15 October 2017

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LIBRI: Intervista a Alessandra Poma, autrice del romanzo 'Il vascello del diavolo'

  • LIBRI: Intervista a Alessandra Poma, autrice del romanzo 'Il vascello del diavolo'
Alessandra Poma, autrice del libro "Il vascello del diavolo", ci svela gli ingredienti del mistero disseminati tra le righe del suo romanzo d'esordio... Scoprite con noi i segreti celati nel testo e anche quelli di questa giovane

Alessandra Poma, autrice del libro "Il vascello del diavolo", ci svela gli ingredienti del mistero disseminati tra le righe del suo romanzo d'esordio...
Scoprite con noi i segreti celati nel testo e anche quelli di questa giovane scrittrice! Come è iniziata la tua avventura di scrittrice? Scrivo da quando ho 14 anni, età in cui ho iniziato il mio primo romanzo per ragazzi, “Il vascello del diavolo”, pubblicato nel 2013 da Nadia Camandona Editore.
Dopo di che, la passione per la scrittura, nata in me da bambina, non mi ha mai abbandonato in questi anni e adesso è più forte che mai.
Ho incominciato a scrivere per gioco, non avevo alcuna intenzione di pubblicare; poi la situazione mi è “sfuggita di mano”, si direbbe, positivamente! Il mio primo approccio alla scrittura era totalmente caotico, non mi ero fatta alcun progetto: quando ho iniziato a scrivere “Il vascello del diavolo”, non avevo alcuna idea di quale sarebbe stata la trama! In realtà, non sapevo niente, né in quale tempo avrei ambientato la storia, né chi sarebbero stati i protagonisti, né di che cosa parlare.
Ho scoperto che sarebbe diventata una storia di pirati solo al terzo capitolo! In pratica, mentre scrivevo, per tutto il corso del libro, non sapevo quello che sarebbe successo nella pagina seguente finché non lo avessi scritto.
Vivevo l’avventura con i miei personaggi, sempre.
Adesso la musica è cambiata: mi documento e costruisco la trama prima di iniziare, almeno a grandi linee; anche se raramente rispetto il programma originario e spesso mi capita di incontrare un personaggio che non mi sarei mai aspettata sarebbe apparso nella mia storia.
Lo so che sembra una follia, ma è davvero così. Cosa ne pensi della letteratura fantasy italiana? Premetto che, nonostante il mio primo libro fosse un fantasy, non sono una lettrice accanita del genere.
Preferisco i romanzi storici e di avventura, purché ambientati nel passato, e questo spiega le mie scelte di scrittura successive! Personalmente, tuttavia, ho avuto modo di apprezzare una grandissima scrittrice fantasy: Licia Troisi.
Il suo nome dice tutto.
È molto facile che possa essere con lei che il fantasy italiano emerga definitivamente, dato che, per adesso, a questo genere si associano i nomi stranieri di Tolkien e J.
K.
Rowling.
Sulla Troisi, una regina nel suo campo, l’Italia può contare: con lei, anche il fantasy italiano sfonderà le barriere internazionali, come quello inglese e americano. Il tuo libro “Il vascello del diavolo” è destinato a un pubblico di giovanissimi? “Il vascello del diavolo” è destinato prevalentemente ai ragazzi/ragazzini dell'età che avevo io quanto ho scritto il libro, quindi 14/16 anni, ma anche 13 e 17, secondo l’editrice.
Naturalmente, deve piacere il genere. Descrivi il tuo romanzo con un aggettivo o con un epiteto, spiegandoci il perché. SOGNO.
Credo che sia il termine più indicato.
Il libro, dopo il breve scorcio iniziale su un’impiccagione – avvenimento che, peraltro, anticipa il momento fondamentale dell’ultimo capitolo – incomincia come potrebbe incominciare un sogno: in medias res.
James, il protagonista, sta correndo come un forsennato su una scogliera durante una notte di tempesta e trova rifugio in un castello.
Tutto – l’ambientazione gotica, la situazione, James stesso – sembra uscito da un sogno, si materializza come dal nulla.
La nave misteriosa, il famigerato veliero dell’Olonese, Il Giglio di Fuoco, è il vascello del diavolo, costruito dal diavolo a seguito di un antico patto, che lega l’anima di James con quella degli altri pirati maledetti; è il punto di partenza, ciò che porta il protagonista ad intraprendere una formidabile avventura, ai confini dell’onirico.
Come un sogno inizia e come un sogno finisce: la nave riconquistata fa vela verso l’orizzonte, per un luogo non specificato, svanendo così com’è apparsa: in quel tutto che si mescola e si scinde con il nulla. Da grande estimatrice delle jolly roger piratesche, ho sempre amato le storie dei bucanieri.
Qual è il pirata che ti affascina di più È difficile scegliere un pirata, tra tutti i grandi che hanno solcato quelle acque.
In modo estremamente irritante, mi verrebbe da rispondere: “tutti quelli vissuti tra il 1690 e il 1720, l’Età dell’Oro ufficiale della pirateria”, ma non voglio essere irritante, quindi tenterò di approfondire.
L’Olonese è un genio.
L’evento più sensazionale che abbia glorificato il suo nome nei secoli è sicuramente quello avvenuto nell’agosto del 1666 (l’anno che termina con il numero del diavolo): con otto navi e seicento uomini e l’aiuto del Basco, ha messo in ginocchio la città, definita “imprendibile”, di Maracaibo, sulle coste del Venezuela, che era protetta da un migliaio di uomini e da una cinquantina di cannoni. L’Olonese attese la notte per avvicinarsi alla baia, divise in due squadre le barche e fece dirigere i suoi uomini verso i forti, che vennero attaccati contemporaneamente: i pirati uccisero le sentinelle e misero fuori uso i cannoni.
A quel punto la città era condannata.
Non da meno fu Henry Morgan, che devastò Porto Principe, nei Caraibi, non lontano da Tortuga.
Egli, come l’Olonese, era uno dei membri dei Fratelli della Costa, una vera e propria associazione a delinquere piratesca. Per non parlare di Edward Teach, meglio conosciuto come Barbanera, e delle numerosissime piratesse che hanno infestato i mari d’Occidente e d’Oriente; tra le più famose: Anne Bonney, Mary Read e la signora Chang, la prostituta che divenne pirata.
Non esiste un pirata che mi affascini di più degli altri, non saprei chi scegliere.
Li adoro tutti, in quanto geni, guerrieri, marinai, strateghi, eroi delle tenebre, in una parola pirati. Un saluto ai lettori di CheDonna.it… Ringrazio tutti i lettori di CheDonna.it e faccio loro un grande saluto, sperando di non averli annoiati con il mio intervento.
Augurandomi di essere riuscita a farvi venire un po’ di curiosità, dico a tutti… Buona lettura!

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