16 October 2017

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CINEMA: Intervista all'attore Forest Whitaker, protagonista del film "The butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca"

  • CINEMA: Intervista all'attore Forest Whitaker, protagonista del film "The butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca"
Interpretato da un potente?Forest Whitaker?(Premio Oscar per ?L?ultimo re di Scozia?) ?The butler ? Un maggiordomo alla Casa Bianca??? dedicato a un uomo molto speciale: Eugene Allen. Nero di umili origini, maggiordomo alla Casa

Interpretato da un potente Forest Whitaker (Premio Oscar per “L’ultimo re di Scozia”) “The butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca” è dedicato a un uomo molto speciale: Eugene Allen.
Nero di umili origini, maggiordomo alla Casa Bianca dal 1957 al 1986, è stato testimone della vita privata e delle vicende politiche di 7 presidenti degli Stati Uniti, da Harry Truman fino all’insediamento di Barack Obama. Il film racconta la tenacia e la determinazione di un uomo, la nascita di una nazione e la forza della famiglia.
Attraverso lo sguardo e le emozioni di Cecil Gaines (questo il nome del maggiordomo nel film) si ripercorrono gli eventi e i cambiamenti della scena socio-politica americana: dall’assassinio di John F.
Kennedy e di Martin Luther King, ai movimenti dei Freedom Riders e delle Black Panther, dalla Guerra del Vietnam allo scandalo del Watergate.
Ce ne parla l'attore Forest Whitaker. Questo film simultaneamente copre un grande arco di storia americana e racconta una storia padre-figlio, interpretati da lei e David Oyelowo.
Ci parli di questa dinamica. Credo che ciò che Lee Daniels ha realizzato con questo film sia estremamente potente, perché ha raccontato il movimento dei diritti civili attraverso il mio personaggio (Cecil) e suo figlio (Louis).
Mio figlio è in un primo momento un attivista al college, poi si unisce a Martin Luther King e in seguito Malcom X.
Si tratta di un’ampia varietà di personaggi in quel particolare movimento.
Nello stesso tempo mi vedete alla Casa Bianca durante quei momenti in cui le decisioni venivano prese dietro le quinte dai Presidenti Kennedy, Johnson, Nixon, Reagan, e così via.
Stavano dando una forma ai diritti civili e umani del paese e, in verità, del mondo. Inoltre, è una storia padre-figlio.
Il mio personaggio rappresenta la vecchia scuola e la vecchia guardia.
Con la sua sola presenza alla Casa Bianca, il suo comportamento e il suo atteggiamento di accettazione fa sì che le opinioni cambino.
In un certo senso, umanizzo la comunità nera perché il Presidente e il suo staff devono avere a che fare con me da un punto di vista umano.
Poi c’è mio figlio che affronta le stesse questioni per le strade con il movimento per i diritti civili attraverso marce e sit-in.
Il conflitto è tra di noi e le nostre differenti generazioni.
Tutto ciò che voglio è che mio figlio sia al sicuro e abbia una buona vita; è questo ciò che credo di fare quando scoraggio il suo attivismo.
La crescita per me è capire che anche io merito il riconoscimento di alcuni diritti, ed è attraverso mio figlio che arriverò a comprenderlo. Nella posizione di maggiordomo della Casa Bianca, Cecil sviluppa relazioni personali con i Presidenti e le First Ladies.
Quali pensa possano essere gli effetti positivi in un quadro più ampio? Ci sono stati tutti questi grandi personaggi come Colin Powell e Condoleezza Rice che hanno ricoperto ruoli di potere prima del Presidente Obama.
Non penso che Obama sarebbe diventato Presidente senza l’azione di personaggi come loro e senza la capacità delle persone di capire e di accettare che c’erano afro-americani a ricoprire posizioni di potere.
Questi personaggi hanno fatto spostare le posizioni della pubblica opinione anche solo inconsciamente.
Credo che Obama fosse destinato a ricoprire la sua posizione e sono davvero felice l’abbia fatto.
Ma il destino ha i suoi percorsi e le cose si consolidano, come Malcolm Gladwell avrebbe detto, fino al momento in cui si arriva ad un punto critico. In questo senso penso che il personaggio di Cecil sia un buon esempio di una persona che contribuisce a modificare le opinioni sulle questioni razziali.
Nel film la cravatta di Kennedy e la spilla di Johnson sono i due regali che Cecil riceve e conserva.
