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Martina Caironi: campionessa a Londra 2012 e nella vita…

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Martina Caironi è un’atleta paralimpica italiana, campionessa paralimpica nel Londra 2012 sui 100 metri piani. Potevo farmi sfuggire l’occasione di intervistare questa stella dell’atletica leggera? Ovviamente no! Ed ecco a voi la sua tenacia, la sua grinta e i suoi segreti…

Come è iniziata l’avventura sportiva?

L’avventura sportiva è iniziata quando avevo pochi anni e già mi piaceva tirare i calci al pallone, poi crescendo ho sempre fatto sport. A parte questo, dopo il mio incidente ho sentito la normale necessità di tornare a muovermi e a fare movimento, ma andare in piscina non mi bastava. Quando a Budrio ho visto i cartelloni degli atleti amputati mi son detta che un’opportunità allora c’era anche per me. Così mi sono informata e poi c’è stata una reazione a catena dopo l’altra: mi hanno presentato tecnici come Alessandro Kuris che a loro volta mi hanno presentato altri fino ad arrivare al mio allenatore attuale, Mario Poletti. Lui mi ha coinvolta e motivata, trattandomi fin da subito come un’atleta e non come una disabile, questo mi ha aiutata davvero a sentirmi abile come prima. Quindi pian piano, con le dovute strumentazioni( una protesi da corsa sponsorizzata dal Cip) ho iniziato a correre e ad allenarmi sempre più.

La soddisfazione più grande ottenuta?

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La soddisfazione più grande è sì quella del trionfo di Londra, quando ho tagliato il traguardo sotto gli occhi di un pubblico di 80.000 persone che sono esplose in un boato, ma la più grande è stata prima, quando passo dopo passo mi son “ripresa la mia gamba”, nel senso che ho imparato a usare la protesi come se fosse qualcosa di naturale e non artificiale.

Il prossimo obiettivo?

Il prossimo obiettivo è quello di sperimentare una protesi nuova e provare a diminuire il mio tempo sui cento metri..paradossalmente “con calma”, perché prima voglio che la mia caviglia sia guarita al 100 %. Spero di farcela per i mondiali a Lion di fine luglio 2013.

Il sogno della vita?

Il sogno nella vita è quello di portare un po’ di sport e valori positivi nel mondo.

Come ti immagini in un prossimo futuro? 

Mi immagino come atleta più affermata e con sufficiente esperienza di vita per poter valutare bene le mie scelte successive. (Chissà dove sarò?)

Che consiglio daresti alle ragazze di oggi?

Le ragazze di oggi, beh’ mica sono tutte uguali, però in effetti il consiglio è quello di usare le energie e la freschezza della gioventù per fare quante più cose possibili, movimento, attività culturali, viaggi, esplorazioni . E direi di non guardare tanto all’apparenza, perché quella poi se ne va, ma è l’essenza che resta. Questo non vuol dire che sia sbagliato farsi belle ogni tanto e curarsi quotidianamente, ma quello che dico è che con un po’ più di apertura mentale si può riuscire ad avviare anche quel processo di integrazione di quelle persone che ancora sono considerate “diverse”..alla fine ognuno ha la sua diversità, per fortuna!

Raccontami in breve la tua esperienza di Londra: risultato ed emozione…

Londra è stato un sogno vissuto fino alla fine, è stato come essere sospesi su una nuvola che poi svanisce quando ritorni alle tue attività quotidiane. Londra è da pensarsi a sangue freddo per poter trovare le parole per descriverla: l’arrivo, il villaggio, la squadra, gli altri “popoli” lì a colazione, pranzo e cena insieme, sotto lo stesso tetto. E si avvicina il momento della gara, la prima. Salto in lungo, sapevo quello che potevo aspettarmi, cioè avrei potuto guadagnare una quinta posizione facendo un salto come il mio migliore in allenamento. L’impatto col il pubblico , gli spettatori che gremivano lo stadio mi hanno rimbambita quella mattina, avevo dormito si e no 6 ore, per me sono poche, ma le energie possono comunque venir fuori in una situazione come quella. C’era una pioggerellina fastidiosa e il cielo era grigio; la mia avversaria più forte si vedeva che aveva la vittoria negli occhi, si vedeva che celava un segreto, uscito poi nel suo terzo salto, con il WR J Sono uscita di scena, ma non amareggiata, avevo l’asso nella manica io. Da non svelare prima di quel giorno perché, per quanto intimamente convinta di potercela fare, non era una carta certa, ma solo fortemente probabile. Così il giorno della mia gara mi son chiusa nella mia concentrazione tipica delle cose molto serie (e quella era una cosa molto seria) e ho dato tutto. Su quella linea di partenza ho avuto solo il pensiero “Ora e adesso Marty” perché era finalmente arrivato quel momento tanto sognato (anche nel vero senso della parola) e tanto atteso. Sono contenta perché ho potuto dimostrare a me stessa di farcela, di poter resistere a quella tensione e tirar fuori il meglio. Poi non riuscivo più a smettere di sorridere. E credo si sia visto. Eheh…

Ecco a voi il video della vittoria di Londra.