14 October 2017

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CARO AVVOCATO: pubblicità comparativa e pubblicità ingannevole

  • CARO AVVOCATO: pubblicità comparativa e pubblicità ingannevole
L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: Quante volte i prodotti che acquistiano non rispecchiano lo stesso standard che in realt? viene assicurato con spot pubblicitari? Come pu? difendersi il consumatore dai

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: Quante volte i prodotti che acquistiano non rispecchiano lo stesso standard che in realtà viene assicurato con spot pubblicitari? Come può difendersi il consumatore dai raggiri? Innanzitutto occorre distinguere la pubblicità meramente comparativa dalla pubblicità ingannevole. La pubblicità comparativa non è di per sé illecita.
Essa può essere uno strumento d'informazione che consente al consumatore una migliore valutazione dei meriti di ciascun operatore, della qualità delle loro prestazioni e del loro costo e, quindi, una scelta più consapevole. In questa ottica può, quindi, costituire uno stimolo della concorrenza nell'interesse dei consumatori.
Per tale ragione un divieto assoluto della pubblicità comparativa sarebbe un ostacolo alla libera concorrenza. Tuttavia, la pubblicità comparativa, se ingannevole e illegittimamente comparativa, può causare effetti distorsivi per la concorrenza e incidere negativamente sulle scelte dei consumatori.
Essa, pertanto, per costituire un mezzo legittimo d'informazione dei consumatori ed essere lecita, oltre a non essere ingannevole, deve confrontare beni o servizi secondo criteri obiettivi. La Direttiva n.
2006/114/CE, che ha sostituito la Direttiva n.
97/55/CE, ed è stata attuata nel nostro ordinamento nel D.Lgs.
n.
145/2007, prevede quali siano le condizioni di liceità della pubblicità comparativa e quali siano i criteri di confronto obiettivo delle caratteristiche dei beni o servizi. La pubblicità non deve essere ingannevole, deve operare una comparazione tra beni omogenei, caratteristiche essenziali e verificabili, non deve ingenerare confusione sul mercato, non deve creare discredito o denigrazione ad un concorrente e non deve procurare all'autore della pubblicità un indebito vantaggio tratto dalla notorietà connessa al marchio o ad altro segno distintivo.

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