15 October 2017

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Bambino down rifiutato dai genitori adottivi lotta per la vita

  • Bambino down rifiutato dai genitori adottivi lotta per la vita
Diventare genitori ? per molti un percorso naturale, per altri una strada tortuosa e tutta in salita. Soprattutto i secondi sembrano disposti davvero a tutto pur di coronare un sogno tanto arduo da raggiungere ma a volte, nella

Diventare genitori è per molti un percorso naturale, per altri una strada tortuosa e tutta in salita.
Soprattutto i secondi sembrano disposti davvero a tutto pur di coronare un sogno tanto arduo da raggiungere ma a volte, nella foga della salita, dimenticano di chiedersi se sono pronti a quel grande passo, se le conseguenze in parte imprevedibili di quel percorso siano alla loro portata. CheDonna.it vi racconta oggi una storia che mette in dubbio proprio questa preparazione, la capacità di accettare i risvolti imprevedibili di un sogno e il dolore che ciò rischia di provocare. La storia che sta facendo il giro del mondo ha come protagonista Gammy, un bambino rifiutato dalla coppia che avrebbe dovuto crescerlo perché affetto dalla sindrome di down.
Un gesto che sta indignando l’intero Pianeta anche perché il piccolo ora si trova in ospedale in attesa di un delicato intervento. Il bambino down respinto dai genitori adottivi lotta per vivere «Vorrei dire a tutte le donne thailandesi di non entrare nel giro delle madri surrogate, non pensate solo ai soldi.
Perché se qualcosa va storto, nessuno vi aiuterà e il bambino sarà abbandonato ».
Così parla oggi Pattaramon Chanbua, 21 anni e madre di un bambino che sarebbe dovuto andare ad un’altra donna, in un altro Paese e con tutt’altre possibilità. La ragazza aveva infatti accettato di essere madre surrogata per una delle 400 coppie australiane che aspettano un figlio da ragazze thailandesi: la coppia aveva elargito 12mila dollari alla giovane perché donasse loro un figlio ma qualche cosa poi è andato storto.
Gli esami durante la gravidanza avevano evidenziato che i bimbi erano due e che uno dei due aveva qualche problema.
La coppia ha così preso la decisione che ora fa piombare su loro lo sdegno dell’intero Pianeta: accogliere solo il bambino sano. La mamma surrogata però non l’ha abbandonato, sentendo che quel bambino era suo e, nonostante la paura di non farcela, lotta per lui giorno dopo giorno.
Ora però uno scoglio forse insormontabile si pone sulla sua strada: Gammy soffre di una grave malformazione congenita al cuore e avrebbe bisogno di un intervento assai costoso, qualche cosa che la ragazza proprio non può permettersi.
Ecco dunque che la solidarietà fa la sua comparsa in una storia che di solidale fino ad ora aveva ben poco: dall’Australia alla Thailandia è partita una campagna di sostegno grazie al sito «Hope for Gammy» che ha già raccolto oltre 150mila dollari australiani, circa 100mila euro, due terzi di quelli necessari per l’operazione. Viene da chiedersi se tra tali donazioni ce ne sia anche una di quella coppia che non ce l’ha fatta, che ha lasciato Gammy al suo destino perché non corrispondeva perfettamente a quel sogno di famiglia perfetta che avevano coltivato e per il quale avevano lottato.
Giudicare un simile gesto potrebbe apparire facile, quasi scontato, l’ennesimo esempio dello strapotere dell’occidente e die soldi, ma noi non ce la sentiamo di giudicare una mancanza di coraggio che forse avrebbe potuto colpire anche altri.
Un invito però vogliamo farlo comunque: diventare genitori non è un diritto come tanti altri ma un dono e come tale comporta delle responsabilità su cui riflettere prima di lasciarsi travolgere dalla smania di raggiungere qualche cosa che pensiamo ci spetti di natura.

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