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Incredibile! Le parolacce fanno bene alla salute

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Secondo uno studio americano le nostre conversazioni quotidiane sono condite all’1% da “bad word”. Ma se per molti potrebbe essere indice di maleducazione, adesso si scopre che ‘imprecazione porta dei benefici alla nostra salute.

(Getty Images)

Se da quando siamo bambini ci è stato insegnato che le parolacce non vanno dette, grazie ad una ricerca made in USA, d’ora in avanti quando ci capiterà di lasciarci andare in qualche espressione colorita, non ci sentiremo più in colpa, anzi ci sentiremo meglio.

A quanto pare l’uso, ovviamente moderato, del linguaggio trash può aiutare in diversi casi, che qui analizziamo:

Nella gestione del dolore

Uno studio della Keele University in Gran Bretagna ha misurato gli effetti dell’espressione volgare sulla tolleranza al dolore e ha rivelato che siamo in grado di sopportare maggiormente il male se imprechiamo. Il motivo? Ogni parolaccia invia un messaggio all’amigdala nel cervello. In pratica la reazione fisica ed emotiva ci dà l’energia utile per riprenderci velocemente.

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Nell’attività fisica

Se praticando dello sport si insulta il proprio coach, la prestazione aumenta. Sempre secondo la Keele University vi è un miglioramento globale addirittura del 2-4% e nello specifico della forza dell’8% rispetto a chi sta zitto. Quindi per i ricercatori soffrire in silenzio ti fa riflettere su quanto sia faticosa l’attività in cui si è impegnati, mentre imprecare a voce alta, invece, distrae e permette di lavorare meglio.

Nel tirare fuori lo stress

(Getty Images)

Usare parole forti o poco appropriate può essere liberatorio se si prova rabbia o frustrazione. Quando ci arrabbiamo senza imprecare, in un certo senso ci controlliamo. Diversamente l’imprecazione implica il coinvolgimento di tutto il corpo e lo stress viene rilasciato.

Nell’esprimerci

Uno studio pubblicato sulla rivista Language Sciences ha analizzato un gruppo composito di 43 uomini e donne mentre pronunciavano quante più parolacce possibili in 60 secondi. Successivamente, hanno dovuto nominare il maggior numero di animali nel medesimo tempo ed è risultato che più “male parole” un partecipante era stato in grado di dire, più era ampio il suo vocabolario.

Nell’essere valutato onesto