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L’amore sboccia con le carezze al pancione

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Il medico olandese Frans Veldman fondò nel 1945 la scienza del contatto, detta anche haptonomia.

Cos’è l’haptonomia? È un accompagnamento che coinvolge madre, padre e bambino prima e dopo la nascita, fino al compimento di un anno.

Isabella Robbiani, psicologa perinatale, ad oggi è l’unica esperta in Italia di haptonomia perinatale che ha frequentato la scuola parigina ove viene insegnata e spiega “La chiave per affrontare con sicurezza le sfide della vita, sviluppando le proprie capacità di relazione fin da bambini, sta nella conferma affettiva: un contatto fisico che può essere stabilito già prima della nascita.”

La Robbiani afferma che a volte si comincia ancor prima del concepimento poiché con l’haptonomia, lavorando sulla coppia, si può favorire l’inizio di una gravidanza, anche in caso di fecondazione assistita.

Gli incontri di haptonomia!

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Come si svolge questo accompagnamento? Durante i nove mesi di gravidanza si tengono dai sei a otto incontri individuali di coppia. In questi incontri i futuri genitori sperimentano ogni volta gesti nuovi per entrare in contatto con il bambino nella pancia, che a sua volta risponde preparandosi “a stare al mondo”. Gli stessi gesti saranno ripetuti a casa, ponendo così le basi per un attaccamento sicuro e precoce del bambino che sta per nascere.

Per cambiare però, il protagonista degli incontri sarà il papà che con le sue mani si farà conoscere dal bambino e questo può abituarsi alla sua presenza. Così facendo, il bambino nella pancia percepisce con chiarezza le attenzioni a lui date e capisce di essere amato ancora prima di nascere.

Questa preparazione aiuterà anche il momento del parto. Invece, dopo il parto, ci saranno altri 4 o 5 incontri in cui i neo-genitori impareranno a tenere il bambino quando è fuori dalla pancia.

L’haptonomia, può dare veramente ottimi risultati, non soltanto alle gravidanze fisiologiche, ma anche in preparazione ad un parto cesareo. Inoltre, aiuta anche in presenza di altri problemi, come l’ansia, la depressione, l’insicurezza oppure precedenti esperienze negative.

La dottoressa Robbiani afferma che “dare potere al padre aiuta la coppia, e anche la nascita del bambino. Quando ci si sente insicure, il fatto di poter ascoltare ogni giorno il bambino attraverso le mani del papà aiuta a percepire che sta andando tutto per il meglio”. I papà che solitamente si sentono esclusi dal rapporto madre-figlio durante la gravidanza, recuperano così un ruolo centrale.

Fonte: quimamme.it