25 September 2017

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CARO AVVOCATO: cosa si intende per mobbing

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: ?Il mobbing presuppone l'esistenza e, quindi, l'allegazione di una serie di atti vessatori collegati al fine della emarginazione del lavoratore, non rivelandosi sufficiente la

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: Il mobbing presuppone l'esistenza e, quindi, l'allegazione di una serie di atti vessatori collegati al fine della emarginazione del lavoratore, non rivelandosi sufficiente la prospettazione di mero svuotamento di mansioni, occorrendo, ai fini della deduzione della predetta fattispecie, anche l'allegazione di una preordinazione finalizzata alla emarginazione del dipendente. Il concetto di mobbing è alquanto indeterminato, ancorchè possa considerarsi tale quell'insieme di condotte vessatorie e persecutorie del datore di lavoro, o comunque emergenti nell'ambito lavorativo, concretizzanti la lesione della salute psico-fisica e dell'integrità del dipendente e che postulano, ove sussistenti, un'adeguata tutela anche di tipo risarcitorio Per aversi mobbing è richiesto che l'azione offensiva posta in essere a danno del lavoratore sia sistematica, frequente e con una serie prolungata di atti.
Inoltre è richiesto che abbia le caratteristiche oggettive di persecuzione e discriminazione o che riveli intenti meramente emulativ. Stante la natura contrattuale dell'illecito, grava sul lavoratore l'onere di provare tutta la serie di circostanze ed accadimenti storici onde dimostrare l'intento persecutorio sotteso alle condotte datoriali rivolte nei confronti del prestatore di lavoro. Nell'ipotesi in cui il lavoratore chieda il risarcimento del danno patito alla propria integrità psicofisica in conseguenza di una pluralità di comportamenti del datore di lavoro e dei colleghi di lavoro di natura asseritamente vessatoria, il giudice del merito, pur nella accertata insussistenza di un intento persecutorio idoneo a unificare tutti gli episodi addotti dall'interessato e quindi della configurabilità del mobbing, è tenuto valutare se alcuni dei comportamenti denunciati - esaminati singolarmente ma sempre in relazione agli altri- pur non essendo accomunati dal medesimo fine persecutorio, possono essere considerati vessatori e mortificanti per il lavoratore e, come tali, siano ascrivibili alla responsabilità del datore di lavoro che possa essere chiamato a risponderne ovviamente nei soli limiti dei danni a lui imputabili.

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