CINEMA: Recensione del film “Ghostbusters”

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Sono passate tre decadi da quando Ivan Reitman ha portato sul grande schermo Ghostbusters, gli acchiappafantasmi di New York che dagli anni ’80 ad oggi hanno popolato l’immaginario collettivo.  Dopo trentadue anni e un sequel nel 1989, il 2016 sarà l’anno del reboot di Ghostbusters, con la regia  e la sceneggiatura di Paul Feig.

La vera novità di questo reboot è il cast degli acchiappafantasmi interamente femminile: Melissa McCarthy, Kristen Wiig, Kate McKinnon e Leslie Jones. Nessuna femme fatale, nessuna donna che incarni i canoni hollywoodiani, ma quattro attrici che indossano le tute anti-ectoplasma mostrando con fierezza i loro difetti, le loro imperfezioni.

«Mi piace lavorare con donne divertenti» ha dichiarato Feig durante la conferenza stampa alla Casa del cinema di Roma «anche perché penso ce ne siano tante a cui non è mai stata data la possibilità di mettersi in mostra. Sono al servizio degli uomini anche nelle commedie e anche lì non sono mai divertenti, sono spesso perfide o iper-perfettine». Tutto il contrario di quanto accade nella nuova pellicola degli acchiappafantasmi.

Il reboot di Ghostbusters è anzitutto una storia di emarginazione, un riscatto degli ‘outsiders’, un’amicizia che sfida il pregiudizio e l’esclusione. Quando Erin Gilbert (Wiig) è ad un passo dalla cattedra in fisica, le piomba addosso il suo passato da ricercatrice di fenomeni paranormali insieme alla sua ex amica e collega Abby Yates (McCarthy). La volontà di disfarsi di quello scheletro nell’armadio soccombe all’incontro con gli spettri della Grande Mela, risvegliando in lei quella curiosità e quella passione che pensava sopite. Alla squadra si unisce l’eccentrica e geniale Jillian Holtzmann (McKinnon) e successivamente Patty Tolan, un’addetta della metropolitana di New York dai modi prorompenti. La loro nemesi non è il popolo di fantasmi che minaccia la città, né il geniale pazzoide che vorrebbe mettersi alla guida degli spettri, ma lo stigma che le perseguita e le inchioda fuori dalla società e le etichetta come egocentriche e visionarie.

«Mi piaceva l’idea di raccontare una storia di amicizia tra ‘outsider’, tra esclusi, tra persone che non si arrendono e continuano a credere in qualcosa e nonostante vadano in giro a salvare il mondo, vengono emarginate dalla società» ha commentato Feig.

Insomma, fantasmi ed effetti speciali abbondano, ma vengono in secondo piano, dietro la lotta contro l’esclusione e la nascita dell’amicizia.

Ad impreziosire il reboot di Ghostbusters sono i numerosi cammei degli attori storici, da Bill Murray ad Sigourney Weaver, passando da Annie Potts e Dan Aykroid, quest’ultimo anche produttore esecutivo. Non mancano omaggi a Harold Ramis, Egon Spengler del film originale, scomparso nel 2014: presenti nel film i suoi due figli per brevi cammei.

Questa nuova pellicola degli acchiappafantasmi è meno cupa rispetto al film del 1984 e soprattutto del suo sequel, preferendo ergersi sul pilastro della commedia pura, come ha ribadito lo stesso regista, e intrappolare lo spettatore nel flusso di effetti speciali e risate. Insomma, il paragone con il passato è d’obbligo e naturale, e le quattro acchiappafantasmi dovranno affrontare il giudizio dei fan storici, più pericolosi degli stessi spettri.

Ghostbusters esce oggi, 28 luglio, nelle sale italiane e non è detto che si tratti di un esperimento unico.

Manuel Porretta

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