Interrompere la Procreazione Assistita e Riprendere la Cura Ormonale: Il Coraggio di una Ex Paziente Oncologica verso l’Adozione

Quando la corsa alla procreazione assistita si interrompe e la terapia ormonale torna priorità, resta una scelta di cuore e di testa: tenere il timone, proteggere la salute e aprire alla genitorialità in modi nuovi. Una storia di coraggio, amore e adozione possibile.

Diciamolo forte: a volte la scelta più giusta è anche la più dolorosa. Se hai affrontato un tumore e ti sei rimessa in gioco con la procreazione assistita, sai che tra punture, esami e attese ogni mese pesa doppio. Ma cosa fai quando l’oncologo ti dice che è tempo di riprendere la cura ormonale e il tuo corpo chiede priorità assoluta? Ti senti in colpa, ti chiedi se stai “mollando” troppo presto, ti domandi se il tuo partner reggerà l’urto. Quanti di noi, al posto suo, avrebbero pensato: “Forse è meglio lasciarlo libero”? E se invece la vera svolta fosse proprio fermarsi, cambiare rotta e scoprire che l’amore tiene, anche quando la strada si biforca?

La storia di una scelta

Partiamo dai fatti. La storia è quella di una ex paziente oncologica che, nel mezzo del percorso di PMA, ha deciso di fermarsi. Il motivo non è banale: il medico le ha chiesto di ricominciare la terapia ormonale, tassello spesso cruciale per la prevenzione delle recidive in molte neoplasie ormono‑sensibili. Lei ha guardato il suo compagno negli occhi e, in un lampo di paura mista a lucidità, ha detto: “Lasciami andare, non potrò darti un figlio”. Ma lui, Alessandro, ha risposto con una di quelle frasi che salvano le giornate: non rinuncerà mai a lei. E insieme hanno voltato pagina: ora guardano all’adozione.

Infertilità dopo il cancro

Questo è il problema da riconoscere, senza filtri: l’infertilità dopo il cancro è un terreno emotivo e clinico delicato. Di solito si presenta così: finito il ciclo di cure, la speranza di ripartire “come prima” spinge, il tempo sembra correre, e la PMA appare la via più diretta. Ma non sempre il corpo è pronto; a volte la ripresa della terapia ormonale non è rimandabile. Lo riconosci quando ogni tentativo ti prosciuga, quando l’ansia scavalca la gioia, quando la coppia si parla a monosillabi e gli appuntamenti clinici dettano l’agenda della vita. Gli esperti – ginecologi della riproduzione, oncologi e specialisti di oncofertilità – lo ripetono: la sicurezza viene prima. Le decisioni su PMA, tempi di sospensione o ripresa delle terapie, eventuali protocolli “light” o a ciclo naturale non si improvvisano e vanno prese caso per caso, alla luce di linee guida autorevoli (come quelle ESHRE per l’infertilità e quelle AIOM/ESMO/ASCO per i pazienti oncologici) e del parere del tuo team clinico. Nella mia esperienza da redattrice che ascolta storie come questa, il punto di svolta arriva quando si smette di cercare una vittoria a tutti i costi e si mette la salute prima di tutto: è lì che si riaprono strade che non avevamo considerato.

Rischi della PMA

Ignorare il problema o rimandare la scelta, invece, presenta rischi reali. Continuare una PMA non compatibile con la tua condizione può logorarti fisicamente e psicologicamente, drenare risorse economiche e, soprattutto, intralciare una cura ormonale che il tuo medico considera fondamentale. Sul piano emotivo, l’asticella della frustrazione sale: si incrina la comunicazione di coppia, si scivola in confronti tossici con chi “ce l’ha fatta” e ogni ciclo fallito pesa come un macigno. E c’è anche un fattore tempo che non va sottovalutato: i percorsi di adozione richiedono mesi (a volte anni), con passaggi burocratici e valutazioni che non si attivano con uno schiocco di dita. Rimandare oggi può voler dire allungare domani la distanza tra te e quel progetto di famiglia che sogni.

Dalla PMA all’adozione: svolta

Quando la rotta cambia, serve una mappa chiara. La soluzione che questa coppia ha scelto – fermare la procreazione assistita, riprendere la terapia ormonale e orientarsi verso l’adozione – non è una resa: è una ripartenza informata. Il primo passo, secondo gli esperti, è sempre un confronto con un team multidisciplinare: oncologo, ginecologo della riproduzione e psicologo. È con loro che valuti rischi e benefici, anche l’eventuale fattibilità di protocolli di PMA meno impattanti (come i cicli naturali o con stimolazioni mirate) se e quando il medico li ritiene sicuri; ma se la priorità clinica è la terapia, l’indicazione è rispettarla. Le linee guida internazionali ricordano che ogni decisione va personalizzata: niente “taglia unica”, solo scelte cucite su di te.

Adozione in Italia

Sulla adozione, l’Italia ha un quadro solido. Se guardi alla nazionale, il percorso parte dal Tribunale per i Minorenni, con un’istruttoria psico‑sociale che valuta la coppia e, se tutto è in ordine, porta al decreto di idoneità. Per l’internazionale, ci si affida a Enti Autorizzati iscritti presso la Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI), che orientano su paesi, requisiti e tempi. La salute pregressa non è di per sé un veto: conta la tua condizione attuale, la prognosi e la capacità di garantire stabilità e cura nel tempo. Informarsi subito è strategico: prenota un colloquio con i servizi territoriali o con un Ente, raccogli documenti sanitari aggiornati, chiarisci con il tuo medico quali certificazioni puoi fornire. Ogni mese guadagnato oggi diventa un passo in meno domani.

Altre opzioni

Non dimenticare l’affido familiare: è un’accoglienza temporanea ma intensamente trasformativa, gestita dai servizi sociali e dai Tribunali, che può aprire porte e cuore. E affianca tutto questo con supporto psicologico: AIMaC, LILT, Europa Donna Italia e le associazioni dedicate all’infertilità (come Strada per un Sogno Onlus) offrono sportelli, gruppi e materiali di qualità per orientarti senza fake hope. La coppia, poi, va nutrita: ditelo ad alta voce, come ha fatto Alessandro con la sua compagna. La frase giusta, nel momento giusto, cambia la traiettoria

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