Divorzio: una questione di cambiamenti interiori, non di lavoro – riflessioni di Paolo Bonolis

Ci sono giorni in cui la casa è silenziosa, il telefono vibra a vuoto e le abitudini sembrano più larghe dei muri. In quel vuoto scopri che le storie non si spezzano per un orario o per un badge timbrato, ma quando qualcosa dentro cambia direzione. E chiedi a te stesso: sto restando per verità o per abitudine?

La tentazione è chiamare in causa il lavoro. Turni che slittano. Riunioni infinite. Chat che non dormono mai. È un colpevole comodo. L’ho fatto anche io, qualche volta. Ma non sempre torna. Nel 2021 e nel 2022, con più smart working, molte coppie hanno passato più tempo insieme. Eppure i numeri dei divorzi in Italia restano stabili: oltre 80 mila l’anno. Il dato è verificabile. La realtà è più testarda dei luoghi comuni.

Quando il lavoro entra in casa

Il lavoro invade. Porta stress. Ritaglia spazi. Ma non decide tutto. La relazione non si misura a ore. Si nutre di comunicazione, sguardi, scelte coerenti. In Italia la durata media delle unioni che si sciolgono è intorno ai 17-18 anni. Oltre la metà delle separazioni riguarda coppie con figli. Questo dice che la fine non accade solo all’inizio, quando la vita corre. Accade anche dopo, quando siamo cambiati senza dircelo.

Ed ecco il punto che spesso evitiamo: non è solo questione di impegni esterni. È questione di cambiamenti interiori. Paolo Bonolis lo ha detto con una chiarezza disarmante: quando una persona non può o non vuole più darti certe cose, perché pretenderle? Meglio che una storia finisca, invece che trasformarla in una recita. È una posizione netta. Non sempre piace. Ma tocca un nervo scoperto: la nostra idea di autenticità.

Restare veri quando si cambia

Restare insieme è un atto di volontà, non un automatismo. Cresciamo. Ci spostiamo. A volte ci allontaniamo. La crescita personale non è un nemico della coppia. Lo diventa quando la neghiamo. Funziona così: uno dei due sente che certe promesse non lo rappresentano più. L’altro si aggrappa a ciò che era. Il muro non è il calendario. È il non detto.

Esempio concreto. Una coppia di quarantenni. Lei cambia valori dopo una perdita in famiglia. Vuole più tempo lento, meno mondanità. Lui punta tutto su una nuova sfida professionale. Non è il “troppo lavoro” a dividere. È il senso diverso che ognuno dà al proprio tempo. Se lo riconoscono, trovano un nuovo patto. Se lo negano, la crepa si allarga. Qui il consiglio pratico è semplice e difficile: dirsi la verità presto. La verità fa male una volta. La finzione fa male tutti i giorni.

Dati alla mano, la riforma del “divorzio breve” ha reso più rapide le uscite. Non ha creato le uscite. Ha tolto attrito burocratico. La sostanza resta umana: rispetto di ciò che si è, oggi. Ci sono percorsi che aiutano. Mediazione familiare. Terapia di coppia. Tempi di pausa con confini chiari. Non funzionano per tutti. Non esistono numeri certi sull’efficacia generale. Ma offrono parole quando le parole mancano.

Alla fine la domanda è nuda. Preferisci una promessa che non senti più o una scelta che ti espone? Il divorzio non è una bandiera da sventolare. È un modo, a volte l’unico, per non tradire se stessi e chi abbiamo amato. Pensa a una porta socchiusa all’alba: non è un addio rumoroso. È spazio. Aria che entra. E la possibilità, per entrambi, di ricominciare senza mentire.

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