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LIBRI: Grandi Ustionati

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Perché hai quella faccia? mi chiede un’infermiera. Eh, le dico, adesso Rocco è guarito ormai andrà a casa, io invece chissà quando vado. Perché, mi dice l’infermiera, che oramai sei guarito anche tu? No, per via del reparto, le dico, che se vado a casa io poi dovete chiudere. Ma non preoccuparti, mi dice. È giugno, la stagione dei barbecue, vedrai che tra qualche giorno si riempie, qua dentro.
Paolo Nori
GRANDI USTIONATI
MarcosUltra
192 pagine, 10 euro
dal 28 giugno in libreria
Learco è steso su un letto del reparto grandi ustionati, con il suo sondino nasogastrico, ed ecco che di colpo le cose nel campo dell’editoria cominciano ad andargli benissimo; prima gli andavano male, e adesso, da quando ha avuto l’incidente e l’han chiuso in ospedale, vanno benissimo, tutti i più grandi editori si contendono i suoi libri, ed è finalista al premio Viareggio.
“Ecco, mi direbbe il lettore, tu sono quasi due mesi che sei in ospedale per un’ustione, dev’essere un’esperienza piuttosto dolorosa, mi direbbe questo lettore, e invece di parlare di questa esperienza, direbbe, ti metti a parlare dell’editoria, che tra l’altro l’editoria ne hai parlato anche negli altri, di romanzi, mi direbbe questo lettore anche attento anche informato.
Eh, hai ragione, gli direi, che i lettori bisogna trattarli bene, che in fin dei conti i lettori han sempre ragione, i lettori, Hai proprio ragione, gli direi al lettore, è ben strano, questo fatto che invece di parlar dell’ustione mi metto a parlare dell’editoria, gli direi.
Pensa invece quante cose sorprendenti potrei dire dell’ustione, gli direi, che la stragrande maggioranza dei lettori non si sono mai ustionati, hai proprio ragione, gli direi.
Per esempio, gli direi, Il fuoco che non mi ricordo, c’è tutti i giorni quando mi tolgon le bende, la vampata.
Oppure Passerà del tempo, prima che una donna possa maneggiarmi come si deve.
E potrei scrivere anche dell’altro, gli direi al lettore, di cose me ne sono successe, qua dentro, hai voglia.
Per esempio la volta che è venuto mio babbo che mi ha guardato mi ha detto Learco, come per dire che non ho cognizione, che questa cosa gliela potevo anche evitare, che quest’anno per lui è stato un anno abbastanza difficile senza avere un figlio deficiente che si va a stampare alle quattro del mattino contro un’argenta con su due albanesi.”
Dopo Si chiama Francesca, questo romanzo, il secondo, grande ritorno di Learco Ferrari.