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Giornata Mondiale contro l’Aids: salgono i contagi in Europa

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Oggi 1° dicembre è la Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids. La ricorrenza è stata istituita nel 1988 per sensibilizzare su questa grave malattia. Negli ultimi anni, tuttavia, anche se le condizioni di vita dei malati sono migliorate è calata molto, troppo, l’attenzione sull’Aids.

Giornata Mondiale per la lotta all'Aids 2015 (MANJUNATH KIRAN/AFP/Getty Images)
Giornata Mondiale per la lotta all’Aids 2015 (MANJUNATH KIRAN/AFP/Getty Images)

In Italia la Sindrome da immunodeficienza acquisita la chiamiamo Aids, all’inglese, invece di usare la sigla latina Sida, come fanno correttamente francesi e spagnoli. Forse per dare una dimensione più internazionale alla malattia. Nonostante questo, nonostante i numerosi film che si sono girati sul tema dell’Aids, le testimonianze drammatiche e le celebri campagne di prevenzione, da qualche tempo a questa parte è diminuita molto l’attenzione su questa grave malattia, oggi pericolosamente sottovalutata.

Negli Anni ’80 sembrava che tutti da un momento all’altro potessimo ammalarci di Aids, oggi sembra quasi che non tocchi più nessuno. Si tratta però di un gravissimo errore di sottovalutazione che sta avendo conseguenze molto serie. Infatti, nonostante di Aids si muoia sempre meno, il numero dei contagi non solo non è diminuito ma negli ultimi anni è cresciuto in maniera costante. In Europa le infezioni da Aids sono aumentate in maniera esponenziale, facendo registrare un livello che non si era mai visto nemmeno all’esplodere della malattia, negli Anni ’80.

I Paesi in via di sviluppo sono duramente colpiti dalle infezioni di Hiv, il virus che precede il conclamarsi della malattia vera e propria. Soprattutto l’Africa è tra le zone più duramente colpite: qui l’Aids è la prima causa di morte tra gli adolescenti e, drammaticamente, si verificano 26 nuovi contagi ogni ora.

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Anche in Europa, però, la situazione è preoccupante. Il sistema di sorveglianza ha registrato nel 2014 142mila nuove infezioni nei 53 Paesi della regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, di cui circa 30mila nella sola Unione Europea, il numero più alto mai visto da quando è iniziato il conteggio.Un rapporto Oms-Ecdc segnala un aumento delle nuove infezioni dovute a rapporti omosessuali, che erano il 30% nel 2005 mentre ora sono il 42%, mentre quelle dovute a rapporti eterosessuali sono il 32%. Basso, invece il numero di nuove infezioni da parte di tossicodipendenti che usano droghe iniettabili, appena il 4,1%. Tra i contagi, l’11% avviene nella fascia tra i 15 e i 24 anni e il tasso tra gli uomini è 3,3 volte quello tra le donne.

Come riportano i dati dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’associazione dei microbiologi italiani (Amcli), anch in Italia si verifica la stessa situazione: sono soprattutto i giovani tra i 25 e i 29 anni ad essere colpiti dal virus dell’Hiv. Nell’84% dei casi di infezione tra i giovani, il contagio è dovuto a rapporti sessuali senza preservativo, che nel 40% casi dei avvengono tra omosessuali maschi.

In Italia ci sono 140mila sieropositivi, il numero più alto d’Europa.

Un numero impressionante, che potrebbe essere agevolato, tra le altre cose, da una folle “moda”, che è stata denunciata proprio ieri sera da un servizio della trasmissione “Le Iene“, su Italia 1. In un servizio di Silvia Toffa, si racconta dell’esistenza di una sorta di club in cui le persone si contagiano consapevolmente con il virus dell’Hiv. Da una parta ci sono quelli che si vogliono far contagiare, dall’altra quelli che vogliono contagiare altre persone. L’obiettivo di questo folle proposito? Poter avere rapporti sessuali in libertà, senza dover più ricorrere alle precauzioni (come se l’Aids fosse l’unica malattia sessualmente trasmissibile). Si entra a far parte del club sul web, contattando siti apposti, che mettono in contatto chi vuole trasmettere il virus con chi vuole prenderlo.

Inviati delle Iene hanno incontrato alcune di queste persone. Il video del servizio lo trovate qui.

Per combattere l’Aids esistono anche profilassi pre-esposizione, ovvero l’assunzione dei farmaci prima di contrarre l’infezione. In questo modo i contagi verrebbero ridotti del 90%. Si tratta però ancora di terapie poco conosciute, anche negli Stati Uniti.