Home Salute e Benessere

Mirtilli: ottimi contro la cistite

CONDIVIDI

Dai mirtilli un valido aiuto contro la cistite, problema che affligge moltissime donne. I particolari da CheDonna.it.

Mirtilli (Pixabay)
Mirtilli (Pixabay)

Che i mirtilli facessero bene alla salute si sapeva già, ricchi di vitamine e soprattutto di antiossidanti, sono un vero e proprio toccasana. Questi frutti di bosco, pii, contengono una gran quantità di antocianine, sostanze che rafforzano il tessuto connettivo dei vasi sanguigni, migliorandone l’elasticità e il tono. Quindi sono particolarmente indicati per le persone affette da miopia, inoltre aiutano il ritorno venoso contrastando la pesantezza delle gambe.

Ora, veniamo a sapere che questi gustosi e saporiti frutti fanno molto bene anche contro la cistite, un disturbo che affligge una donna su quattro in età fertile, e in generale sono molto utili contro le infezioni batteriche.

Ad essere efficaci contro la cistite sono soprattutto i mirtilli rossi, grazie al loro contenuto di proantocianidine, una sostanza che impedisce ai batteri di legarsi alle pareti della vescica. La scoperta della importante funzione di questa sostanza viene da uno studio pubblicato sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology, che ha dimostrato che le capsule contenti concentrato in polvere di mirtillo rosso riducono il rischio delle infezioni al tratto urinario.

Va però precisato, come ha messo in guardia il prof. Timothy Boone, presidente del Dipartimento di Urologia dello Houston Methodist Hospital, in Texas, che non bisogna sopravvalutare l’efficacia dei mirtilli contro le infezioni. Questi frutti sono senz’altro un valido aiuto, ma non possono sostituire la terapia prescritta dal medico. In particolare, non basta bere del succo di mirtillo per avere dei benefici. Dunque è meglio preferire il frutto integro e soprattutto mai fare da sé, ma rivolgersi sempre al proprio medico e farsi prescrivere cure adeguate.

Le infezioni batteriche alle vie urinarie, come la cistite, colpiscono una donna su quattro nella fascia di età tra i 20 e 50 anni. Sono quindi molto diffuse, occorre però non sottovalutarle e prenderle molto seriamente, perché possono aggravarsi e diventare infezioni renali.