Home Cultura

GHOST CAM: Intervista esclusiva alla regista Valentina Bertuzzi

CONDIVIDI

GhostCam_Locandina-1

Ghost Cam è nuova web series indipendente che introduce al pubblico la storia dei “soon to die”: spiriti in pericolo, che si staccano dal corpo in cerca di aiuto.

 

Si tratta di un’idea originale della regista e sceneggiatrice Valentina Bertuzzi (già autrice di corti thriller e di fanta-tecnologia come Corporate con Valentina Lodovini e Ultravioletto con Alba Rohrwacher) scritta a quattro mani con la sorella scrittrice best-seller Francesca Bertuzzi.

 

Per saperne di più, abbiamo intervistato proprio la regista Valentina Bertuzzi ed ecco cosa abbiamo scoperto…

 

Come è nata l’idea di Ghost Cam?

Da bambina mi venne raccontata la storia di una persona che sognò un parente in pericolo di vita e la mattina dopo scoprì che era morto. Questo tragico evento, realmente accaduto, mi fece intuire la presenza di cose che esistono al di là di ciò che possiamo vedere e toccare. E’ così credo che sia nata l’idea di Ghost Cam, un’applicazione che permette alle telecamere degli smartphone di registrare cose che ad occhio nudo non si possono vedere. Per me come regista la telecamera è proprio lo strumento con cui indagare ciò che sta dietro la realtà, quello che la vita quotidiana nasconde sotto tutte le evidenze e le apparenze.  

 

Fonti e ispirazioni?

In Giappone, dove sono stata per diverso tempo, mi ha colpita il pensiero shintoista che attribuisce proprietà divine alla tecnologia. Da quel momento ho iniziato a studiare il rapporto tra tecnologia e spiritualità, e anche i miei lavori sono esplorativi del tema. Già da prima, comunque William Gibson e David Cronenberg erano le colonne portanti della mia formazione. Ghost Cam, che abbiamo scritto insieme io e Francesca Bertuzzi, ruota intorno ad un oggetto fantastico, un’applicazione per smartphone che permette di registrare un particolare tipo di fantasmi, ma per sviluppare la storia abbiamo seguito il modello del giallo da camera di Aghata Christie, e le regole del metodo deduttivo di Sir Artur Conan Doyle. L’ambientazione e le atmosfere della provincia boschiva cosparsa di segreti e invisibili pericoli (Ghost Cam è stata girata a Viterbo e nei boschi a picco sui laghi della Tuscia), ci siamo ispirate ad una serie che ci ha scioccate quando eravamo piccole, e che ancora oggi guardiamo con stupore e devozione, Twin Peaks.

 

In pratica questa nuova web serie on-line è una sorta di esperimento sociale. Quanto conta a suo avviso l’interazione con il pubblico della rete?

Ghost Cam è un’opera disegnata per un pubblico giovane, affamato di nuove sensazioni e di scoperte, che oggi spesso avvengono in rete. Noi abbiamo dedicato Ghost Cam proprio a questo target, i nativi digitali, perché sono loro che hanno il potere di rendere la rete un posto migliore. La provocazione presente nella nostra webserie, ossia il selfie con il proprio fantasma, è puntata verso chi usa il monitor come fosse uno specchio, solo per il proprio ego, mentre la rete resta un veicolo potenzialmente rivoluzionario. L’interazione con il pubblico in un progetto come Ghost Cam è vitale. Noi continuiamo a ricevere post da tutto il mondo, ragazzi e ragazze che commentano i video, rispondono ai personaggi, a volte li criticano e altre volte cercano di aiutarli, o parlano delle loro esperienze personali con la sfera
spirituale o sovrannaturale.

 

Come sono stati scelti gli attori?

La conoscenza dell’inglese, l’età e le competenze sono stati i criteri principali. Gli attori dovevano essere bilingue, giovanissimi, e in grado di comunicare con i propri coetanei senza apparire artefatti. Ogni episodio di Ghost Cam è un piano sequenza e in più gli attori recitano comunicando tutte le loro emozioni alla telecamera, invece che agli altri attori come di solito avviene. Era una sfida attoriale particolarmente impegnativa, abbiamo lavorato molto, ma alla fine ne è valsa la pena, il monologo di Eugenia Tempesta è stato definito ipnotico dalla critica internazionale, e i nostri protagonisti, Beatrice Bruschi e Gian Piero Rotoli, hanno convinto anche un target giovane e ipercritico. Personalmente sento anche di ringraziare una acting coach di incredibile talento, Caroline Ducrocq, che durante una vacanza in Francia mi ha dato dei consigli indimenticabili su come dirigere gli attori.

 

Progetti futuri?

Ghost Cam è solo all’inizio, io e Francesca stiamo lavorando al sequel con nuove idee e una traccia mistery che vede più interazione con i ghost e l’imminenza di un doppio pericolo…
Intanto si possono continuare a seguire i personaggi e ad avere news iscrivendosi al gruppo facebook:
https://www.facebook.com/groups/ghost.cam.beta/members/

 

Silvia Casini

© Riproduzione Riservata