Benjamin Mascolo rompe il silenzio su una delle esperienze più dolorose della sua vita privata e condivide pubblicamente la perdita di due figli mai nati. Una testimonianza intensa, affidata ai social, che arriva poche settimane dopo la nascita della sua primogenita Athena, venuta al mondo il 7 ottobre dall’unione con Greta Cuoghi.
Negli ultimi anni l’artista ha mostrato sempre più spesso il suo lato più vulnerabile, aprendosi su temi personali e spirituali. Questa volta il racconto tocca un dolore profondo e spesso invisibile: quello degli aborti spontanei, vissuti lontano dai riflettori ma rimasti impressi nella memoria della coppia.

Il racconto sui social: tra fede, dolore e desiderio di senso
Nel suo messaggio, Mascolo introduce la riflessione attraverso la storia simbolica di un uomo sopravvissuto a un intervento chirurgico estremo e rimasto clinicamente morto per alcuni minuti. In quel breve tempo, racconta, avrebbe visto un luogo in cui i genitori possono incontrare e crescere i figli mai nati.
Il cantante non afferma che quella visione sia reale, ma confessa di voler credere che possa esistere davvero. Una speranza che nasce dall’esperienza concreta della perdita: amare profondamente qualcosa che non ha avuto il tempo di compiersi.
Dalle sue parole emerge chiaramente che, prima dell’arrivo di Athena, lui e la moglie erano stati vicini alla genitorialità per due volte. Due gravidanze interrotte che hanno lasciato un segno profondo.
«Le ferite si rimarginano, le cicatrici restano»
La nascita della figlia ha rappresentato una nuova luce, capace di lenire il dolore senza cancellarlo del tutto. Parlare di aborto spontaneo, spiega Mascolo, è difficile: si teme di non essere compresi, di essere giudicati o di portare sulle spalle un senso di colpa silenzioso.
La prima perdita lo aveva visto concentrato soprattutto nel sostenere la moglie. La seconda, arrivata all’improvviso, lo ha travolto emotivamente: uscito dallo studio medico nel centro di Milano, si è accasciato sul marciapiede mentre Greta cercava di sorreggerlo.
Un’immagine potente che restituisce tutta la fragilità di un dolore spesso nascosto.
La speranza oltre il dolore
Oggi, accanto alla gioia per Athena, resta una domanda che si trasforma in preghiera: che esista davvero un luogo in cui poter incontrare quei bambini mai conosciuti su questa terra e amarli comunque.
Una confessione che supera la dimensione personale e parla a tutte le famiglie che hanno vissuto la stessa esperienza, trasformando la sofferenza in condivisione e speranza.





