Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, anche per lui il tempo avanza, anche se sembra sempre il giovane alternativo che a fine anni ’80 fece il suo esordio nel mondo della musica. È tempo per lui di parlare dei suoi quasi 60 anni
Tra qualche mese, a Settembre, Jovanotti compirà 60 anni, e, mentre è impegnato a preparare il suo nuovo tour estivo ci porta con sé all’interno di un viaggio comune chiamato “vita”, che tappa dopo tappa semina ricordi e costruisce nuove consapevolezze.

Citando Calvino:”Bisogna cercare nell’inferno ciò che inferno non è, e dargli spazio”. Al centro della vita della maggior parte delle persone, anche senza accorgersene, inevitabilmente, la politica ha un ruolo cruciale, ancor di più nel 2026. Apriamo i social per noia? Tra infiniti post leggeri ne troviamo altrettanti che vedono Trump protagonista mentre parla di 200 bambine che muoiono in una scuola bombardata come se stesse raccontando una favola.
Lorenzo Cherubini, però, è figlio di un’altra epoca, un’epoca in cui l’Onu, la Fao e l’Unicef ancora avevano un valore, un’epoca in cui la politica non era solo una foto su Instagram con una didascalia scritta da ChatGpt che siamo costretti anche solo a guardare, ma era una disciplina, un qualcosa in cui impegnarsi e informarsi veramente. Comincia così a ricordare la sua storia e, come suo solito, pensando ai giovani di oggi, lascia una citazione di Calvino come cura per sopravvivere al mondo odierno: “Bisogna cercare nell’inferno tutto quello che inferno non è. E bisogna dargli spazio. Bisogna proprio darsi un progetto per non permettere all’inferno di entrare nelle nostre vite.”
Jovanotti: invecchiare è una rottura, è come vedere tutto tre volte
Le mode arrivano, vanno via e poi tornano di nuovo. Quanti ricordano i jeans oversize o quelli a zampa d’elefante? Negli anni 70 andavano forte, mentre nei primi anni 2000 hanno lasciato spazio ai pantaloni a sigaretta. E adesso? Sono nuovamente tornati. Per Jovanotti questa è la metafora più azzeccata per descrivere il tempo che passa e la vecchiaia che incombe e lo fa parlando ai microfoni di Vanity Fair. È noioso, è ripetitivo. Ovviamente qui parliamo del piano emotivo e simbolico della vecchiaia, ma se andiamo più sul pratico, inevitabilmente, è il fisico ad incassare il colpo peggiore. Ma per una persona innamorata della fatica, quanto è difficile accettare l’età che avanza ed il corpo che, di conseguenza, ne risente? La risposta è: emozionandosi! Dove il corpo non arriva, il cuore proietta.
… e dunque, cosa la emoziona ancora?
Quest anno l’Italia, come tutti sappiamo, ha ospitato le Olimpiadi Milano/Cortina 2026 ed è stato emozionante anche per chi di sport capisce ben poco, un po’ per patriottismo, un po’ perché vedere gli atleti vincere o perdere una delle competizioni più importanti della storia è oggettivamente emozionante. Cherubini risponde così quando gli viene chiesto cosa è ancora in grado di emozionarlo: «Mi hanno emozionato i giovani atleti alle Olimpiadi. Le loro lacrime. Le loro vittorie. Sapere la loro lotta invisibile per quattro anni finire in dieci secondi sul podio».

E ancora, cita i ragazzi scesi in piazza a Theran: «Ma se l’immagina quanto è pericoloso rischiare la vita, la tortura, la morte? Che potenza c’è in quel coraggio, in quella vitalità». Insomma per colui che canta “L’ombelico del Mondo” come un inno di gioia e sguardo verso il futuro, in un mondo fatto di culture diverse, esperienze ed immaginazione, la vecchiaia non può essere altro che un uomo sazio di vita ma che ha ancora fame.
… e allora? Il futuro?
Quando si parla di personaggi noti, come cantanti, attori o politici, si tende a non immaginare il futuro ma a rimanere attaccati al tempo passato, a ciò che hanno fatto nella loro vita, alle canzoni che ci hanno lasciato e che continuiamo a cantare, ai film già visti che continuiamo a vedere, alle riforme attuate che ancora sono in vigore. Eppure gli anni corrono e rimanere attaccati a ciò che è stato non è la soluzione migliore, o meglio, per il pubblico si, ma per chi ne è l’autore quanto è difficile staccarsi dal passato e proiettarsi nel futuro mentre si sta invecchiando?
Jovanotti in quasi 60 anni di vita e circa 40 di carriera, ha vissuto tante stagioni cimentandosi in tante trasformazioni, eppure quando Francesco Bonami gli chiese di fare una mostra con tutti i suoi look che conserva in un capannone, lui rifiutò: «Mi possono chiedere tutto ma non di guardarmi indietro. Io preferisco non esserci più, così non mi potrò guardare indietro e al mio posto potrà farlo qualcun altro. A me del mio passato non me ne frega un cazzo. Perché è stato tutto bello e figo. Io mi sono pacificato col mio passato».
E se il futuro più lontano possibile è certo per tutti, ed i conti con il passato sono già stati fatti, cosa resta da vivere? Il presente, semplicemente il presente.