Entrambi questi presidenti hanno mutato la politica per i diritti civili del paese; ha iniziato Kennedy prima che fosse assassinato e poi Johnson - sebbene sia stato a volte definito razzista e denigrato per la sua posizione sul Vietnam - che ha fatto cose di monumentale importanza per i diritti civili negli Stati Uniti e per far approvare le leggi. Cecil si dispiace quando suo figlio dice che Sidney Poitier è solo un nero che si comporta come un bianco vorrebbe che facesse.
Come lo interpreta? Cecil si arrabbia perché nella sua mente Sidney Poitier è un attivista e un pioniere.
Film come INCONTRO AL CENTRAL PARK (A PATCH OF BLUE) e L'ANGELO DELLA MORTE (BROTHER JOHN) erano ritenuti impossibili per gli uomini di colore prima di lui.
Le strade che ha spianato vengono ancora oggi percorse, il lavoro e l’apertura che ha creato sono stati senza precedenti.
Quando il figlio di Cecil sostiene che questo uomo non merita rispetto, Cecil vorrebbe essere cordiale come un padre, ma per lui è troppo da sopportare. Detto questo, ciò che di veramente grande compie Lee Daniels con il film è esplorare l’atteggiamento da “Zio Tom” dei neri che si pongono in modo servile nei confronti dei bianchi.
Louis, il figlio del mio personaggio, mi vede come uno Zio Tom e per questo ne è a volte imbarazzato.
Martin Luther King gli spiega quanto sia importante la mia posizione alla Casa Bianca.
Persone come Bill “Bojangles” Robinson e Louis Armstrong furono considerate per un periodo di tempo degli “Zii Tom”.
Ma prima di loro la gente afro-americana non si era mai vista in certi ambienti o era entrata in certe stanze perché alle persone di colore non era consentito.
Furono degli attivisti e percorsero strade mai battute prima per aprire la via ad altri.
Se si passa attraverso una giungla e si sta utilizzando un machete per superare gli arbusti che ci si trovano davanti, bisogna sapere che la persona che li ha tagliati buttandoli a terra ha aperto una strada affinché si possa andare avanti. Come è stato lavorare con tutti questi attori che hanno impersonato i Presidenti degli Stati Uniti. Beh, è stato fantastico perché sono stato una sorta di collegamento comune.
Questo è la cosa particolare di chi lavora alla Casa Bianca, è la loro casa in un certo senso.
Quando ho incontrato alcuni veri maggiordomi che avevano lavorato lì, dissero che erano stati lì per anni e avevano visto presidenti andare e venire rimanendo sempre a fare il loro lavoro dietro le quinte. Mentre giravamo, ogni nuovo Presidente è stata una nuova esperienza.
John Cusack interpreta una sorta di folle Nixon.
Ero emozionato all’idea di lavorare con lui poiché è un grande attore.
La scena in cui lui è nel bel mezzo del Watergate e guarda e riguarda le registrazioni è stata molto eccitante da girare.
James Marsden ha portato una certa naturalezza e rilassatezza al ruolo di Kennedy.
Ho adorato lavorare insieme a lui.
Il suo personaggio è estremamente collegato al mio.
Avevo lavorato con Robin Williams in precedenza e apprezzo la sua calma e semplicità nel ruolo di Eisenhower...
è stato estremamente delicato ed ha fatto un incredibile lavoro nel ritrarre e trasmettere il senso di sofferenza e di contemplazione. Si tratta anche del film che ha visto il ritorno di Oprah alla recitazione.
Cosa pensa in particolare l’abbia convinta a tornare? Naturalmente Oprah conosceva Lee dalla produzione di PRECIOUS e lo riteneva un regista degno di fiducia.
Io e lei ci conoscevamo da tempo e avremmo voluto lavorare insieme per un po’.
Penso che principalmente per Oprah era importante ciò che il film raccontava dal punto di vista storico e che mostrava l’America attraverso quello sguardo.
Credo inoltre fosse interessata ad esplorare gli aspetti della famiglia e dell’amore.
Uno degli aspetti che i nostri personaggi condividono come marito e moglie per tutto il film è il grande legame di amore che li unisce anche attraverso tutte le difficoltà, l’alcolismo di Gloria e tutto il resto.
Credo che come artista sia stata affascinata dal personaggio per la sua complessità e la sua potenza ed ha fatto un lavoro formidabile.
Sono davvero felice di aver fatto questo film con lei – non avrei potuto immaginare di farlo con nessun’altra.

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