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LIBRI: ‘I ribelli della montagna. Una storia del movimento No Tav’

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Oggi, CheDonna, per la categoria Libri, vi propone una bella novità: I ribelli della montagna. Una storia del movimento No Tav.

Il libro più aggiornato e obiettivo sul movimento No Tav. Contiene il primo testo inedito di Erri De Luca pubblicato dall’inizio del processo a suo carico. La vicenda di Ercole Incalza, “il rieccolo dei lavori pubblici”. Le prospettive della lotta dopo le condanne del maxiprocesso. Un saggio-inchiesta ricco di pareri di esperti di diritto e testimonianze dirette. Il vero (e incredibile) calcolo economico della Torino-Lione. Lo strapotere delle lobby e il ruolo dell’Europa. La verità sulla vicenda di Sole e Baleno grazie alla testimonianza inedita del poliziotto che fece di tutto per salvare i due giovani anarchici “incastrati” negli anni Novanta. La genesi del movimento e le sue “rock star”. I dati che accostano la realizzabilità dell’opera alla storia della Salerno-Reggio Calabria. Il ruolo della politica di sinistra (PD) in una vicenda di corruzione. I dettagli delle vicende di mala polizia in Val di Susa. I punti di forza e il fascino di un movimento di massa ed eterogeneo.

Nato dai sogni dell’amministratore delegato di FF.SS. Lorenzo Necci nei primi anni Novanta, il progetto Tav inizia ad avere una “biografia” interessante. Adriano Chiarelli, già autore di Malapolizia per Newton Compton, evidenzia l’inutilità e la dannosità (non solo per i valsusini) della Grande Opera, ma il suo lavoro per la prima volta non è stato spinto da logiche “di movimento”.

Alcuni sviluppi del movimento contro l’Alta Velocità riportati nel volume sono avvenuti da pochissimo tempo: il 27 gennaio 2015 la procura di Torino ha comminato 47 condanne per un totale di 150 anni agli attivisti No Tav per i fatti del luglio 2013; inoltre ha fatto scalpore il recente processo allo scrittore Erri De Luca, indagato per istigazione a delinquere. Non ritrattando (dichiarò «è giusto sabotare la TAV») firma l’accorata prefazione al volume.

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Le fonti utilizzate da Chiarelli sono di stampo giornalistico: testimonianze, verbali, testi di interrogazioni parlamentari, intercettazioni e sentenze. Ora che personaggi come Ercole Incalza, come prima di lui Maria Rita Lorenzetti o Emilio Souberan (il poliziotto coinvolto nei tragici fatti che spinsero al suicidio due anarchici) sono interessati da procedimenti giudiziari è possibile comporre una “controstoria” del progetto Tav, che renda l’idea di come alcuni lobbisti abbiano letteralmente fatto carte false per distribuire prebende e posti di lavoro connessi alla realizzazione della linea ferroviaria.

Le ragioni del No vengono esaminate razionalmente e fanno miseramente cadere quell’accusa di essere “nimby” (persone che semplicemente non vogliono l’opera nel proprio giardino) che spesso i valsusini si sono visti comminare. Chiarelli ha vissuto per un periodo a stretto contatto con i No Tav e questo l’ha aiutato a capire la natura profonda di una resistenza trasversale, certo con centinaia di pratiche differenti, ma unitaria e capace di fare fronte compatto. Se, dati alla mano, il traffico di passeggeri e merci della tratta già esistente non esige un ripensamento della viabilità, ma il costo di realizzazione continua a lievitare, le ragioni del Sì vacillano. Lo stesso senatore Pd Stefano Esposito, definito da Chiarelli un “ultrà Sì Tav”, ha dichiarato (29 Ott. 2014) che se la Torino-Lione costerà 7 miliardi di euro invece dei 2,9 previsti, allora l’Opera non è sostenibile.

Oltre alle questioni giudiziarie, alla storia del malaffare insinuato nelle ditte che hanno gestito i lavori e ai dati finalmente chiari su costi e “benefici”, Chiarelli rende giustizia all’opera di controinformazione che il movimento sta facendo da anni. Per la prima volta in un libro si rende nota con tanto di reportage fotografico l’operazione “Hunter”: un’approfondita indagine (ancora in corso) in cui i poliziotti sono per una volta gli inquisiti, accusati del pestaggio inutile e disumano nei confronti di quattro attivisti. Forse questa volta le indagini arriveranno prima dei rimbrotti dell’Unione Europea come per i fatti della Diaz, ma solo grazie allo zelo dei No Tav. Se si aggiunge il ricorso presentato al Tribunale permanente dei popoli (un organo sovranazionale che ha compiti di monitoraggio sui diritti fondamentali delle popolazioni), si capisce come la natura delle azioni che il movimento porta avanti sia prevalentemente dialettica.

Ciò che succede nel “laboratorio politico” della Val di Susa nel bene o nel male ci riguarda da vicino: questo libro aiuta a non disinteressarsene.