I film, i libri e la vita ci hanno sempre mostrato che la strada insegna, che tutto parte proprio da lì, compreso il cibo! Lo street food, infatti, sebbene ad oggi sia un fenomeno quasi commerciale e di tendenza, in realtà, non nasce per tali scopi.
Le prime tracce di cibo da strada, infatti, risalgono a circa 10.000 anni fa, in Egitto, luogo da cui ogni cosa sembra avere origine. Il porto di Alessandria fu il padre dello street food: veniva fritto il pesce appena pescato e venduto alle persone che passavano di lì. I Greci e i Romani, poi, presero spunto, evolvendo l’offerta nell’antenato dell’odierno food truck, vendendo minestre di legumi e fave alle famiglie dei ceti meno abbienti che, per via dell’enorme difficoltà economica, non avevano cucine domestiche.
Il Medioevo, successivamente, vide nascere i primi piatti da consumare senza posate, come i pastes francesi o le torte salate inglesi, che vennero, in seguito, rivisitate e replicate nelle tavole nobiliari. Praticità era la parola d’ordine, ma non per questo la qualità veniva meno. Quando si parla di street food si tende ad associarlo sempre ai grandi classici: hamburger americano, bao cinese, taco messicano o kebab turco, ma, in realtà alcuni tra i cibi di strada più amati e copiati nel mondo sembra siano quasi sconosciuti alla maggioranza.
Nel 2026, il narratore metaforico che racconta quali cibi di strada riescono davvero a conquistare l’immaginario collettivo è, ovviamente, TikTok. Di quali strumenti si serve? Gli hashtag sotto i post pubblicati. In base ad una classifica stilata su 136 paesi, in cima alla lista svettano i tacos messicani con oltre 1,8 milioni di post: semplici tortillas farcite con carne, formaggio, salse, guacamole e panna acida. E’ incredibile pensare a come un piatto popolare, che neanche ha bisogno di forchetta e coltello, che ti sporca le mani e ti fa leccare le dita, sia diventato così iconico sul web e conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.
A seguire, con 743.000 post, troviamo i pani puri indiani: piccole conchiglie di pane croccante arricchite con patate, cipolla e ceci che, in India, costano circa 30 rupie (poco più di 30 centesimi). Un secondo posto, forse, per niente scontato ma che, ancora una volta, conferma quanto non serva necessariamente spendere tanto per mangiare bene.
A chiudere la “top three” dei piatti di strada più amati dal web, non poteva mancare l’iconico hot-dog, il quale nome ha sempre lasciato spazio a varie teorie, e che ha collezionato un totale di ben 653.700 post! Ancora più interessante è notare come piatti sconosciuti siano riusciti a scalare le vette della classifica. Quanti conoscono il phở vietnamita o il fufu della Guinea? Eppure si trovano rispettivamente in decima e diciannovesima posizione.
TikTok, senza dubbio, serve anche a sorprendere e riesce a farlo benissimo se si parla di street food italiano. La prima specialità Made in Italy a comparire in classifica, infatti, è la focaccia, ma la troviamo solo al 27° posto, con 88mila post. Seguono i cannoli siciliani al 56° (33mila post) e la porchetta al 68°, con poco più di 21mila contenuti. Ancora più in basso arancini, zeppole e panzerotti, relegati oltre la 70a posizione.
Difficile da credere, soprattutto considerando il fatto che la cucina italiana, compresa quella di strada, è tra le più apprezzate al mondo. Ma, in realtà, quello del web è un discorso molto più complesso di quanto si possa immaginare. I social, gli utenti, premiano prodotti che stupiscano e li mandano virali e, forse, proprio per questo l’Italia ne rimane fuori. Il Made in Italy è scontato ed il cibo italiano è già rinomato per essere buono.
In fondo, lo street food continua a fare oggi ciò che ha sempre fatto: raccontare i popoli, le abitudini e le culture attraverso qualcosa di semplice, veloce e accessibile a tutti. Cambiano i mezzi, dalle strade polverose di Alessandria ai video virali di TikTok, ma resta identica la capacità di questi piatti di unire persone diverse attorno agli stessi sapori.