Eros Ramazzotti: ‘Michelle Hunziker, il mio grande amore. L’amore e l’affetto ci saranno sempre’

Una confessione che non alza la voce eppure resta in testa. Un artista che guarda indietro senza malinconia. E un amore che cambia forma, ma non svanisce: la storia di Eros Ramazzotti e Michelle Hunziker parla di affetto che resta, anche quando la vita prende strade diverse.

C’è una frase che, detta da un uomo di palco, suona quasi domestica. Arriva piana, senza orpelli. E ti ci riconosci. Perché l’idea che un grande amore si trasformi è più comune di quanto ammettiamo.

Lui lo dice con naturalezza: è la madre di sua figlia. Oggi Aurora è adulta, ha una sua famiglia. E il tempo ha fatto il resto. Quello che sorprende non è la nostalgia. È il tono sereno. Il messaggio non corre dietro al gossip. Parla di rispetto, di affetto che tiene insieme i pezzi, oltre la separazione.

“Michelle Hunziker è stata il mio grande amore. È la madre di mia figlia… Quando due si lasciano non devono fare la guerra tutti i giorni. Perché l’amore e l’affetto ci saranno sempre.” È qui il punto. Non prima. Non subito. Dopo anni. Dopo curve prese a velocità diverse. Dopo errori e rammendi.

Sono parole che, al netto della fama, suonano pratiche. Come una chat condivisa per gli orari di scuola. Come un pranzo di compleanno organizzato in due. Niente retorica. Solo co-genitorialità vissuta, con alti e bassi, e una bussola chiara: il bene dei figli.

Hanno attraversato una storia pubblica. Una figlia nata a metà anni ’90, poi le strade che si separano. Oggi, tre generazioni a tavola: non è fiaba, è cronaca familiare. Li abbiamo visti insieme nei momenti chiave di Aurora. Foto, sorrisi, complicità gentile. Non servono didascalie.

Quando l’amore cambia forma

In Italia la legge sull’affido condiviso è in vigore da anni e chiede ai genitori di collaborare, salvo casi particolari. Non è solo un principio legale. È un allenamento quotidiano. Calendari da incastrare. Regole simili nelle due case. Confini rispettati. E una parola vietata: gara.

Le ricerche sul benessere dei minori dicono una cosa semplice: i bambini soffrono più il conflitto prolungato che la fine di una coppia. Tradotto in vita reale: meno frecciate, più coordinamento. Meno tribunali del cuore, più routine chiare. Funziona anche per i grandi. Lo stress scende. Le discussioni si spostano dai silenzi ai fatti.

I numeri parlano piano ma chiaro: ogni anno, nel nostro Paese, si contano decine di migliaia di separazioni e divorzi. Non tutti finiscono bene. Non tutti possono. Ma quando c’è margine, scegliere un tono mite paga. E dà esempio.

Cosa resta, davvero

Resta il legame. Non quello romantico. Quello che abita le piccole cose: un messaggio per chiedere “com’è andata la visita?”, una foto mandata al volo, una panchina occupata insieme alla recita. Resta la parola che invecchia bene: famiglia, seppure diversa.

Qui la coppia famosa fa da specchio. Non perché perfetta. Perché normale, nel modo giusto. Ha litigato, ha sbagliato, ha aggiustato. E oggi può dire: “l’affetto ci sarà sempre”. Non è poesia. È manutenzione emotiva. Chiede tempo. Chiede presenza. Chiede anche confini netti: nuovi amori rispettati, spazi non invasi, priorità chiare.

Non abbiamo date certe per ogni passaggio, e va bene così. Nelle biografie vere le cronologie sono meno importanti delle scelte.

Allora la domanda resta sospesa, gentile: che forma prende l’amore quando smette di essere coppia e diventa strada condivisa? Forse è un tavolo allargato, con sedie diverse e voci che si sovrappongono. Forse è solo una porta che resta socchiusa, per far passare luce e aria buona. In quella fessura, a volte, c’è più vita che in mille dichiarazioni. E basta uno sguardo per capirlo.

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