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STEVE JOBS: la vita dopo il padre della Apple

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I FAN DELLA MELA SALUTANO STEVE  JOBS – Ho sempre pensato che i grandi eventi si misurino sulla vita dell’uomo comune. Due sono i parametri che ritengo essenziali per stimare la portata di un fatto di qualche spessore. In primo luogo quando qualcosa di eccelso avviene tutti ricorderanno anche ad anni di distanza dove si trovavano in quel momento: ognuno di noi sa cosa stava facendo l’11 Settembre 2001, i nostri nonni e genitori ricordano dove si trovavano quando seppero della morte di Kennedy e chiunque saprebbe perfettamente descrivervi la via in cui camminava quando fu rapito Aldo Moro. Secondo parametro di valutazione  è il cambiamento: gli eventi davvero eccelsi fanno si che ci sia una “vita ante”  e una “vista post”, ci cambiano e cambiano la nostra stessa quotidianità, non si tratta di una modifica trascendentale o astratta ma di una vera e propria rivoluzione delle piccole cose; prima del crollo delle Twin Towers prendevamo la metro sovrappensiero, con quella leggerezza tipica di chi ha tante cose per la testa e non si ferma a controllare ogni suo passo, oggi se scendendo le scale della linea B vediamo uno zaino abbandonato tentiamo di sorpassarlo a debita distanza e ci ripetiamo sottovoce “la prudenza non è mai troppa”.

Ieri mi sono però trovata a riflettere: e se questi due semplici, forse anche un po’ banali, “barometri della storia” fossero applicabili anche alle persone? In altri termini, cosa ci fa dire che una persona è stata davvero grande? La riflessione non era in realtà poi così profonda, nasceva in me spontaneamente, dalla semplice osservazione di una situazione dai tratti davvero particolari: succedeva infatti che lo schermo del computer e quello della televisioni sembravano essere divenuti un tutt’uno, l’immagine proiettata era la medesima sull’uno e sull’altro; il volto di un uomo magro, vestito di nero con dei piccoli occhiali da vista e i capelli brizzolati. Sapevo bene chi fosse perchè, affermazione anche più banale dei precedenti parametri di valutazione proposti, era senza dubbio uno dei miei miti personali: Steve Jobs, padre della Apple e ai miei occhi molto di più.

La notizia della sua scomparsa era talmente presente su quei due schermi che ne sono stata a dir poco travolta: immagini dei prodotti nati dal suo genio, scene di repertorio e poi un fiume di persone. Calcolando che i suoi prodotti già li conoscevo e che quel discorso alla Stanford University lo avevo letteralmente consumato negli anni, mi sono fermata ad osservare la straordinaria reazione della gente: era in effetti incredibile notare il trasporto di tutti, persone che lo salutavano da Facebook e Twitter, gente che portava fiori e biglietti all’Apple Store sulla Fifth Avenue, commenti di giornalisti blasonati che si fondevano a quelli dell’uomo della strada; una cosa era chiara, Steve Jobs era nei cuori di tutti! Da un’osservazione tanto ovvia nasceva allora la domanda: perchè?

Eccoci allora ritornati al punto di partenza, a quei parametri da cui eravamo partiti che adesso sembrano calzare  pennello su quest’uomo vero e proprio mito delle fole: infatti, mettendo da parte la classica ondata di affetto che travolge tutti i vip nel momento in cui lasciano questo mondo (la morte ci rende sempre più inclini al buonismo e alla santificazione), appariva cristallino come il mondo fosse senza dubbio un “mondo post Steve Jobs“. Non dovevo poi andare molto lontano per comprenderlo: la notizia della sua dipartita l’avevo appresa dopo aver acceso il computer, mandato un sms e sentito della musica; nell’ordine avevo usato un Mac, un IPhone e un IPod, senza dimenticare la tesina consegnato pochi giorni fa all’Università, soggetto l’IPad.

Strano pensare a quante cose sono cambiate nella nostra vita: fino a qualche anno fa ITunes era una parola senza senso, oggi ci accompagna dalla sveglia alla buona notte; cliccare su uno schermo e aprire una finstra sul mondo era roba da Star Trek oggi senza  touchscreen un cellulare ci sembra obsoleto, tecnologia era qualcosa per gli scenziati oggi la cosa meno tecnologica che abbiamo è il nostro lettore MP3, casualmente un IPod. Noi siamo letteralmente il popolo post Steve Jobs, la nostra vita è forse cugina delle sue invenzioni e , chissà, un domani racconteremo ai nostri figli che il 6 Ottobre 2011 eravamo a metà di una mail sul nostro IPhone quando abbiamo letto che Steve Jobs ci aveva lasciato.

Ah, dimenticavo: quest’articolo quattro anni fa non avrei potuto pubblicarlo… “edito da IPhone“!