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Lifestyle

Prima di tutto, la pelle dei nostri bambini

La storia di Fabiana Lia, di una tutina da 89 euro e di una domanda che, forse, ogni mamma e ogni nonna si è posta almeno una volta: cosa stiamo scegliendo davvero per i nostri bambini?

Ci sono cose che, prima di diventare mamme, guardiamo con occhi diversi.

Un vestitino ci sembra semplicemente bello. Una tutina ci conquista per il colore, per la morbidezza, per quel piccolo dettaglio che la rende speciale. Poi arriva un bambino e improvvisamente iniziamo a leggere le etichette, a chiederci da dove arriva un tessuto, a pensare a cosa entrerà in contatto con quella pelle così piccola e delicata.

È successo anche a Fabiana Lia.

Fabiana è mamma di Viola e oggi aspetta Alessandro. E proprio dalla quotidianità di una mamma è nata una domanda che, da semplice dubbio personale, si è trasformata in un progetto.

Tutto comincia con una tutina vista su Instagram.

È imbottita, morbida, bella. Sembra il capo perfetto per affrontare l’inverno con un neonato. Costa 89 euro e Fabiana sta per acquistarla. Poi suo marito la invita a fermarsi un momento.

«Aspetta, non mi convince del tutto».

Una frase apparentemente banale. Ma a volte sono proprio i dubbi più piccoli a portarci a scoprire qualcosa che non avevamo visto.

Il marito fa una ricerca e scopre che quella stessa tutina viene venduta all’ingrosso a 1,35 euro.

Fabiana rimane colpita, certo. Ma non è il prezzo, in fondo, la cosa che la preoccupa di più.

«Il problema non era dove fosse stata prodotta», racconta. «Era la totale mancanza di trasparenza».

Decide comunque di ordinarla.

Vuole capire. Vuole toccarla con mano.

Quando arriva, però, quella tutina le lascia una sensazione difficile da spiegare. «Ho avuto una stretta al cuore».

Non ci sono etichette. Non c’è la composizione del tessuto. Non ci sono informazioni che possano davvero dirle cosa sta comprando.

Ed è proprio in quel momento che la domanda cambia.

Non è più: “Quanto costa?”

È: “Cosa sto mettendo sulla pelle di mia figlia?”

Quando un figlio cambia le domande

Forse è una delle trasformazioni più profonde della maternità: non cambiano soltanto le nostre giornate. Cambia il modo in cui guardiamo le cose.

Quello che prima poteva sembrare un dettaglio diventa importante.

La pelle di un neonato. Un tessuto. Un’etichetta. Una cucitura. La certezza di sapere cosa stiamo mettendo addosso a nostro figlio.

E in queste attenzioni c’è qualcosa che conoscono bene anche le nonne. Quella cura quasi istintiva che porta a voler scegliere il meglio, a toccare un tessuto prima ancora di guardarlo, a domandarsi se sarà abbastanza morbido, abbastanza confortevole, abbastanza sicuro.

Fabiana comincia così a cercare.

Non soltanto online. Non soltanto tra i prodotti già disponibili.

Durante un viaggio a Istanbul cambia i suoi programmi e decide di dedicare giorni alla ricerca. Visita fabbriche tessili, incontra artigiani, osserva le lavorazioni, tocca i tessuti.

Vuole vedere cosa c’è dietro un capo.

Vuole conoscere le persone che lo realizzano.

Vuole trovare realtà produttive in cui poter riconoscere quella stessa attenzione che lei, da mamma, cerca quando sceglie qualcosa per Viola.

Da quella ricerca nasce Minime.

La cosa più preziosa? Potersi fidare

Minime nasce quindi da un’esigenza molto concreta: dare alle famiglie la possibilità di scegliere capi belli, morbidi e di qualità senza dover rinunciare alla tranquillità.

Ma c’è una parola che, nella storia di Fabiana, ritorna più delle altre: fiducia.

«Prima di chiedervi di fidarvi del mio brand, voglio che vi fidiate di me».

È una frase semplice, ma racconta bene il modo in cui Fabiana sembra voler costruire il suo progetto.

Non racconta di essere nata imprenditrice. Racconta di essere una mamma che ha iniziato a farsi domande e che, per trovare le risposte, si è messa in viaggio.

Ha cercato, osservato, toccato con mano.

E oggi dice di voler guardare ogni capo con la stessa attenzione con cui sceglierebbe qualcosa per i propri figli. «I miei occhi controllano ogni cucitura».

Perché quando si parla di bambini, anche ciò che non si vede conta.

La composizione di un tessuto conta.

La qualità di un filato conta.

La trasparenza conta.

E conta anche sapere che dietro a quello che stiamo acquistando c’è qualcuno che si è posto le nostre stesse domande.

Perché dietro ogni acquisto c’è una storia

Viviamo circondati da immagini perfette. Sui social vediamo bambini bellissimi, camerette impeccabili, vestiti che sembrano usciti da una fiaba.

Ma la vita vera di una mamma è fatta anche di domande.

Questo tessuto sarà adatto?

Da dove arriva?

Come è stato realizzato?

Posso fidarmi?

Sono domande che cambiano a seconda dell’età e delle generazioni, ma il desiderio alla base è sempre lo stesso: proteggere.

È quello che accomuna una mamma che aspetta il suo primo bambino, una mamma che ne ha già tre, una nonna che prepara con amore il corredino per il nipotino.

Fabiana ha trasformato proprio questo sentimento in un progetto.

Minime, nelle sue intenzioni, non vuole essere soltanto un luogo in cui acquistare abbigliamento per bambini. Vuole essere una rassicurazione. La possibilità di scegliere senza quel piccolo dubbio che rimane quando un prodotto non racconta abbastanza di sé.

E forse è proprio qui che la storia di una tutina da 89 euro diventa una storia molto più grande.

Perché non parla soltanto di vestiti.

Parla di noi.

Della cura con cui scegliamo ciò che mettiamo nelle mani e sulla pelle dei nostri bambini. Di quell’amore fatto anche di gesti piccoli, spesso invisibili, che comincia molto prima che loro possano accorgersene.

E parla di una mamma che, davanti a un dubbio, invece di voltarsi dall’altra parte ha deciso di andare a cercare una risposta.

L’ha trovata tra i tessuti, nelle fabbriche, nelle persone incontrate lungo il cammino.

E l’ha trasformata in una promessa: scegliere con cura, raccontare con trasparenza e mettere in ogni capo lo stesso amore infinito che prova per i suoi figli.

Perché, alla fine, quando scegliamo qualcosa per un bambino, è questo che cerchiamo davvero.

Non soltanto qualcosa di bello.

Qualcosa di cui poterci fidare.

www.minimebaby.it

 

Silvia Cini

Classe 1982, giornalista pubblicista dal 2020, divento ‘mamma’ di CheDonna, ideato in concerto con la proprietà, nel lontano 2009. Fu la mia prima esperienza giornalistica e dal primo ‘pubblica’ su WordPress capii che questa era la mia vera passione. Dirigo questa testata da allora, gestendo un gruppo di persone appassionate e professionali che negli anni sono diventate la mia famiglia. Nel 2019 divento mamma di Sara, e grazie a lei do vita ad altri progetti legati al mondo delle mamme e del settore food sempre per la Web365. Oggi dirigo 4 giornali e la mia passione per questo lavoro cresce ogni giorno di più.

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