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LIBRI: Intervista esclusiva a Salvatore Basile, autore de “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito”

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Lo strano viaggio di un oggetto smarrito è stato un caso editoriale che ha subito conquistato il cuore di tutte le case editrici del mondo, che se lo sono conteso acerrimamente alla fiera di Francoforte.

 

In effetti, Salvatore Basile ci regala una favola piena di magia, emozione e speranza. La sua è una voce indimenticabile, che disegna un sorriso sul nostro cuore, perché Lo strano viaggio di un oggetto smarrito è la storia di un ragazzo che ha dimenticato cosa significa essere amati; è la storia di una ragazza che ha fatto un patto della felicità, nonostante il dolore; è la storia di due anime che riescono a colorarsi a vicenda per affrontare la vita senza arrendersi mai.

 

Per saperne di più, abbiamo intervistato l’autore di questo incanto letterario, ed ecco cosa abbiamo scoperto…

 

Come è nata l’idea di scrivere questo romanzo?

 

L’idea è nata da un articolo letto sul web, che riportava la notizia di un polmone d’acciaio ritrovato su un treno. Il sofisticato oggetto (che serve per respirare e vivere!!!) giaceva da qualche giorno presso l’ufficio oggetti smarriti della stazione centrale di Milano e nessuno l’aveva reclamato. Da quel momento, ho cominciato a indagare sullo strano mondo degli oggetti smarriti, un mondo davvero affascinante e pieno di sorprese. Poi, col tempo, è arrivata la suggestione di un oggetto smarrito che ritorna misteriosamente dal suo proprietario all’improvviso e lo spinge al viaggio. Da quel momento in poi, il romanzo ha preso forma.

 

Noi tutti siamo oggetti smarriti e nella vita perdiamo spesso cose care e non. Cosa ha perso e cosa ha ritrovato?

 

Sono molto distratto, caotico, disordinato. Di conseguenza, sono solito perdere di tutto: dalle chiavi di casa al cellulare. Ma soprattutto mi sento smarrito, come tutti, nel momento in cui mi rendo conto di aver lasciato indietro, durante il cammino della vita, persone, ricordi, profumi, paesaggi, colori. E allora corro col pensiero agli anni passati. Ed è così che riesco a ritrovare antiche emozioni, piccole gioie, dolori, nostalgie, volti, voci, sapori. Puntualmente, mi rendo conto che ritrovare tutto ciò aiuta a ricostruirsi e ad andare avanti con un nuovo bagaglio di energia.

 

Nel romanzo, il personaggio di Elena è in grado di andare al di là delle apperenze e di cogliere l’animo delle persone, il loro vero colore. Di che colore si sente lei?

 

Giocare con i colori è una piccola “fissazione” che ho sin da quando ero bambino. A scuola, associavo ogni compagno o insegnante a un determinato colore. Il mio è sempre stato il blu. Difficile spiegarne il motivo: è una sensazione impalpabile. Ma è solo un gioco.

 

Indubbiamente il suo romanzo è una storia piena di dolore, ma anche di speranza… è una favola moderna che apre il cuore. Il suo intento era di regalare ai lettori un po’ di ottimismo?

 

Ho sempre sentito il bisogno di raccontare il mondo così come dovrebbe essere e non così com’è. Che poi è la differenza che passa tra il racconto e la cronaca. Molte persone che hanno letto il romanzo mi hanno detto di aver provato una sensazione di ottimismo, una spinta ad affrontare la vita con maggior coraggio. Se è così, ne sono felice e orgoglioso. Ma non era un obiettivo premeditato.

 

Facciamo un gioco. Dato che la storia narrata è veritiera e immaginifica al contempo, se venisse realizzata una trasposizione cinematografica, quali attori le piacerebbe vedere nei panni dei protagonisti principali?

 

Scrivendo, ho associato i volti dei personaggi a persone che fanno parte della mia vita: amici, parenti, conoscenti che conosco realmente. Tranne Michele, che ho immaginato col volto di Massimo Troisi trentenne. Per un’eventuale trasposizione cinematografica, però, sogno un lungometraggio a cartoni animati, un film sullo stile di Up!

 

Che consiglio darebbe agli scrittori esordienti?

 

Scrivere con passione e per passione, ma questo è scontato. Il consiglio che sento di dare (anche dopo 25 di lavoro come sceneggiatore) e quello di scrivere senza voler dimostrare di essere bravi, ma per amore e con amore, seguendo la necessità di aver davvero qualcosa da raccontare.

 

Progetti futuri?

 

Grazie all’incoraggiamento della Garzanti, ho iniziato la stesura di un secondo romanzo. Spero di condurlo in porto e di ripagare la fiducia. Poi, c’è il lavoro di sceneggiatore che continua con l’impegno di sempre.

 

Silvia Casini

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