Acqua potabile: un diritto negato a milioni di bambini nei Paesi del Sud globale

Nel mondo oltre due miliardi di persone vivono senza accesso all’acqua potabile e un numero ancora maggiore non dispone di servizi igienici sicuri. Sono cifre che fotografano una delle disuguaglianze più profonde del nostro tempo, ma da sole non bastano a far capire cosa accade nella vita di chi non ne usufruisce.

Un dato su cui soffermarsi è che tra questi due miliardi sono compresi milioni di bambini, che pagano il peso maggiore per questa mancanza, perché un corpo ancora in formazione non è in grado di difendersi come quello di un adulto: dispone di meno anticorpi, perde liquidi molto più rapidamente quando si ammala e risente in modo più grave di ogni infezione che contrae.

La salute messa a rischio fin dai primi anni

Le malattie che si contraggono bevendo o utilizzando acqua contaminata restano tra le prime cause di morte tra i bambini sotto i cinque anni, con alcune forme di diarrea grave che generano le problematiche maggiori. Quando un bambino molto piccolo si ammala, il suo corpo elimina liquidi e sali minerali a un ritmo che non riesce a reintegrare da solo e la disidratazione che ne deriva può diventare fatale nell’arco di poche ore.

Un effetto che invece può insorgere sul lungo periodo è quello della malnutrizione. Un bambino che contrae di continuo infezioni intestinali smette di assorbire correttamente i nutrienti del cibo che mangia e così, pur ricevendo un pasto, resta di fatto denutrito.

L’organismo si indebolisce, le difese calano e ogni nuova infezione lo trova più fragile della precedente. Si crea in questo modo un circolo che si autoalimenta, in cui l’acqua contaminata provoca la malattia, la malattia impoverisce il corpo e il corpo impoverito si ammala di nuovo con maggiore facilità.

Crescita e sviluppo: gli effetti che durano nel tempo

Una volta superati gli anni più a rischio per la sopravvivenza, le conseguenze della mancanza d’acqua possono continuare a manifestarsi con effetti più o meno gravi.

Le infezioni ripetute e la denutrizione patite nella prima infanzia incidono sulla crescita fisica e capita così che un bambino risulti più basso e più minuto rispetto a quanto sarebbe normale per la sua età. Accanto al corpo, a risentirne è anche la mente. I primi anni di vita sono quelli in cui si costruiscono le basi della capacità di imparare e un bambino il cui sviluppo è stato frenato da malattie frequenti e da un’alimentazione che il corpo non assimila arriva all’età scolare con alcune difficoltà importanti: troverà più faticoso concentrarsi, seguire una lezione, stare al passo con i compagni e quel ritardo accumulato all’inizio tende a trascinarsi nel tempo, fino a restringere le possibilità che avrà da adulto. Gli effetti della mancanza d’acqua potabile possono andare quindi ben oltre l’infanzia e arrivare a condizionare un’intera esistenza.

La raccolta d’acqua come gravoso compito quotidiano

La scarsità d’acqua condiziona anche l’organizzazione delle giornate dei bambini, perché in molte comunità sono proprio i più piccoli ad avere il compito di andare a raccoglierla. Si tratta di un fenomeno che spesso si lega anche alla disuguaglianza di genere, dato che in misura maggiore sono le bambine a occuparsene.

Raggiungere la fonte più vicina può significare camminare per ore e il ritorno con le taniche colme costringe corpi ancora in crescita a trasportare carichi pesanti, giorno dopo giorno. A questa fatica si aggiungono i pericoli a cui si è esposti durante il tragitto, dai sentieri impervi al rischio che comporta allontanarsi da soli dal villaggio, senza la tutela di un adulto.

Tutto il tempo che un bambino dedica a procurarsi l’acqua è inoltre sottratto al gioco, al riposo e alla scuola, elementi fondamentali per crescere in modo sano. All’interno di questo quadro, in genere le conseguenze peggiori si verificano per le bambine, che sono le prime in famiglia a essere destinate all’approvvigionamento: una scelta determinata dalla disparità di genere, che si traduce per loro in un maggior numero di rinunce.

Quando l’acqua arriva: il lavoro sul campo

Per risolvere il problema della mancanza di acqua potabile sono richieste competenze tecniche e mezzi che le comunità colpite non possiedono. La ricerca dell’acqua nel sottosuolo si basa su studi e strumenti specifici, che in queste aree non sono disponibili. La costruzione di un pozzo o di un sistema idrico comporta inoltre risorse economiche e capacità organizzative che a livello locale spesso mancano. Anche quando un impianto viene realizzato, inoltre, la sua manutenzione richiede conoscenze tecniche e pezzi di ricambio spesso introvabili sul posto.

A supportare le comunità in questi contesti così delicati sono le organizzazioni internazionali indipendenti come ActionAid, da sempre impegnata nella tutela dei diritti dei bambini e nel contrastare le disuguaglianze che si verificano nei contesti di povertà estrema. Una delle risorse di cui l’organizzazione si avvale per portare avanti questo impegno è l’adozione a distanza, che consente di supportate in modo continuativo i bambini, le loro famiglie e le comunità in cui vivono.

Per quanto riguarda nello specifico l’accesso all’acqua potabile, grazie ai programmi di adozione a distanza ActionAid può intervenire scavando pozzi e installando impianti che portano una fonte sicura a ridosso delle abitazioni, così che le famiglie possano disporre di acqua per dissetarsi, per l’igiene della casa, per i campi coltivati e per gli animali da allevamento. Proprio la possibilità di irrigare i terreni e di mantenere il bestiame in salute garantisce ai bambini pasti più regolari, mettendoli al riparo dal rischio della denutrizione che spesso accompagna la scarsità d’acqua.

Parallelamente, ActionAid coinvolge le famiglie in percorsi di formazione che mirano a rafforzarne l’autonomia economica e affianca i piccoli agricoltori nel rendere più stabile il proprio raccolto, e si impegna costantemente a sensibilizzare le comunità sui pericoli che derivano dall’uso di acqua contaminata.

Crescere guardando a un futuro diverso

Un bambino che cresce disponendo di acqua sicura si ritrova davanti un orizzonte più ampio, da cui dipende in larga parte anche il futuro delle comunità in cui vive. I bambini di oggi sono gli adulti che fra vent’anni manderanno a loro volta i figli a scuola, coltiveranno la terra, prenderanno decisioni per il proprio villaggio. La loro salute e la loro istruzione diventano il capitale su cui un’intera collettività potrà contare domani.

Portare l’acqua potabile dove manca produce quindi effetti che vanno molto oltre il singolo: una generazione che cresce sana e istruita cambia le prospettive di un territorio intero, mentre una generazione segnata fin dall’infanzia dalla privazione tende a trasmettere lo stesso svantaggio a quella successiva. L’accesso all’acqua potabile, in fondo, è una scelta che riguarda il presente di questi bambini tanto quanto il futuro delle comunità a cui appartengono.