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CINEMA: Colin Firth ci parla di “Devil’s knot – Fino a prova contraria”

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devil-s-knot---fino-a-prova-contraria_coverColin Firth ammette che la storia gli era del tutto estranea quando si è imbattuto nel progetto, ma ha subito familiarizzato con i dettagli del caso, dopo aver ricevuto la parte dell’investigatore privato Ron Lax. Come descrive lui stesso, “Non sapevo assolutamente nulla della vicenda. Non so come abbia fatto a sfuggirmi. Ho letto il copione da persona estranea ai fatti. È una storia molto coinvolgente. Racchiude tutti quegli elementi che, a mio avviso, ti portano a voler sapere sempre di più. Il mistero sulla vicenda produce una sensazione di sdegno perché la società, così come presentata dal copione, è amministrata male. Ciò viene dimostrato dall’errore giudiziario, causato dal clima d’isteria, di sofferenza, alla rassegnazione per la mancanza di fondi per sostenere la difesa, e in ogni tipo di congettura, tipici di quel momento, in cui la giustizia si perde”.

“Il titolo calza perfettamente l’argomento, la storia è adeguatamente intitolata. Il “Knot” (nodo) rende giustizia all’aspetto diabolico della vicenda. Incarna tutti i riferimenti connessi ai nodi che sono stati utilizzati per legare i ragazzi, ma naturalmente una volta che s’inizia a guardare la storia da vicino, sembra impossibile da comprendere come quest’infinita serie tortuosa e intrecciata di eventi, misteriosi sotto diversi punti di vista, abbia incrociato il destino di molte persone. Da una parte appare il danno che è stato, ovviamente, causato alle vittime e alle loro famiglie, dall’altra il danno che è stato fatto ai tre ragazzi. Come dice il mio personaggio nel film, una delle cose che prendo a cuore, è vedere come una città che perde tre dei suoi figli, ne sacrifichi, poi, altrettanti per vendetta”.

Firth riconosce che il suo personaggio, Ron Lax, entra nella storia come un escluso, un tratto che lui, come attore, ha ritrovato utile per creare il personaggio: “Ron Lax è un investigatore privato. Egli non viene da West Memphis, ma da Memphis. La ragione per cui si interessa al caso è perché, fortemente pacifista, si rende conto che, per questo caso, l’accusa avrebbe fatto appello alla pena di morte. Guardando l’età degli accusati, sente la voglia di partecipare sul campo, impiegando il suo tempo, le sue competenze e le sue finanze, per fornire una difesa rigorosa ai ragazzi. Pensava che, troppo spesso, i processi penali non fossero mai abbastanza giusti quando la posta in gioco era così alta. Mi ha spiegato qual era il motivo per cui si fosse schierato contro la pena di morte, in primo luogo. Prima non era contrario”.

“Non è un uomo che ama i riflettori. E penso che se sei un buon ispettore, probabilmente non li ami. Stai da parte e ascolti più di quanto parli. Per questo non sai molto su Ron Lax, che entra nel caso, inizialmente per la sua ideologia. Dopo aver dato uno sguardo più attento, ha cominciato a vedere quanto c’era di sbagliato nelle prove e nel modo in cui il caso era stato condotto. Ha cominciato a credere davvero che quei ragazzi fossero innocenti, solo che non avevano prove sufficienti a loro favore. E così ciò che vediamo nel film è un uomo che ha tutti gli elementi e le facoltà per guidare il caso, ma è ammutolito quando si tratta di discutere in prima linea, davanti alla giuria. Una delle cose che divenne per me evidente, quando stavo lavorando su questo romanzo, è che il principio di ragionevole dubbio e dei diritti degli imputati non sono solo formalità, e che dobbiamo sentirci rassicurati dall’essere civilizzati. Il principio di ragionevole dubbio è quanto d’importante abbiamo qui, perché nessuno può davvero guardare razionalmente a questo caso, visto come si è concluso, e pensare che quelle condanne fossero davvero pertinenti e ragionevoli”.

