23 September 2017

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CARO AVVOCATO: no al mantenimento del figlio medico specializzando

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: La Suprema Cortee di Cassazione Cassazione ritorna ancora sul tema del mantenimento al figlio maggiorenne non ancora economicamente autosufficiente. Nel? caso affrontato dai giudici, una

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: La Suprema Cortee di Cassazione Cassazione ritorna ancora sul tema del mantenimento al figlio maggiorenne non ancora economicamente autosufficiente. Nel caso affrontato dai giudici, una coppia di coniugi giunge al divorzio in cui viene stabilito anche il mantenimento per i due figli di cui una già maggiorenne, specializzanda in medicina.
Il Tribunale, in primo grado, aveva rigettato la domanda di mantenimento della figlia spiegata dalla moglie, ritenendola autosufficiente e non del tutto priva di reddito derivante dal compenso percepito durante il quinquennio della specializzazione. La madre della ragazza aveva appellato la sentenza e la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione di primo grado dichiarando il padre tenuto al mantenimento della ragazza poiché gli emolumenti percepiti sono equiparabili a quelli dello specializzando ad una borsa di studio, e non avrebbero natura retributiva, anche alla luce della durata quinquennale e dell'importo degli stessi. Giunti dinnanzi alla Suprema Corte di Cassazione, viene nuovamente ribaltata la decisione assunta in secondo grado poichè ritenuto errato il riferimento ai rimborsi di cui alle borse di studio. Gli specializzandi sono in realtà sottoposti al regime fiscale e contributivo ed il d.lgs.
n.
368/1999, che disciplina la libera circolazione dei medici ed il riconoscimento dei titoli nell’ambito dell’Unione Europea, specifica all’art.
40 che “l'impegno richiesto per la formazione specialistica è pari a quello previsto per il personale medico del servizio sanitario nazionale a tempo pieno, assicurando la facoltà dell'esercizio della libera professione intramuraria”. Si parla di un trattamento economico che, nel caso di specie, era risultato pari ad euro 22.700 lordi annui.
La madre si era opposta facendo rilevare la precarietà del compenso percepito dalla figlia e la sua natura diversa dal corrispettivo di lavoro, perché connessa alla preparazione universitaria.

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