Il prurito intimo femminile è una fastidiosa sensazione di irritazione che interessa l’area genitale (vulva, vagina e zona perineale). In molti casi si tratta di un problema temporaneo, mentre in altre circostanze è di tipo cronico. Segni e sintomi spesso associati al prurito intimo sono l’arrossamento della zona interessata e il bruciore. A seconda delle cause scatenanti possono essere presenti secrezioni anomale.
Una delle cause più note di prurito nell’area genitale femminile è la candidosi, un’infezione micotica (fungina) causata dal fungo Candida albicans (da qui l’uso popolare, diffuso anche tra gli addetti ai lavori, di identificare la patologia come “Candida”).
È utile chiarire che la Candida (soprattutto Candida albicans) può essere un commensale normale della flora vaginale in molte donne: non viene necessariamente “acquisita” come un’infezione esterna classica, ma è spesso già presente nell’ecosistema vaginale. La vulvovaginite da Candida si verifica quando la Candida prolifera in modo patologico, in genere in presenza di condizioni che alterano l’equilibrio vaginale, come disbiosi, variazioni del pH e del contenuto di lattobacilli, o fattori scatenanti (ad esempio stress).
Tuttavia, per quanto la candidosi sia piuttosto diffusa, non è certo la sola causa di prurito intimo, che può essere legato anche ad altre condizioni, alcune più comuni, altre meno. Capire quale sia la causa effettiva del fastidio è fondamentale perché si potrà impostare il trattamento adeguato.
Per maggiori dettagli leggi l’approfondimento di siti dedicati, mentre di seguito trovi una breve panoramica delle cause meno note o comunque più sottovalutate di prurito intimo.
La secchezza vaginale è una fastidiosa condizione legata a una riduzione della normale lubrificazione delle mucose della vagina e della vulva. Si tratta di un disturbo spesso sottovalutato, ma molto comune nel post-menopausa. Può comunque interessare donne di tutte le età perché sono molte le condizioni che possono influenzare la lubrificazione delle pareti della vagina. Spesso è associata a prurito, dolore durante i rapporti sessuali, bruciore e lievi sanguinamenti. Può favorire l’insorgenza di infezioni delle vie urinarie.
Per risolvere il problema è fondamentale identificare la causa sottostante. Diversamente da quanto accade con la candidosi, in caso di secchezza vaginale non si hanno perdite biancastre.
La vaginosi batterica è un’infezione molto comune nelle donne in età fertile, spesso causata dal batterio Gardnerella vaginalis. Di norma insorge a causa di un’alterazione del microbiota vaginale, più specificamente da una riduzione dei lattobacilli, che mantengono il pH acido e proteggono l’ambiente vaginale. Il prurito è una delle manifestazioni associate alla vaginosi. Poiché microbiota e pH sono in gioco anche nella candidosi, è importante ricordare che i sintomi “da Candida” compaiono quando si verifica una proliferazione anomala favorita da squilibri dell’ecosistema vaginale (ad esempio riduzione dei lattobacilli e variazioni del pH), non perché la Candida debba necessariamente arrivare dall’esterno.
Alcune donne confondono la vaginosi batterica con la candidosi, ma è fondamentale distinguerle per poter impostare il trattamento adeguato.
Può aiutare a distinguerle la differenza delle secrezioni: nella vaginosi sono generalmente dense, di colore grigio-biancastro e maleodoranti (sgradevole odore di pesce), mentre nella candidosi le perdite sono biancastre e raramente sono di cattivo odore.
A volte il prurito vaginale è dovuto a dermatite o irritazione da contatto. Spesso il problema è legato all’utilizzo di alcuni prodotti quali detergenti intimi molto profumati, preservativi al lattice, prodotti depilatori, salviette intime, biancheria intima molto stretta e di tessuti sintetici.
In molti casi l’insorgenza si verifica dopo il contatto con la sostanza irritante. Oltre al prurito possono esserci rossore e bruciore. Diversamente dalla candidosi, nel caso di dermatite o irritazioni da contatto non si hanno perdite anomale e la situazione tende a migliorare piuttosto velocemente una volta interrotta l’esposizione all’agente che ha determinato l’irritazione.
È importante utilizzare detergenti intimi delicati, con un adeguato pH e senza profumi. È inoltre preferibile utilizzare biancheria intima in cotone non molto stretta.