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Gli apprezzamenti su Gabriel Garko costano cari ad una giudice

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Gli apprezzamenti su Gabriel Garko sono costati cari ad una donna giudice. Ecco che cosa è successo.

Gabriel Garko (Neilson Barnard/Getty Images)
Gabriel Garko (Neilson Barnard/Getty Images)

Il fascino di Gabriel Garko miete molte vittime tra le donne, è risaputo. Nonostante l’avanzare degli anni e qualche ritocchino, più o meno presunto, la bellezza dell’attore e recente co-conduttore del Festival di Sanremo rimane indiscussa. Non avremmo mai immaginato, però, che a cadere vittima del suo fascino sarebbe stata perfino una donna giudice.

L’involontaria protagonista della vicenda è la pm Barbara Bresci, finita nei guai per alcuni apprezzamenti su Gabriel Garko e la sua avvenenza. Al pubblico ministero era stato affidato l’incarico di indagare sull’esplosione della villetta dove Garko era ospitato a Sanremo durante la preparazione del Festival. Tutti ricorderete il drammatico fatto di cronaca del febbraio scorso, in cui l’attore se la cavò con un brutto spavento, ma la sua padrona di casa, una donna anziana, perse la vita nella tragica esplosione, sembra dovuta ad una fuga di gas. Sull’episodio era stata chiamata ad indagare la pm di Imperia Barbara Bresci, che però nella gestione del caso avrebbe commesso qualche leggerezza.

Dopo aver ascoltato Gabriel Garko come testimone del terribile incidente in cui la sua padrona di casa aveva perso la vita, la pm si è lasciata andare a qualche libero commento su Facebook, esprimendo il suo apprezzamento per la bellezza dell’attore. La giudice avrebbe scritto che Gabriel Garko era molto bello e “tanta roba anche se acciaccato“.

Questo commento, peraltro ingenuo, è però costato caro alla pm. Qualcuno ha pensato bene di girarlo ai vertici della Procura e la Bresci è stata sollevata dall’incarico. I suoi apprezzamenti sono stati ritenuti inopportuni e potenzialmente dannosi sia per l’inchiesta che per il prestigio della magistratura. Lo pensa il Procuratore di Imperia. La Pm si è rivolta al Consiglio superiore della magistratura, che però invece di difenderla ha aperto un procedimento nei suoi confronti. Il procedimento si dovrà stabilire se la Pm ha “violato l’obbligo di ‘continenza‘, uno dei doveri del magistrato o se invece abbia esercitato legittimamente un proprio diritto”.

La Bresci ha detto di essere stata tradita da una “spia”, che avrebbe diffuso i suoi commenti su Facebook, ora cancellati.

Certo, forse la giudice si è lasciata prendere un po’ troppo la mano. Questo episodio comunque ci ricorda quanto sia rischioso lasciarsi andare in esternazioni su Facebook, soprattutto se si ricopre un incarico pubblico e delicato come quello di magistrato.