24 September 2017

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CINEMA: Intervista a Giorgio Pasotti, interprete del film "Sapore di te"

Come le ? capitato di essere scelto per questo film? Conoscevo i fratelli Vanzina e i loro film, ma non ci era mai capitato di lavorare insieme; quando mi hanno proposto questo ruolo ho letto con attenzione il copione, che mi ?

Come le è capitato di essere scelto per questo film? Conoscevo i fratelli Vanzina e i loro film, ma non ci era mai capitato di lavorare insieme; quando mi hanno proposto questo ruolo ho letto con attenzione il copione, che mi è piaciuto molto, e ho accettato volentieri perché si trattava di una sceneggiatura ricca, ed anche perché mi piaceva molto il mio personaggio.
Mi è sembrata una commedia che contiene un po’ tutti gli elementi del loro cinema: allegria, comicità, sentimenti, attenzione nella descrizione di caratteri e costumi di casa nostra.
Il copione si riferiva in qualche modo ad un loro film di culto che avevo visto da ragazzino e che ricordo sempre volentieri come “Sapore di mare”, ma non ne era il sequel o un rifacimento.
Di quel celebre film rimane la parte più interessante, ovvero il clima tipico di quegli anni romantici, sereni e pieni di grandi aspettative verso il futuro, ma i ruoli sono molto diversi: coprono un trentennio di vita di varie persone e arrivano fino ai nostri giorni.
Le varie vicende mi sono sembrate un piccolo sguardo acuto e rivelatore verso l’Italia e il tempo che passa, con alcuni elementi che si rinnovano e altri che rimangono invariati negli anni. Chi è il personaggio che lei interpreta? Armando è il figlio di un antiquario della Versilia, e ha sempre cercato di fuggire da quel mondo provinciale che sembrava stargli stretto.
È un trentenne controcorrente e anticonformista, che fino a quell’estate dell’84 si è goduto la vita e non si è lasciato sfuggire le occasioni sentimentali che gli sono capitate.
Fino a quando non arriva l’incontro fatale con Anna, un’affascinante ragazza toscana interpretata da Martina Stella.
Armando darà vita con lei ad una storia d’amore importante, che regalerà loro un figlio.
Le vicende si snodano dal 1984 ai nostri giorni, con una serie di colpi di scena.
Armando vivrà una piccola crisi di identità, quando rifletterà se quella che ha scelto è davvero la vita che vuole ma, poi tornerà sui suoi passi convinto più che mai che Anna sia la donna della sua vita. Come si è trovato con Carlo Vanzina, quali sono secondo lei le qualità che lo distinguono? È stata una meravigliosa scoperta, l’ho sempre conosciuto fuori dal lavoro come un gentiluomo molto educato, gentile e disponibile, e se di solito sui set queste virtù spariscono nella confusione e nella tensione del lavoro, lui invece si è rivelato straordinario; ha una tale esperienza da saper mantenere aplomb e serenità anche nei momenti più movimentati, rivelando una capacità innata di trasmetterle a tutta la troupe.
E poi Carlo è ineccepibile dal punto di vista professionale: dirige con piccoli tocchi, e questo è il dono di chi ha ben presente il quadro d’insieme, ha il montaggio finale ben chiaro nella sua testa e sa con precisione quello di cui ha bisogno.
È un regista che ti lascia spazio, ascolta proposte, suggerimenti e improvvisazioni, ma sempre nell’ambito di un copione solido di partenza; l’attore può ritagliarsi uno spazio di manovra e di libertà creativa, ma sempre all’interno di certi binari: recitare con lui è insomma un’esperienza più che piacevole. Come si è trovato con Martina Stella? Non è stata una scoperta, ma l’ho trovata sicuramente migliorata rispetto all’adolescente che avevo conosciuto 12 anni fa.
L’ho trovata cresciuta sotto ogni punto di vista, è diventata una professionista solida e concreta oltre che una donna molto simpatica con cui è piacevole collaborare: è allegra e disponibile ma anche affidabile e presente nel lavoro.
Col tempo poi ha acquistato un aspetto fisico e una maturità di donna che la rende ancora più affascinante. Che atteggiamento nutre in genere verso la commedia? Mi piace molto recitarla, e da spettatore mi diverte vedere le commedie intelligenti e ben fatte, mentre in genere cerco di evitare quelle superficiali e banali.
Nel caso dei fratelli Vanzina la sorpresa piacevole è trovarsi di fronte ad un divertimento popolare, ma di qualità che non è mai volgare e stupido.
E poi non va dimenticato che Carlo ed Enrico sono i figli di un grande autore satirico come Steno: hanno il cinema nel loro DNA, ne conoscono ogni minimo aspetto nei dettagli, sono attenti alla vita civile e sociale ed ai cambiamenti del costume e sono due incalliti cinephiles che si documentano su ogni tipo di film al punto da sembrare delle cineteche viventi! Il loro cinema apparentemente leggero è sempre ricco di cultura cinematografica e di citazioni. Secondo lei “Sapore di te” è un film che può rivelarsi attuale e non nostalgico? Non si tratta di nostalgia perché è facile accorgersi come certe costanti di comportamento si ripetano nel tempo: i meccanismi sono rimasti tali e quali: è stupefacente come la voglia di innamorarsi e la ricerca di un amore profondo siano identiche 30 anni fa come oggi; i sentimenti non hanno età né confini.
Le cose cambiano e si evolvono ma rimane il valore dei sentimenti, della famiglia, dei figli, tutto resiste e, aggiungo io, fortunatamente...

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