24 September 2017

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CARO AVVOCATO: prescrizione del risarcimento del danno per emotrasfusioni

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: Una sentenza di pochi giorni fa del Tribunale di Roma ha statuito nuovamente sul dibattuto tema delle emotrasfusioni e sul risarcimento del danno a causa di trasfusioni che hanno

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: Una sentenza di pochi giorni fa del Tribunale di Roma ha statuito nuovamente sul dibattuto tema delle emotrasfusioni e sul risarcimento del danno a causa di trasfusioni che hanno infettato pazienti perfettamente sani. Innanzitutto, vi è da rilevare che, in questa materia, è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione in tema di prescrizione della richiesta di risarcimento del danno atteso che, in molti pazienti, la malattia si manifestava anche dopo anni dalla trasfusione e che, pertanto, diveniva impossibile far valere il diritto. La Suprema Corte, a Sezioni Unite, ha invece stabilito che "Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno di chi assume di aver contratto per contagio una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo decorre, a norma degli artt.
2935 e 2947, c.
1, c.c, non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione che produce il danno altrui o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, ma dal momento in cui viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l’ordinaria oggettiva diligenza e tenuto conto della diffusione delle conoscenze scientifiche”. Dunque il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno per il soggetto che afferma di aver contratto per contagio una malattia, a causa di un fatto doloso o colposo di un terzo, decorre non dal giorno in cui il terzo determina la condizione che produce il danno altrui o in cui la malattia si manifesta all'esterno, ma dal momento in cui viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto derivante dal comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l'ordinaria oggettiva diligenza e considerando le conoscenze scientifiche diffuse. L’onere della prova della provenienza del sangue utilizzato e dei controlli eseguiti grava, poi, non solo sul danneggiato, ma anche sulla struttura sanitaria che dispone per legge, o per regola tecnica, della documentazione sulla “tracciabilità”.  

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