Toponomastica femminile: solo il 4% delle strade sono dedicate ad una donna

Un articolo interessate, pubblicato da IOdonna, evidenzia alcuni paradossi emersi dalla toponomastica delle strade, per cui solo il 4% sarebbero dedicate a delle donne.
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Il fatto scaturisce in realtà dall’ossessione di una donna, Maria Pia Ercolini la quale decide di fondare non solo un’associazione Toponomastica al Femminile, ma anche un gruppo su Facebook con il quale porta avanti la causa di molte donne illustri dimenticate dalla toponomastica: scienziate, scrittrice, partigiane, politiche o quant’altro.
Anche se la percentuale italiana è in linea con quella europea, la Ercolini ha voluto evidenziare come il 60% delle donne indicate dalla toponomastica siano delle religiose.
Insomma emblematico in tal senso la città di da Roma dove su 16.110 strade, 7589 sono intitolate a uomini e solo 613 sono intestate a donne: in base ai dati emerge che le strade più numerose sono dedicate a personaggi storici, spesso dell’età antica, ai quali seguono, sottolinea Iodonna “il gruppo di madonne, sante e beate e quello delle figure mitologiche e letterarie”. Un trend che si riflette anche in città come Milano, dove su 136 strade intestate a donne, 47 sono dedicate a religiose e 83 ad artiste, imprenditrici, parlamentari o donne dello spettacolo, mentre le scienziate sono solo due: Marie Curie e Maria Gaetana Agnesi.
L’associazione aspira dunque a promuovere e sostenere azioni nei confronti delle amministrazioni affinché siano inserite un maggior numero di strade dedicate a donne.

Questa iniziativa in parte ha già cominciato a smuovere le coscienze, tanto che la stessa Ercolini ha raccontato che “molti sindaci ci hanno scritto ammettendo di essersi resi conto solo in quel momento che in paese non c’era nemmeno un singolo vicolo intitolato ad una donna”.

Insomma, per ricordare illustri figure di donne del passato, ancora una volta si parte dal basso. Per cui aspettiamo tutti di vedere presto piazzali o viali dedicati ad una Rita Levi di Montessori o una Margherita Hack e perché no, inserire anche donne ancora in vita e del calibro di una Lidia Menapace.

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