Quando è stato ingaggiato per il personaggio di Ron Lax, Firth ha voluto subito incontrare la persona che avrebbe interpretato. Come dice Flirth stesso, “Penso che la pura curiosità ci spinga sempre a voler conoscere la persona che stai interpretando. È sempre utile capire se c’è qualche aspetto da cogliere e, mentre parlavo con Ron Lax, in un’occasione, non ascoltavo solo quello che diceva e il tono della sua voce, ma cercavo di capire qualcosa in più su di lui. È un uomo taciturno, più portato ad ascoltare che a parlare. Non aveva affatto l’accento del paese, il che è stato un vero sollievo per me, che avrei potuto essere meno specifico. È un cosmopolita, un uomo che viaggia molto e il suo accento rispecchiava effettivamente il suo percorso di vita”.

Oltre per la storia avvincente e i personaggi, Firth ha visto il progetto anche come un’opportunità per riunirsi agli ex colleghi Reese Witherspoon e Atom Egoyan: “Reese ed io abbiamo lavorato insieme, e lei è stato un altro motivo per cui ho deciso di partecipare. Avevamo lavorato insieme per L’importanza di Chiamarsi Ernest che, come potete immaginare, è tutto un altro genere. È stata una delle esperienze cinematografiche più divertenti della mia vita. Reese è una delle attrici meno pretenziose che conosco. Non ti annoia con il suo lavoro o con le sue nevrosi. È veramente alla mano e solare. Non ha grilli per la testa ed è molto determinata”.

Firth rivela inoltre come Egoyan sia stato ben preparato ad affrontare le severità del cinema indipendente: “Atom Egoyan è un vecchio amico e in precedenza abbiamo già lavorato insieme. Farei qualsiasi cosa per lui, davvero. Ha molta esperienza nel settore, riesce a lavorare con budget contenuti e con tempi stretti, che non solo sa gestire in modo efficiente, ma ha anche il dono di farli sembrare maggiori di ciò che sono in realtà. Questo è consentito in parte dalla sua efficienza, ma anche da qualcosa di magico. Si rifiuta di far sentire pressione ai suoi collaboratori. È molto rassicurante sapere che puoi contare su una persona esperta che sa come dirigerti.”

Riflettendo sul progetto, Firth pone l’accento su quanto sia frustrante e sfuggente la verità su questo evento: “Sentivo che per la mia esperienza di vita, ero del tutto fuori luogo. Sono passato dal non conoscere la vicenda ad avere qualche nozione. Ancora oggi, non riesco a comprenderla del tutto. Quella mia sensazione di essere perso completamente, era stata intensificata probabilmente dall’incontro con i veri protagonisti. Ho sentito come una eco di ciò che il mio personaggio aveva vissuto, nonostante investigare fosse il suo lavoro. È coinvolto nella vicenda da molto tempo e con un impegno maggiore di quanto io possa mai essere capace”.

“Le persone si trovano immerse nella storia”, osserva Firth. “Loro stessi diventano dei personaggi. Questo film ti sfida a prendere parte alla storia, piuttosto che raggirare i tuoi sentimenti verso una posizione precisa. Il film dice: ‘Che cosa sarebbe successo se fossi stato tu? Che cosa sarebbe successo se fossi stato uno dei genitori di quei ragazzini? E se tu fossi stato uno degli imputati, che stava per i fatti suoi, quando gli si sono avventati contro, in un giorno qualunque? E se tu fossi stato tu il capo della polizia, schiacciato dalle pressioni della comunità, per trovare qualsiasi risposta per concludere il caso? E se fossi stato membro dell’accusa? O se fossi stato parte della difesa? E cosa avresti fatto se avessi pensato di avere delle risposte, ma nessuno di cui poterti fidare?”.

“Penso che il film ponga delle domande senza darvi risposta. Non cerca la risoluzione, dove non è da ritrovare. Penso che sarebbe ipocrita, da parte del film, cercare di farlo. Perché non c’è una teoria semplice, piuttosto che puntare il dito contro uno o più individui, il film sembra puntare il dito verso tutte le direzioni, come per dire “Fate la vostra scelta”. Penso che stia lasciando un caso dolorosamente irrisolto. Francamente, a oggi, la posizione che occupa il caso non è soddisfacente per nessuno. Ad ogni modo, non è stata resa giustizia”.