In Emilia-Romagna le famiglie spendono ogni anno circa 15 milioni di euro per il gelato, un dato che giustifica la presenza, nella sola provincia di Reggio Emilia, di 132 laboratori, l’80,4% dei quali a vocazione artigianale. Lapam Confartigianato, però, chiede un maggiore sostegno ai produttori locali, costretti a fare i conti con il continuo aumento dei costi delle materie prime.
È quasi scontato pensare al gelato come al simbolo dell’estate, ma un giro d’affari di queste dimensioni racconta una realtà diversa. «Il gelato è ormai un alimento destagionalizzato, consumato durante tutto l’anno, anche nei mesi più freddi», spiega Davide Nini, presidente della categoria Alimentazione di Lapam (Libera Associazione Artigiani e Piccole Imprese). Dietro un settore in costante crescita, però, si nasconde una criticità spesso poco considerata: l’aumento del prezzo degli ingredienti, che continua a mettere sotto pressione le gelaterie artigianali e l’intera filiera produttiva.
Un alimento senza stagione a rischio di estinzione
L’ufficio studi di Lapam Confartigianato ha analizzato l’intera filiera del gelato, fotografandone la presenza sul territorio dell’Emilia Romagna. Al primo trimestre del 2026 si contano 1.053 laboratori di gelateria, di cui 756 artigiani. Le attività artigiane costituiscono, dunque, il 71,8% del totale, una percentuale nettamente superiore alla media del comparto artigiano sul complesso dell’economia regionale, pari al 27,2%.





