17 October 2017

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CINEMA: Intervista a Nancy Brilli, protagonista del film "Sapore di te"

  • CINEMA: Intervista a Nancy Brilli, protagonista del film "Sapore di te"
Il grande successo di ?Sapore di mare? nel 1983, ambientato negli anni '60 rilanci? quegli anni e la colonna sonora di quell?epoca allegra e disincantata.?Dopo esattamente trent?anni i Vanzina tornano a Forte dei Marmi per

Il grande successo di “Sapore di mare” nel 1983, ambientato negli anni '60 rilanciò quegli anni e la colonna sonora di quell’epoca allegra e disincantata. Dopo esattamente trent’anni i Vanzina tornano a Forte dei Marmi per rilanciare gli anni '80.
Anni pieni di allegria e di canzoni altrettanto mitiche di quelle degli anni '60. Attraverso il racconto di due estati (quelle del 1983 e del 1984) il film "Sapore di te" illustra uno spaccato della società italiana di allora.
Ce ne parla Nancy Brilli, che fa parte del cast della pellicola. Che cosa succede in scena al suo personaggio? Io e Maurizio Mattioli diamo vita a due commercianti romani con un negozio ben avviato in periferia, siamo due popolani veraci che per elevarci socialmente abbiamo puntato tutto su nostra figlia Sabrina, l’abbiamo fatta studiare adeguatamente e attraverso di lei contiamo di migliorare la nostra condizione.
Lei a 17 anni è una ragazza affascinante e discreta che a differenza dei suoi genitori non parla il romanesco ma un italiano perfetto, è una sorta di principessina.
Mi piace molto il fatto che in scena io e mio marito siamo molto legati e viviamo in funzione di nostra figlia, pronti a tutto per renderla felice, come spesso accade a tanti genitori che si adoperano perché i figli possano avere quello che a loro non era stato concesso.
Ma in fondo finiamo col rivelare soprattutto di essere due persone profondamente perbene: Come si è trovata con Maurizio Mattioli? L’ho scoperto da vicino e mi ha davvero stupito, non immaginavo che mi sarei divertita così tanto.
È una macchina comica perfetta, si entusiasma, è una fucina continua di idee e proposte e partecipa sempre attivamente alla creazione del personaggio e della scena.
Alcuni attori quando arrivano sul set fanno soltanto quello che gli viene indicato, altri invece - come è tipico dei comici – cercano solo di mettersi in mostra ma per Maurizio non è mai questione di vanità, lui punta sempre ad un continuo arricchimento del personaggio e della sequenza.
Era molto carina ad esempio l’immagine di un “pupone” grande e grosso come lui che cercava il conforto di sua moglie dicendole: “ma me lo dai un bacetto?” Da cosa nascono le occasioni di divertimento quando siete in scena insieme? Ci sono molte battute divertenti, ma la nostra è soprattutto una commedia di situazioni, tutto quello che i nostri due personaggi si ritrovano a fare e il modo in cui si relazionano col mondo è molto buffo: cercano di comportarsi adeguatamente e naturalmente ma sono a disagio, provano ad essere all’altezza delle situazioni ma finiscono con l’incappare in errori e gaffes clamorose perché non sono affatto dei tipi raffinati.
La Elena che interpreto mi ha divertito perché è vera e credibile, sarebbe stato facile dipingerla soltanto come una “sgallettata” sopra le righe che si veste come una valletta di “Drive in” ma in realtà non è mai eccessiva, è una signora della piccola borghesia che vuole cercare di migliorarsi e che anche nelle sue ambizioni è sempre molto umana e credibile.
La sua è una tipologia che avevo ben presente, è una tipica madre di famiglia che ci tiene a star bene e a fare “bella figura”, cerca di parlare in modo civile ma sbaglia regolarmente vocabolo e diventa sua malgrado, come suo marito, una bella macchina di risate. Come si è trovata con Vincenzo Salemme? È un “teatrante” come me, può contare anche su un mestiere collaudato di attore che ogni anno vive in tournée un rapporto diretto col pubblico e che sa sempre cosa funziona e cosa no: è un grande professionista, un interprete di enorme talento.
Del mio mestiere mi piace molto il lato artistico e creativo e perciò apprezzo molto la gente che lo sa fare al meglio.
La commedia se non è fatta solo di “tormentoni” come tanta tv che siamo abituati a vedere è una cosa molto “tecnica” per cui mi piace chi la conosce a menadito come Vincenzo che è anche commediografo e regista ed è perfettamente padrone dei meccanismi giusti. Che cosa la lega così tanto alla commedia? Non saprei, forse certe caratteristiche anche fisiche, la faccia buffa.
Recitarla mi fa sentire attrice a tutto tondo, ho sempre interpretato storie di ogni tipo, penso che anche la poesia sia un ottimo strumento per comunicare, ma forse ho scelto spesso anche in teatro la commedia per il piacere di far ridere il pubblico, è una “droga” assoluta che ti esalta e ti dà una bella dipendenza: in questo contesto ho avuto il privilegio di incontrare diversi grandi uomini di teatro come Garinei e Giovannini, Enrico Montesano, Gigi Proietti o l’impresario Lucio Ardenzi che mi hanno offerto sempre la possibilità di ascoltare e restituire in palcoscenico qualcosa di nuovo. Come si è trovata con Carlo Vanzina? È veramente un grande professionista, ha il senso innato della commedia, mi è capitato più di una volta di trovarmi a girare con certi registi “approssimativi” ma Carlo invece sa sempre cosa vuole e cosa deve fare, anche se accoglie volentieri i suggerimenti e le idee dei suoi interpreti.
E poi è uno dei pochissimi registi nel cinema italiano di oggi ad accettare che una donna in scena non sia solo e sempre la fidanzata del protagonista, relegata in una parte secondaria o decorativa, ma che invece possa giocare alla pari con i comici maschi: in questo senso sono felice di essere per lui un’interlocutrice valida e credibile.
Penso a certe nostre commedie come “Febbre da cavallo - La mandrakata” con Proietti o “Un’estate al mare” con Enrico Brignano e mi rendo conto che con Carlo c’è sempre il grande piacere non solo di fare commedia come piace a me ma anche di sentirsi rispettata e valorizzata.

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