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Gino Paoli indagato per evasione fiscale. Grillo lo difende: “Gli sciacalli dell’informazione”

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L’ex comico genovese e leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo scendo in campo e prende le difese del cantante Gino Paoli, accusato di aver evaso per due milioni di euro, il fisco nel 2008.

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“Premetto che Gino Paoli è mio amico da molti anni e che spesso le nostre famiglie si incontrano vivendo nella stessa zona di Genova. Quindi potrei essere considerato poco obiettivo. Ma a questo gioco al massacro di una persona di 80 anni non pregiudicato, mai inquisito, per alcunché, che mi risulti, io non ci sto! I cittadini sono diventati vittime sacrificali, mostri da sbattere in prima pagina senza che possano difendersi in alcun modo”, scrive Grillo in un post pubblicato intitolato “Sapore di Sale” e pubblicato sul suo blog.

L’uso del condizionale per il caso di Gino Paoli

Grillo ancora una volta attacca gli “sciacalli dell’informazione”, sottolineando che “Il Secolo XIX ha pubblicato un titolo di condanna che non ammette replica: Maxi evasione in Svizzera, blitz della Finanza a casa di Gino Paoli dal quale un lettore distratto evince che Paoli avrebbe evaso senza alcun dubbio cifre persino superiori al Costituzionalista di Arcore condannato per truffa fiscale”.
Il leader del M5S spiega che nell’articolo “si legge Le Fiamme gialle stanno indagando su una presunta maxi evasione in Svizzera. Quindiper ora l’evasione è presunta”.
“Continuiamo: Paoli risulta indagato: a metterlo nei guai sarebbero alcune intercettazioni di conversazioni avvenute con il suo commercialist -prosegue Grillo- Quindi sarebbero, che in italiano vuol dire forse che si, forse che no. Poi in una sola frase che vuole essere di condanna senza appello si introducono ben tre dubbi amletici: Secondo l’accusa il cantautore genovese (che attualmente ricopre la carica di presidente della Siae) avrebbe trasferito nel 2008 due milioni di euro all’estero, si ipotizza in Svizzera. Secondo l’accusa a cui si potrebbe ribattere il contrario scrivendo Secondo la difesa, avrebbe trasferito e dagli con il condizionale. Paoli ha trasferito illegalmente i soldi o no? E infine la perla: si ipotizza in Svizzera, ma per questo si potrebbe ipotizzare qualunque posto nel mondo, per esempio dove hanno trasferito (qui senza condizionale) soldi pubblici i partiti”.

Gino Paoli sarà interrogato il 2 marzo

Un duro attacco da parte del leader pentastellato mentre, nel frattempo, è stato fissato al 2 marzo l’interrogatorio a Gino Paoli, nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per evasione fiscale. L’interrogatorio è stato concordato tra il suo legale, l’avvocato Andrea Vernazza, e il procuratore aggiunto Nicola Piacente che coordina le indagini della Guardia di finanza.

“Gino Paoli aveva contattato il commercialista Andrea Vallebuona per riportare i soldi in Italia, quindi per rientrare nella legalità. Non per portarli in Svizzera. Resta comunque da dimostrare che quei soldi siano stati portati nel 2008″, spiega il legale del cantante.

L’accusa ritiene che Paoli abbia portato in Svizzera due milioni di euro evadendo il fisco per 800 mila euro. L’abitazione di Paoli è stata perquisita dalla Guardia di Finanza così come le tre società del cantante, tra le quali “Edizioni musicali senza fine”, “Sansa” e “Grande lontra”, che hanno sede presso la società “Sis Data”, nello studio  del commercialista di Paoli Andrea Vallebuona.

Indagini

L’indagine è scaturita da un ramo dell’inchiesta relativa alla Carige e la lista Falciani. A gravare la posizione di Gino Paoli vi sarebbero alcune intercettazioni con il suo commercialista, Andrea Vallebuona che è stato arrestato con l’ex presidente Carige Giovanni Berneschi. La procura di Genova, come detto, contesta al cantante genovese il trasferimento all’estero di 2 milioni di euro, sottratti al Fisco. Il denaro sarebbe stato inviato illegalmente in un istituto di credito svizzero. La Guardia di Finanza si è messa da tempo sulle tracce del denaro di Paoli lavorando sulle operazioni effettuate dal centro fiduciario di Banca Carige, su cui è in atto un’altra precedente indagine. L’accusa ritiene che i soldi in questione non non sarebbero stati dichiarati nella dichiarazione dei redditi del 2009. Tuttavia, gli inquirenti al momento non sono riusciti a sapere in quale banca svizzera siano stati trasferiti.