24 September 2017

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CARO AVVOCATO: sì al protesto se il traente si rifiuta di pagare

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: Una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione ha affrontato ancora una volta l'annoso problema dei limiti stabiliti per il protesto di un assegno. In caso di specie riguarda un

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: Una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione ha affrontato ancora una volta l'annoso problema dei limiti stabiliti per il protesto di un assegno. In caso di specie riguarda un soggetto che, una volta emesso l'assegno, aveva dato l'ordine alla sua banca di non pagarlo una volta presentato all'incasso.
Tale ordine era stato manifestato in forma scritta, con espresso esonero di responsabilità a carico della banca. Ebbene, nel caso di specie la Corte di Cassazione, ha ritenuto che il traente che si rifiuti di ottemperare al pagamento dell'assegno si assume il rischio del protesto, anche si il rifiuto è dettato dal timore dell'inadempimento altrui. Osserva, infatti, la Suprema Corte che l’ordine di non pagare la somma recata dall’assegno bancario ha effetto, ex art.
35 r.d.
1736/1933, solo dopo che sia spirato il termine di presentazione. La norma in questione ha “la doppia funzione di garantire la conservazione della provvista, a tutela dell’affidamento del prenditore, quanto meno fino alla scadenza del termine di presentazione, e di consentire al traente, scaduto tale termine, di riacquistare la libertà di disporre della provvista, potendo l’assegno essere pagato anche successivamente alla scadenza di esso”.

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