22 September 2017

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PREMIO POGGIO BUSTONE: Intervista esclusiva al direttore artistico Maria Luisa Lafiandra

Dieci finalisti, dieci anni di vita, centinaia di sogni, molte storie di successo. La decima edizione del Premio Poggio Bustone ? pronta per il gran finale. A parlarcene ? il direttore artistico Maria Luisa

Dieci finalisti, dieci anni di vita, centinaia di sogni, molte storie di successo.
La decima edizione del Premio Poggio Bustone è pronta per il gran finale.
A parlarcene è il direttore artistico Maria Luisa Lafiandra. Quali sono le peculiarità delle finali di questa nuova edizione del Premio Poggio Bustone? Quest'anno abbiamo dieci artisti finalisti, con progetti artistici molto diversi tra loro, i testi che trattano di problematiche sociali si alternano a brani più spensierati ed originali, a voler fotografare una realtà giovanile sempre più eterogenea che ha molta facilità di relazioni con l'estero e che non si abbatte davanti alle problematiche della nostra società.
Abbiamo una generazione di cantautori ironici e pronti a muoversi e viaggiare con una facilità che prima non c'era. Come definirebbe l'evento di per sé? E' un evento tra i più dinamici, divertenti, senza momenti di noia, un evento che si vive come un respiro, col piacere di arrivare, essere colti da artisti incredibilmente talentuosi, poter cantare insieme alcuni dei brani che hanno fatto la musica italiana cosi grande e scoprire altri brani e nuovi artisti che hanno moltissimo da comunicare.
Un'emozione che non si aspetta, perchè la musica emergente è ricchissima di capacità espressive in grado di stupire sempre. In base alla sua esperienza, che consigli darebbe a un giovane artista desideroso di mettere alla prova il suo talento e di cimentarsi quindi in un contest musicale? Di fare più esperienza possibile direttamente sui palchi di piazze, locali, pub: bisogna imparare ad amare il pubblico, a viverlo, a farsi comprendere e per farlo i contest televisivi che filtrano la personalità dei nuovi talenti è quanto di più inutile e dannoso.
Gli artisti nascono in ogni generazione, ma per affinare la loro capacità comunicativa devono avere un palco, un pubblico vero, che li ascolti live e che viva della loro stessa emozione.
Scegliere realtà come il Premio Poggio Bustone significa scegliere di vivere la musica senza filtri e di vivere se stessi e la propria arte senza nessuna costruzione.
La musica è stata questo e dovrebbe tornare ad essere questo. La musica, come mestiere richiede impegno, sacrificio e perseveranza.
Un incoraggiamento a tutti i vinti e i vincitori del Premio? Giusto per spronarli a perseguire i loro sogni nonostante la crisi culturale che da anni miete anime gentili. Occuparsi di musica è una missione, oggi più di ieri, perchè arrivare a guadagnare con la musica è estremamente difficile, oggi.
Questo non sminuisce il valore che un musicista nella società deve rappresentare, perché cantare, comporre ed esibirsi è una necessità per chi ha la musica dentro e necessita di esprimersi.
Oggi sono molti i musicisti che hanno doppie vite, di giorno operai, impiegati, imprenditori e di sera musicisti...
magari riescono a ritagliarsi gli spazi per le prove, per la composizione nonostante a casa hanno già un figlio e questo è ciò che più di tutto oggi fotografa la realtà.
La musica è una missione che si deve avere il privilegio di tutelare e difendere, continuando a sognare e dedicarsi con devozione al piacere di suonare.
Un festival serio deve offrire umanità e professionalità proprio in virtù di questo.
Gli artisti, soprattutto giovani, non vanno presi in giro, vanno trattati con rispetto e tutelati, vanno aiutati a non smettere di sognare sapendo quanto vivere di sola musica, oggi più di ieri, sia davvero difficile, ma non per questo è meno importante il ruolo del musicista! Progetti per il futuro? Consolidare il nostro evento con altri 10 anni, arrivare ad avere maggiori sponsor cosi da poter avere più giorni di festival, con attenzione anche ad altre realtà musicali, a cover band, a giovani artisti che hanno progetti interessanti che meriterebbero degli showcase invece di limitarsi a esprimersi in un unico brano originale.
Ci piacerebbe avere tappe in varie parti d'Italia, toccare teatri e riportare la musica in piazza sempre di più, permettendo al pubblico di godere di musica gratuita senza limiti.

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