25 September 2017

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CARO AVVOCATO: responsabilitùà del ginecologo per il figlio nato malformato.

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: La Suprema Corte di Cassazione ha statuito, con la sentenza 22 maggio 2014 n.11364, la responsabilit? del ginecologo per aver causato danni patrimoniali anche futuri e non patrimoniali in

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: La Suprema Corte di Cassazione ha statuito, con la sentenza 22 maggio 2014 n.11364, la responsabilità del ginecologo per aver causato danni patrimoniali anche futuri e non patrimoniali in capo ad una coppia quale conseguenza della nascita di un bambino malformato poichè non aveva avvertito la coppia durante la gradivanza della madre. Nel caso di specie il ginecologo non aveva avvertito la futura mamma della presenza di malformazioni del nascituro in ragione della propria riserva mentale relativa all’obiezione di coscienza.
Per tale ragione egli ha dolosamente taciuto la patologia del feto impedendo alla madre di autodeterminarsi in ordine alla scelta di praticare l’aborto terapeutico.
Tale omissione informativa dolosa posta in essere dal medico preclude allo stesso anche la possibilità di avvalersi della garanzia assicurativa professionale prevista in caso di errore. Il ginecologo avrebbe potuto avvertire la donna e metterla in condizioni di eventualmente praticare l'aborto del feto malformato. In nostro ordinamento prevede difatti la possibilità del ricorso all’aborto terapeutico ex Legge 194/78, “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”.
La normativa prevede che si possa abortire entro i primi 90 giorni dal concepimento.
Il ricorso a questa pratica può avvenire solo quando il proseguimento della gravidanza rappresenti un serio rischio per la salute fisica o psichica della donna.
Tra le cause che possono mettere in pericolo la condizione della gestante sono annoverate non solo quelle che riguardano il suo stato clinico, ma anche le sue condizioni economiche, sociali o familiari, le circostanze in cui è avvenuto il concepimento o previsioni di malformazioni del nascituro Inoltre qualora la gravidanza o il parto comportino pongano in pericolo la vita della donna o quando siano accertate eventuali anomalie nel feto, il termine di 90 giorni può essere superato.

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