14 October 2017

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CINEMA: Intervista a Matteo Leoni che interpreta Chicco in "Sapore di te"

  • CINEMA: Intervista a Matteo Leoni che interpreta Chicco in "Sapore di te"
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Il film “Sapore di te“ è un piccolo e divertente romanzo sentimentale sull’amicizia, l’amore, il successo e il destino.
Ce ne parla l’attore Matteo Leoni che nella pellicola interpreta il ruolo di Chicco nella pellicola. Come le è capitato di essere scelto per questo film? L’interesse verso di me da parte dei fratelli Vanzina risale a diverso tempo fa, eravamo stati sul punto di collaborare ad un altro progetto che poi si era arenato per un film ispirato al programma “Quelli dell’intervallo” che conducevo all’epoca su Disney Channel.
Durante la scorsa primavera ho sostenuto un normale provino con Carlo ed Enrico che per fortuna lo hanno apprezzato e mi hanno chiamato per un “call back” nel loro ufficio romano: ero nervoso e preoccupato ma loro mi hanno accolto molto benevolmente avvolgendomi con la loro serenità e la loro sicurezza.
Quando li ho incontrati la prima volta mi sembravano lontani e inarrivabili ma appena mi sono reso conto che conoscevano bene e apprezzavano il mio lavoro mi sono tranquillizzato, la loro attenzione e il loro rispetto mi hanno onorato e ora mi sembra ormai di conoscerli da sempre. Che cosa succede in scena al suo personaggio? Il Chicco che interpreto è legato strettamente al Luca di Eugenio Franceschini, ognuno è il miglior amico dell’altro, i due ragazzi vanno sempre in vacanza insieme e le loro vicende continueranno a coincidere e ad incrociarsi nel tempo.
Nonostante sia un romantico “innamorato cronico”, prudente e sfortunato nelle storie d’amore (con tutte le sfide e le sofferenze tipiche dell’età giovanile) Chicco alla fine raggiungerà il suo sogno di sposarsi e andrà a vivere felicemente con la donna che ha sempre amato: quando mi sono presentato sul set nella chiesa allestita per le riprese mi sono sentito in imbarazzo, mi sembrava che fossi sul punto di sposarmi davvero.
Del mio personaggio mi è piaciuta la circostanza che si avvicinava per alcuni aspetti a quello che facevo all’epoca di Disney Channel e cioè il suo essere in fondo un gran romantico: prima di toccare una donna Chicco deve comunque farle tutte le lodi possibili affinché lei ne resti colpita.
E poi è un burlone, un simpaticone che cerca sempre la battuta adeguata al momento giusto, mette sempre l’amicizia in primo piano e ne riceve a sua volta in cambio una buona dose e forse ha in comune con me il desiderio costante di scherzare e smitizzare tutto di cui io non riesco mai a fare a meno.
Quando me ne accorgo però mi tiro indietro, soprattutto sul luogo di lavoro: bisogna imporsi un limite, quando è il momento di recitare è sempre meglio farlo in un’aura di simpatia ma senza distrarsi troppo. Che tipo di rapporto si è creato sul set e fuori con Carlo Vanzina? Ho studiato a distanza Carlo senza chiedergli mai direttamente niente di particolare: il suo punto di forza secondo me è la velocità con cui gira, è un regista che sa prendere tutti per il verso giusto ed è sempre capace di creare una bella armonia professionale ed umana con il cast e la troupe.
Grazie a lui durante le riprese tutti si muovono di pari passo e in sintonia, sembrano andare col pilota automatico e danno il massimo per arrivare al miglior risultato possibile e per farlo il rapporto tra regista ed attori conta moltissimo.
Mi sono ritrovato molto a mio agio anche con Enrico Vanzina, che a sua volta era stato un grande estimatore del mio programma in tv: se uno sceneggiatore del suo calibro rivedeva chiaramente in me le caratteristiche del personaggio che aveva scritto forse aveva pensato direttamente a me anche in fase di scrittura e questo è stato molto gratificante. Come si è trovato con Eugenio Franceschini in scena e nella vita? Io ed Eugenio frequentiamo insieme da tre anni i corsi di recitazione del Centro Sperimentale di Cinematografia: si tratta di un’amicizia ben collaudata, quando ci siamo incontrati sul set avevamo già le basi pronte e tra noi è stato molto semplice intendersi: abbiamo studiato le scene insieme provando ogni dettaglio e “passandoci la palla” a vicenda e ovviamente sono stato molto più felice e a mio agio nel dover interagire in scena con lui e non con una persona che non conoscevo. Come è andata invece con gli altri compagni di lavoro? In generale molto bene con tutti ma una vera e propria scoperta è stato Maurizio Mattioli perché è una fucina continua di risate: ha uno spirito davvero contagioso, quando era in scena era difficile per tutti restare seri, nelle pause tra una ripresa e l’altra mi guardava e diceva con tono di finta minaccia: “C’hai ‘na faccia da sorcio”.
e poi: “Occhio a mia figlia., nun t’allargà”, esibendosi in una serie ininterrotta di battute da suocero geloso. Secondo lei a quale tipo di spettatori si rivolge il vostro film? A tutti quelli che avevano visto e apprezzato 30 anni fa “Sapore di mare” perché avevano vissuto gli anni’60 o perché li avevano conosciuti e scoperti meglio.
grazie a quel film.
Ma spero possa piacere anche a quella fetta di pubblico giovane di oggi che pur non sapendo niente di quella celebre commedia si ritrova davanti ad una storia degli anni ‘80 che poteva benissimo essere stata vissuta dai genitori ed in cui può rispecchiarsi pienamente: nonostante le nuove tecnologie le storie e le dinamiche sono sempre uguali. Ricorda qualche episodio particolare della lavorazione? Quando le riprese stavano per concludersi siamo andati in trasferta a Bolzano con tutta la troupe occupando un intero vagone di un treno Frecciarossa.
Una volta arrivati ci siamo sistemati in un residence fuori città con una vista splendida dove ci ritrovavamo tutti durante le pause: sembravamo un’allegra scolaresca in gita, si trattava degli ultimi giorni di lavoro, c’eravamo conosciuti meglio tutti, eravamo più sollevati e rilassati e abbiamo finito col rinsaldare e col rendere più forti tanti legami di amicizia destinati a durare.

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