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Attualità

La collina che non dorme più: boati nella notte e un pericolo che cresce

La pioggia cade senza sosta, il terreno risponde con rumori sordi, improvvisi. Nel buio, chi vive lì racconta di boati, di vibrazioni che attraversano le case, di una sensazione difficile da spiegare ma impossibile da ignorare. Non è panico, almeno non ancora. È qualcosa di più sottile: la consapevolezza che il suolo sotto i piedi non è stabile come dovrebbe.

I tecnici osservano, misurano, confrontano dati. I vigili del fuoco presidiano l’area. Nessun crollo improvviso, nessun allarme immediato. Ma il movimento c’è, continuo, lento, inesorabile. E ogni ora che passa aggiunge un tassello a un quadro che si fa sempre più complesso.

La collina che non dorme più: boati nella notte e un pericolo che cresce (foto Ansa) – CheDonna.it

Quando si passa dalle sensazioni ai numeri, il racconto cambia tono. Le stime parlano di volumi enormi di terreno in movimento, di una massa che scivola verso valle senza fermarsi. La zona interdetta cresce, le transenne arretrano, le mappe vengono aggiornate. C’è il timore concreto che la zona rossa possa estendersi, coinvolgendo nuove abitazioni, scuole, strade già provate.

La rivelazione: a Niscemi una frana “peggio del Vajont”

La viabilità è sotto osservazione, il maltempo non aiuta e le previsioni annunciano altra pioggia. Intanto si lavora per garantire servizi essenziali, trasferire classi scolastiche, ridurre i disagi di una comunità che si scopre fragile. In sottofondo, però, resta una domanda sospesa: quanto può ancora peggiorare?

È solo a questo punto che il contesto si svela completamente. Il luogo è Niscemi, e la frana che sta interessando la collina ha dimensioni che scuotono anche gli addetti ai lavori. Il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, ha usato un paragone che pesa come un macigno: il movimento franoso in atto supera i 350 milioni di metri cubi, contro i 263 milioni del Vajont del 1963. «Quasi una volta e mezza», ha spiegato, mettendo nero su bianco la gravità del fenomeno.

Le istituzioni si muovono su più fronti. Il presidente della Regione Renato Schifani parla di una tragedia che “probabilmente si poteva evitare” e sottolinea come, negli ultimi anni, dal Comune non siano arrivate richieste formali di intervento. Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ammette una possibile sottovalutazione del fenomeno e annuncia la sospensione di tributi, mutui e obbligazioni per i residenti colpiti, oltre a misure di sostegno per le aziende ferme.

Intanto la Procura ha aperto un’inchiesta, mentre si valuta anche un’indagine amministrativa per ricostruire trent’anni di decisioni mancate, progetti incompiuti e segnali ignorati. Non si parla di dolo, ma di responsabilità sì.

La frana, però, non aspetta le risposte. Continua a muoversi, lentamente ma senza tregua. E a Niscemi il tempo non è più solo una variabile: è il fattore decisivo tra prevenzione e punto di non ritorno.

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