Una scacchiera, una scelta, un futuro nuovo. Dalla stanza di casa a Teheran ai tornei più seguiti d’America, la storia di Dorsa Derakhshani parla di talento, coraggio e di una parola semplice che pesa tonnellate: libertà.
Cresciuta a Teheran, Dorsa scopre presto il ritmo degli scacchi. Mosse brevi, pensieri lunghi. Un gioco che ti chiede di scegliere, sempre. A dodici anni vince titoli giovanili in Asia e sale veloce nelle liste FIDE. Nel 2016 ottiene due riconoscimenti pesanti: Woman Grandmaster (WGM) e International Master (IM). Parliamo di livelli tecnici alti, rari tra le giocatrici della sua età. Il suo Elo supera quota 2400: un dato che racconta senza aggettivi.
Poi arriva il bivio. Non il più comodo, non il più previsto. A inizio 2017, al Gibraltar Chess Festival, Dorsa gioca senza hijab. La federazione dell’Iran la squalifica dalle competizioni nazionali. Sulla carta è una sanzione sportiva. Nella realtà è una richiesta non negoziabile: “copriti o resta fuori”. Lei sceglie la seconda strada. Non per sfida fine a sé stessa, ma per coerenza. Il velo deve essere una scelta, non un obbligo. Vale per chi lo indossa. Vale per chi non lo indossa.
Dalla scacchiera di Teheran a Gibraltar
Questa decisione la spinge oltre confine. Dorsa si trasferisce negli Stati Uniti e passa sotto la federazione statunitense. Studia e gioca a Saint Louis, città che respira scacchi tutto l’anno. Compete nei circuiti collegiali, entra nei tornei d’élite, commenta partite al Saint Louis Chess Club. Non è un gesto dimostrativo: è un progetto di vita. Si allena, analizza, insegna. E continua a crescere.
Un punto chiaro, per onestà verso chi legge: Dorsa non ha un titolo di “campionessa del mondo” nelle categorie assolute. I suoi risultati sono documentati e solidi, ma non includono un mondiale classico. In compenso, i titoli IM e WGM, il picco Elo sopra 2400 e le vittorie giovanili in Asia parlano di un profilo internazionale di primo piano. Se cercate una favola con la corona finale, qui non c’è. C’è qualcosa di più reale: la traiettoria di una professionista che vince col tempo, non con la retorica.
Oltre il tabellone: una voce per le giovani giocatrici
Nelle interviste, Dorsa usa parole semplici: libertà di scelta, studio, disciplina. Non attacca chi indossa il velo. Difende il diritto di non doverlo indossare. Lei è diventata un riferimento per molte ragazze che cercano uno spazio pulito tra aspettative sociali e talento personale. Il modello è concreto: ore di analisi, partite lente, attenzione ai dettagli. E una presenza pubblica che non snatura il gioco, ma lo umanizza.
Ci sono immagini che restano. Una regina che attraversa la scacchiera con calma. Un cavallo che cambia lato quando serve. Un’arbitra che ferma l’orologio e ricomincia da una posizione più giusta. La storia di Dorsa, in fondo, è tutta qui: sapere quando restare e quando cambiare lato. Sapere che la mossa migliore non è sempre la più facile.
Ogni volta che qualcuno dice “non puoi”, una porta si chiude. Ma le case con più stanze hanno anche uscite sul giardino. Dorsa l’ha trovata e ci ha camminato attraverso. Oggi gioca, studia, commenta. E dimostra che una scelta personale può trasformarsi in un percorso pubblico, senza gridare e senza inchinarsi. Davanti a una scacchiera, quale scelta ti chiede di essere più libero, oggi? E cosa succede se decidi di farla davvero?

