciò che accade nella vita, nello sport, nel lavoro è quasi interamente nostra. Il destino gioca il suo ruolo in una finestra d’incertezza: tanto più siamo bravi a limitarne lo spazio, più avremo il timone direzionale sarà nelle nostre mani.

Il tuo libro induce a una profonda riflessione, ma d’altra parte stimola all’azione, al miglioramento. Hai deciso di raccontare queste storie per questo motivo?

Il messaggio che si vuole trasmettere è di fare prendere consapevolezza a sportivi e non che per affrontare le sfide e gli obiettivi che ciascuno si prefigge, occorre un metodo, una sorta di elenco di elementi che opportunamente miscelati compongono la ricetta del successo, inteso come capacità di far accadere ciò che hai progettato, di raggiungere i propri obiettivi, di dare spazio e voce alle proprie passioni ed emozioni. I cinque protagonisti sono persone con storie diverse, con approcci allo sport e alla vita ben distinti gli uni dagli altri, ma che hanno in comune una serie di qualità intellettive ed emozionali che, pur emergendo in modo peculiare in ciascuno di loro, rappresentano una sorta di comune denominatore. Il tratto essenziale che emerge è come l’atteggiamento positivo e sfidante dei protagonisti non sia relegato solo all’ambito sportivo, ma abbracci l’intera persona e si estenda anche agli ambiti della sfera privata e delle relazioni interpersonali. Per questo il libro parla a tutti, non solo agli sportivi praticanti.

La vittoria dà una felicità inebriante, ma nello sport come nella vita, le sconfitte sono sempre dietro l’angolo. Eppure sono utili, edificanti, non trovi?

La sconfitta è uno stato d’animo che lo sportivo conosce bene. Anche gli atleti più forti, quelli di maggiore successo hanno perso qualche volta. Lo sport ti insegna che esiste la vittoria, ma anche la sconfitta. La questione di fondo è come elaborarla e come trarne esperienza in modo da correggere ciò che non ha funzionato o non lo ha fatto in modo utile. Esaminare e correggere; in questo senso l’approccio del metodo scientifico è di notevole aiuto. Il mondo imprenditoriale è meno vaccinato verso la sconfitta; in quest’ambito spesso viene identificata come fallimento. Anche in questo senso lo sport può aiutare a trasferire strategie migliorative.

I cambiamenti con tutte le loro rivoluzioni, servono a crescere. Ma come possiamo dare il meglio di noi stessi senza farci divorare dallo stress?

Si tratta d’applicare il work life balance o quello che nel coaching si chiama “Ruota della vita”. Raggiungere l’equilibrio è l’obiettivo principale. La ruota è composta da vari settori che riguardano caratteristiche, comportamenti e attitudini dell’individuo. Va da sé che se le varie aree non sono in equilibrio tra loro la “ruota” non potrà girare in modo coerente e virtuoso. Ciò che occorre evitare è lo sbilanciamento eccessivo verso uno, due settori a scapito degli altri. Tutti i sistemi biologici e sociali seguono il principio dell’omeostasi ovvero di una perdita di equilibrio momentaneo che una volta riguadagnato e raggiunto garantisce al sistema un livello di prestazione maggiore rispetto al precedente. I meccanismi di apprendimento e di allenamento, a d esempio, seguono questo meccanismo

Un consiglio a tutti gli abitudinari?

Le esperienze descritte nel libro non vogliono essere l’affermazione di un modello di vita unico possibile. Le abitudini ci tranquillizzano perché rappresentano dinamiche a noi note: ciò che conosciamo ci spaventa di meno. Tante persone ritengono che confrontarsi ogni giorno con le stesse situazioni rappresenti una prigione per l’individuo. D’altre parte vi sono persone che preferiscono rimanere all’interno della loro zona di comfort, per varie motivazioni, tra cui quella relativa alla paura di cambiare e sentirsi inadeguati è la più frequente. Sotto questo profilo il messaggio del libro è duplice: da una parte testimoniare la bellezza e l’entusiasmo di abbracciare il cambiamento, l’evoluzione e l’arricchimento esperienziale, dall’altro il rispetto verso coloro che decidono di non percorrerlo… a patto che non se ne lamentino e non rimpiangano tale (non) scelta.

Silvia Casini