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Amore Silenzioso: Quando la Routine Nasconde un Futuro da Costruire

Amore Silenzioso: Quando la Routine Nasconde un Futuro da Costruire

Sembrava la solita storia al capolinea: lei pronta a chiudere per routine e silenzio, lui addormentato prima delle dieci. Ma un dettaglio trovato per caso su un telefono in carica avrebbe rimesso tutto in discussione. Coincidenza, o il tassello che mancava?

Pensavate che il copione fosse scritto

noia, sbadigli, porta che sbatte e via andare? Aspettate un attimo. Perché qui, tra un venerdì sera qualunque e un cellulare lasciato in carica sul tavolo, sarebbe spuntato un indizio capace di ribaltare la trama. E non parliamo di gelosie, tradimenti o clamorose rivelazioni da soap: parliamo di stanchezza. Quella vera. Quella che non fa rumore, ma lascia segni.

Ecco i fatti, nudi e crudi

Valeria — sì, chiamiamola così — avrebbe deciso di chiudere. Per lei, quella storia era diventata troppo silenziosa per chiamarsi ancora amore. Guardava Sergio e vedeva solo routine: giorni uguali, zero sorprese, nessuna follia, nessun brivido. Solo stanchezza. Sempre quella. Nessun dramma, intendiamoci: Sergio non sarebbe stato né gelosoduro, non l’avrebbe fatta soffrire. Semplicemente… spento. Come una luce lasciata accesa troppo a lungo, che ormai non illumina più.

E lei?

Si sarebbe sentita ferma, immobile, mentre il mondo scorreva su Instagram: viaggi, cene, risate, uomini “pieni di energia”. Poi quella scena che non perdona: un venerdì sera qualsiasi, lui già addormentato prima delle dieci. “Sto sprecando la mia giovinezza…”, il pensiero che punge. Quanti di voi ci sono passati? E lì, la decisione: basta, finita.

Ma ecco il colpo di scena

Un telefono appoggiato sul tavolo, in carica. Valeria lo avrebbe preso quasi senza accorgersene, non per cercare un tradimento da manuale, ma — diciamocelo — per trovare un ultimo motivo per sentirsi nel giusto. E qui il dettaglio che non ti aspetti: WhatsApp. Un gruppo dal nome asciutto, quasi burocratico: “Turno extra”. Messaggi brevi, secchi, senza svolazzi emotivi: “Chi copre domenica?”; “Doppia paga, mi servono i soldi.” E poi lui, Sergio: “Vengo io. Qualunque turno.” Vi suona come una confessione a mezza voce?

Scorrendo, sarebbero comparse immagini

che lui non le avrebbe mai mostrato: mani tagliate, occhiaie profonde, una divisa sudata alle due di notte. E una frase minima, invisibile a chi non sa leggere tra le righe: “Ancora poco… poi ho l’anticipo.” Anticipo di cosa? Un progetto? Un passo in più? Una sicurezza da mettere sul tavolo, senza fanfare?

A questo punto la domanda è d’obbligo

coincidenza o segnale evidente? Quello che lei chiamava “noia” potrebbe essere stato, in realtà, sacrificio? E voi, di fronte a “zero brividi” e “luci spente”, ci avreste visto il deserto… o le fondamenta di qualcosa che sta nascendo?

Routine o sacrificio? L’indizio “Turno extra” che cambia tutto

C’è un ricordo che pesa come un fermaglio sulla scena. Valeria avrebbe ricordato quella sera in cui, tra le sue braccia, avrebbe confessato: “Ho paura che non avremo mai niente di nostro…”. E lui, niente promesse eclatanti, niente discorsi da eroe: solo un sussurro piano, quasi timido, ma dritto al punto: “Ci penso io.” Quante volte abbiamo sentito parole così, liquidandole come cliché? E se, invece, fossero state il filo rosso che univa quei “turni extra”, quelle foto notturne, quel “vengo io, qualunque turno”?

In quel momento, secondo questo racconto, qualcosa in lei si sarebbe spezzato

Non con rumore. Con vergogna. Perché quello che sembrava distacco si sarebbe rivelato peso. Quello che appariva apatia, in realtà resistenza. Sergio non sarebbe stato noioso: sarebbe stato stanco fino all’anima. E non per scansare l’amore, ma — e qui sta la chiave — per costruirlo. Non i fuochi d’artificio, ma i mattoni.

Vi è mai capitato di confondere il silenzio con l’assenza?

Di chiamare noia quello che, forse, era protezione? E ancora: chi ha sempre energia per uscire — domanda provocatoria, lo so — sta davvero costruendo qualcosa? O, come suggerisce questo spunto, chi crolla dal sonno accanto a te potrebbe essere quello che sta spingendo avanti il vostro domani, mentre tu lo scambi per grigiore?

Qui non ci sono moralismi, né finali buonisti all’acqua di rose

C’è un gesto semplice, quasi invisibile: Valeria avrebbe rimesso il telefono dov’era. Non lo avrebbe svegliato. Si sarebbe infilata sotto le lenzuola piano e lo avrebbe abbracciato da dietro. Avrebbe sentito il peso della sua stanchezza… e per la prima volta non lo avrebbe chiamato distanza. Un dettaglio? O la rivelazione che mancava?

Il cuore del presunto scoop è tutto qui

a volte l’amore non fa rumore. Non è festa, non è luce al neon. È silenzio. È fatica. È quell’anticipo che non si vede ancora, ma che si sente nelle occhiaie, nelle mani segnate, nei “ci penso io” detti piano quando la paura morde. E sì, può essere meno instagrammabile. Ma — diciamolo sottovoce — potrebbe essere più vero.

Chiusura con il cloud dell’indiscrezione

cosa è successo, chi lo ha rivelato, come è andata. Secondo questo racconto, la scintilla della “crisi” si sarebbe accesa con una decisione notturna e si sarebbe spenta davanti a un gruppo WhatsApp e a una manciata di <strong

Silvia Cini

Classe 1982, giornalista pubblicista dal 2020, divento ‘mamma’ di CheDonna, ideato in concerto con la proprietà, nel lontano 2009. Fu la mia prima esperienza giornalistica e dal primo ‘pubblica’ su WordPress capii che questa era la mia vera passione. Dirigo questa testata da allora, gestendo un gruppo di persone appassionate e professionali che negli anni sono diventate la mia famiglia. Nel 2019 divento mamma di Sara, e grazie a lei do vita ad altri progetti legati al mondo delle mamme e del settore food sempre per la Web365. Oggi dirigo 4 giornali e la mia passione per questo lavoro cresce ogni giorno di più.

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