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Stefano De Martino si scusa con Martina: un gesto di classe che rivela il suo grande rispetto

Quando un volto noto chiede scusa nel modo giusto, non è solo cronaca rosa: è un manuale di stile in tempo reale. Il caso Stefano De Martino–Martina, nato da una battuta altrui finita male, racconta quanto conti eleganza, rispetto e timing perfetto.

Siamo onesti

Una battuta fuori luogo può rovinare un clima in cinque secondi netti. Capita a cena con gli amici, in riunione o in TV: lo scherzo scappa, parte lo sguardo gelato, e il resto è imbarazzo. La domanda è semplice: preferisci lasciare la macchia lì a farsi notare o vuoi imparare come voltare pagina con classe, prima che la situazione esploda?

Il punto di partenza

È capire il problema nel suo DNA. Le gaffe non nascono tutte uguali: a volte sono stonature involontarie, altre volte hanno un sottotesto fastidioso. Il risultato però è lo stesso: chi ascolta si sente messo a disagio, e chi ha fatto la gaffe – anche se non direttamente – diventa parte della scena. Negli ultimi giorni, diversi commenti sui social hanno raccontato di come Stefano De Martino si sia scusato con Martina dopo la famosa battuta di “Lupo” sul “pacco bollente”. Non entriamo nel gossip per puro voyeurismo: il succo è che, se confermato, quel gesto mostra una regola d’oro applicabile a tutti noi, in ufficio come in famiglia. Prendersi cura dell’altro anche quando non si è “colpevoli diretti” è la forma più alta di educazione ed empatia.

Come si presenta di solito il problema?

Prima arriva la tensione nell’aria: risate che si spengono, frasi troncate, espressioni che cambiano. Poi scatta la difesa – “ma era solo una battuta!” – ed è lì che si incasina tutto. Sminuire l’impatto è la scorciatoia più rapida per allargare la crepa. Ho visto questa dinamica centinaia di volte, e posso dirti che le scuse fatte bene funzionano come un interruttore: spengono il corto circuito e riaccendono la fiducia. Gli esperti di comunicazione lo ripetono da anni: l’efficacia di una scusa dipende da tempismo, responsabilità e riparazione. Uno studio guidato dal professor Roy Lewicki (Ohio State University), ripreso anche da Harvard Business Review, mostra che le scuse più solide hanno componenti chiare: riconoscere l’errore, esprimere rammarico autentico, spiegare senza giustificarsi, offrire una riparazione e impegnarsi a non ripetere.

I rischi di non intervenire subito

Sono reali e concreti. Se lasci passare, la battuta diventa etichetta. Le persone costruiscono narrazioni, e tu finisci intrappolato in una reputazione peggiorativa che ti segue ovunque: nelle chat, sui social, tra i corridoi del lavoro. A livello personale, si crea quella distanza sottile che corrode: i rapporti diventano più freddi, la fiducia si sbriciola, e serve poi il triplo dello sforzo per ricucire. Sul piano professionale, non giocare d’anticipo ti mette in svantaggio: perdi autorevolezza, alimenti micro-conflitti, mandi in fumo ore e opportunità. E sui social, lo sappiamo, uno screenshot fa più strada di una precisazione tardiva. Ecco perché la parola chiave è subito: quando il nodo è fresco, si scioglie; quando si indurisce, devi tagliare.

Scusarsi bene: gesto di classe

E qui entra in scena il nostro esempio del giorno. Stando a quanto rimbalza online, Stefano De Martino avrebbe chiesto scusa a Martina per quella battuta terza che l’ha fatta finire nel mirino. Che cosa ci insegna, al di là del chiacchiericcio? Primo, il valore del tempismo: muoversi presto evita l’effetto valanga. Secondo, la responsabilità relazionale: anche se non sei l’autore della frase, puoi occuparti dell’impatto, perché ti importa dell’altra persona. Terzo, lo stile: una scusa asciutta, senza giri di parole, dice “ti vedo, ti rispetto”.

Come si fa, nella pratica

Senza inciampare nel solito “mi dispiace se ti sei offesa”? Parti dall’impatto, non dall’intenzione. “Mi rendo conto che quella battuta ti ha messo in difficoltà” pesa più di mille spiegazioni. Poi passa alla responsabilità: “Ti chiedo scusa per come è andata e per non aver stoppato subito la situazione”. Evita i “ma” e i “se”: sono buchi neri che risucchiano l’empatia. Aggiungi una riparazione concreta: “Se vuoi, chiarisco io” o “Da ora in poi mi assicuro che non si ripeta”. Chiudi con un impegno: “La prossima volta intervengo al volo”. È una coreografia semplice, ma potentissima.

Non serve teatralità

Serve autenticità. Anche la forma conta: tono calmo, sguardo diretto, poche parole. Nel privato meglio un messaggio vocale o, se possibile, una chiacchierata di persona; in pubblico, se il danno è avvenuto davanti a tutti, una breve rettifica pubblica rimette l’asticella a livello, poi si prosegue in privato. Ricorda che il rispetto non si dichiara, si pratica: lo percepisci dalla cura con cui scegli le parole e dal seguito dei tuoi gesti. Ed è qui che un “gesto di classe” diventa contagioso: disinnesca la tensione e alza lo standard per tutti.

Se ti stai chiedendo perché

Dovresti farlo quando “non sei stato tu”, la risposta è semplice: perché la tua leadership personale si vede nelle zone grigie. Agire con garbo oggi ti risparmia frizioni domani, ti rende una presenza affidabile e, soprattutto, protegge chi ti sta attorno. Che tu sia un amico, un partner, un collega o un personaggio pubblico, il copione non cambia: scuse sincere, riparazione concreta, impegno futuro.

Chiudiamo con la soluzione pronta all’uso

Quando scoppia la gaffe, applica il tris vincente: agisci subito, riconosci l’impatto, offri riparazione. È lo stesso schema promosso dagli studi citati sulla scusa efficace e funziona dal salotto di casa alla sala riunioni. Se il caso De Martino–Martina sarà confermato nelle prossime ore, avremo un altro esempio pratico da manuale su come rispettare l’altro senza spettacolarizzare. Nel frattempo, mettilo in pratica nella tua vita: non aspettare che il malinteso diventi un macigno.

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Silvia Cini

Classe 1982, giornalista pubblicista dal 2020, divento ‘mamma’ di CheDonna, ideato in concerto con la proprietà, nel lontano 2009. Fu la mia prima esperienza giornalistica e dal primo ‘pubblica’ su WordPress capii che questa era la mia vera passione. Dirigo questa testata da allora, gestendo un gruppo di persone appassionate e professionali che negli anni sono diventate la mia famiglia. Nel 2019 divento mamma di Sara, e grazie a lei do vita ad altri progetti legati al mondo delle mamme e del settore food sempre per la Web365. Oggi dirigo 4 giornali e la mia passione per questo lavoro cresce ogni giorno di più.

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