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Bronzo con un cuore d’oro: Lara Naki Gutmann dedica il podio a Matilda Ferrari, la giovane promessa del pattinaggio scomparsa tragicamente

Una medaglia che racconta più di una gara: il bronzo di Lara Naki Gutmann brilla sul ghiaccio e fuori, tenendo insieme talento, memoria e una comunità intera. Un gesto semplice, un peluche in tasca, e all’improvviso lo sport diventa casa.

Il ghiaccio ha parlato chiaro. Lara Naki Gutmann è salita sul podio con un bronzo che sa di maturità e di ritorno alla sostanza. Programma pulito, nervi saldi, ritmo costante. Niente fronzoli. Solo pattini che incidono, musica che accompagna, concentrazione che non trema.

Trentina, classe 2002, più volte campionessa italiana di pattinaggio artistico. Lara ha attraversato stagioni difficili e rientri complicati. Oggi la sua pattinata è più consapevole. La base c’è: salti chiusi, transizioni nette, componenti in crescita. La sensazione è quella di un equilibrio ritrovato.

Chi segue le sue gare lo nota: la gestione del tempo. Entra, respira, spezza il silenzio con il primo salto. Si prende lo spazio e lo tiene fino all’ultima posa. Non è un caso se questo bronzo pesa così tanto. Vale lavoro, vale pazienza.

Il bronzo che pesa più dell’oro

Perché una medaglia non è solo il posto in classifica. È il segno di una direzione. Lara adesso guarda avanti. Il percorso che porta a Milano-Cortina 2026 è lungo, ma la traiettoria è tracciata. L’Italia ha bisogno di personalità in pista. Lei lo sa. E questa prova lo conferma.

E qui arriva il cuore dell’impresa. A bordo pista, nel backstage, c’era “Matoldo”, una piccola talpa di peluche. Apparteneva a Matilda Ferrari, 15 anni, giovane promessa del ghiaccio. Secondo le cronache locali, Matilda è scomparsa dopo essere stata investita da un camion mentre aspettava l’autobus per la scuola in Val Rendena, in Trentino. Un fatto che ha scosso tutti. Famiglie, compagni di allenamento, allenatori. E chiunque sappia cosa significa crescere in una pista fredda e luminosa, dove ogni giro impari a fidarti delle tue gambe.

Lara ha portato quel peluche con sé. Un gesto semplice. Una presenza silenziosa nel kiss&cry. Nessuna retorica. Solo un modo per dire: siamo qui, insieme. Lo sport non cancella il dolore, ma lo tiene per mano. E quando il ghiaccio riflette una storia così, la gara cambia luce.

Quando lo sport tiene insieme una comunità

Le società di pattinaggio sono piccole famiglie. Palloni termici, sacchetti di ghiaccio, urla gentili dagli spalti. Da Trento a Torino, da Merano a Milano, migliaia di tesserati crescono tra abitudini e sogni. Oggi questa rete ha un nome a cui pensare: Matilda Ferrari. E una campionessa a cui dire grazie.

Non servono slogan. Servono attenzioni vere. Sulle strade, davanti alle scuole, nelle attese del mattino. Servono anche esempi così, che tengano insieme ambizione e cura. Una medaglia non basta. Ma una medaglia tenuta con dolcezza apre un varco.

Il pattinaggio è fatto di dettagli invisibili: il filo giusto, la spinta minima, il peso del corpo che cambia di un niente. Forse anche la memoria funziona così. Restano le piccole cose: un nome, un pupazzo, un abbraccio dopo l’ultimo inchino.

E allora quel bronzo si allarga. Diventa spazio per tutti. Per chi ce l’ha fatta e per chi non ha potuto. Per chi domani entrerà in pista stringendo più forte i propri ricordi. In fondo, quando siamo al centro del ghiaccio, cosa teniamo davvero vicino al cuore?

Aldo Franceschini

Aldo è un consulente SEO senior con oltre 20 anni di esperienza nella crescita di aziende B2B, e-commerce, SaaS e marchi nazionali. È un'ottimista nell'animo e si prende il tempo di godersi ogni giorno i lati positivi della vita.

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