17 October 2017

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LIBRI: Intervista allo scrittore Alphonse Petri

  • LIBRI: Intervista allo scrittore Alphonse Petri
Cosa le ha principalmente dato l?ispirazione per la scrittura del suo libro "L'indovinello del barbiere"? Scrivere ? stato necessario per portare alla luce una parte di me sotterranea e nascosta. Mi ha dato la possibilit? di

Cosa le ha principalmente dato l’ispirazione per la scrittura del suo libro "L'indovinello del barbiere"? Scrivere è stato necessario per portare alla luce una parte di me sotterranea e nascosta.
Mi ha dato la possibilità di vedere più chiaramente chi sono.
In pratica, è come indossare un paio di occhiali molto potenti. Quando ha scritto il suo primo libro e perché? Ho sempre scritto per me stesso, ma nel 2011 ho deciso di proporre a una casa editrice il mio primo vero romanzo "L'indovinello del barbiere", perché mi sembrava potesse interessare a chi, come me, desidera oltrepassare i confini della propria coscienza. Cosa si aspetta dalla dall’editore? Non mi aspetto molto dal mio editore perché conosco le leggi del mercato.
Se non sei un personaggio noto è molto difficile che qualcuno comperi il tuo libro, soprattutto se in libreria non lo trovi.
Lo potresti ordinare se ne conoscessi l'esistenza, ma ciò implicherebbe un investimento economico importante per la pubblicità.
Chi investirebbe in un emerito sconosciuto? C'è un collegamento particolare tra lei ed il personaggio del racconto o è solo frutto della sua immaginazione? Il protagonista del mio racconto sono semplicemente io.
Ciò non significa che sia un'autobiografia.
Comunque, è un modo per raccontarsi e dare ad altri una parte di sé. In che situazione ama scrivere i suoi libri? Di notte di giorno, in una stanza particolare, in un momento particolare della sua giornata, in viaggio? Scrivo dove mi trovo, anche sull'autobus, se mi viene l'ispirazione.
Come ho già detto scrivere è una necessità.
Mangi quando hai fame e bevi quando hai sete.
Senti l'esigenza di farlo e basta. Per descrivere personaggi a chi si è riferito nella vita reale? Alcuni personaggi del mio libro sono reali mentre altri sono completamente inventati, anche se hanno i piedi ben attaccati al suolo.
Altri ancora sono invece impalpabili, soffusi, poco umani.
Rappresentano le nostre debolezze o i nostri desideri.
Percorrono vie non usuali, trasportati dal vento dei pensieri.
Forse, un modo per raggiungere chi non abita più su questa Terra. Se è frutto della sua fantasia, come li costruisce i discorsi ed i comportamenti di qualcuno che non è mai esistito, si appoggia a qualche suo frammento di razionalità? I dialoghi fra i personaggi sono molto spesso una rappresentazione scenica di ciò che accade dentro di me.
Nell'intimo essere di tutti noi credo convivano mille personaggi con personalità ben distinte.
Ognuno vuole dire la sua, esprimere convinzioni o dubbi, fare domande e trovare risposte.
Talvolta litigano fra loro e come risultato puoi ottenere di far chiarezza nella tua mente o puoi rimediare soltanto un gran mal di testa! Il luogo dove si svolge la storia è determinante? I luoghi dove si snoda il racconto sono fondamentali.
Il lungo viaggio affrontato dal protagonista inizia e finisce nello stesso posto, non molto distante da dove abito attualmente.
Le città descritte sono da me profondamente amate, in particolare Antibes, dove si trova la scultura di Plensa: "Nomade".
Consiglio a tutti di andare a visitarla perché è un fantastico modo di "vivere l'arte" come di rado capita.
Si può entrare all'interno di questo gigantesco uomo seduto a guardare il mare, fatto d'acciaio in cui sono forgiate tutte le lettere dell'alfabeto.
Un luogo magico che invita alla riflessione.
Lì si incontrano i personaggi chiave del romanzo che rappresentano le nostre ferite, le cicatrici dolenti, gli errori commessi e mai pagati abbastanza.
Proprio dal confronto fra i personaggi nasce l'idea di riscattarsi per avere una seconda chance e provare a perdonarsi.
Amarsi per poter amare.

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