21 September 2017

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LIBRI: 'Tom Waits. Dalla parte sbagliata della strada'

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Nato dal fumo delle sigarette degli ultimi locali rimasti aperti sul Sunset Strip, il suono roco e arruffato della musica di Tom Waits è ormai leggenda.
Eppure al di là delle performance, le interviste e gli album, Waits non ha mai reso facile il lavoro di giornalisti e biografi.
Tuttavia Hoskyns raccoglie la sfida e non demorde.
Questo ne è l’appassionante, completo e non autorizzato risultato.
Una chicca per i fan e un filo di Arianna per chi si trova da poco nel seducente modo waitsiano. Scoperto da Herbert Cohen “leggenda vivente dello show business” in trasferta dal “suo” South Bronx al mitico club Troubadour di Hollywood, Tom Waits è stato l’epicentro della produzione musicale e artistica underground degli ultimi decenni.
Le sue numerosissime collaborazioni ben dipingono la caratura artistica del personaggio.
Eppure l’istrionico e agguerrito Waits non fu sempre a proprio agio. La sua gavetta fu il tour del 1973 con gli allora osannati Mothers of Invention e il loro terrificante (per un giovane cantautore) deus ex machina: “Frank Zappa m’intimidiva parecchio, era una specie di barone, un animale mitologico, sempre così sicuro di se stesso”.
Diviso tra la protezione di Cohen e la firma con la allora nuova etichetta Asylum, Waits si diede all’edonistica frequentazione di posti mitologici come il Tropicana Motor Hotel dove avevano soggiornato Jim Morrison e William Seward Burroughs e ancora Nick Cave e i Seeds vi alloggiavano quando si trovavano in città. Alla ricerca dello spirito di Kerouac e maestro di liriche bukowskiane, Waits si ritagliò un’immagine da beatnik che gli consentì ruoli via via più calzati proprio sulla sua vita di musicista sregolato.
L’esperienza di Daunbailò, l’eccezionale film di Jim Jarmusc e l’affiatamento con gli altri attori e il regista stesso è sintomatico di una carriera in cui la recitazione ha avuto una parte importante: il personaggio di Zack è in fondo una proiezione di Waits se stesso, un divertissement che Jarmusc assecondò e mise in sinergia con altri due personaggi davvero incredibili come Benigni e Lurie. Non fu quindi senza idee e lavoro che dalle etichette indipendenti passò alla Hall of Fame e ai Grammy, salvo lamentarsi quando Bone Machine vinse il Grammy come miglior album “alternativo” «Alternativo a cosa?» commentò, non senza ragioni, l’autore. Il sodalizio del 1980 con la moglie/musa/manager/coautrice Kathleen Brennan ormai inseparabile da lui (e partecipe della sua scelta di discrezione) lo portò a esperienze consacranti come le ultime svolte jazz e la valorizzazione degli inediti di Orphans, più l’augusta collaborazione con il regista teatrale d’avanguardia Robert Wilson.
Ma forse, negli ultimi anni, azzarda Hoskyns, le recensioni sul suo lavoro si sono appiattite: «È diventato un intoccabile, grazie soprattutto a Kathleen che l’ha commercializzato sotto un’altra marca».

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