24 October 2017

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La tragedia di Haiti raccontata da un'haitiana: Ketia Boncy

  • La tragedia di Haiti raccontata da un'haitiana: Ketia Boncy
Telegiornali e quotidiani raccontano i fatti, ma ? la verit?? Haiti, Mar dei Caraibi. La perla delle Antille. Un posto paradisiaco dove trascorrere una vacanza da sogno, frequentato da turisti di tutto il

Telegiornali e quotidiani raccontano i fatti, ma è la verità? Haiti, Mar dei Caraibi.
La perla delle Antille.
Un posto paradisiaco dove trascorrere una vacanza da sogno, frequentato da turisti di tutto il mondo ed eventualmente un posto dove poter passare la vecchiaia in serenità.
Il 28 febbraio 2005 The Independent pubblica una fotografia, dimostrando che "ad Haiti i bambini vengono sfamati con biscotti di fango".
Nessuno lo avrebbe mai pensato, se Haiti non fosse arrivata sulle prime pagine dei giornali dopo il devastante terremoto di un anno fa.
Eppure ancora oggi molti pensano che Haiti sia in queste condizioni disastrose solo a causa dell'evento tellurico.
Dimenticate la foto che avete visto prima e guardate questa: La piccola storia di Haiti si è mescolata per secoli con quella più prepotente del resto del mondo: lo spirito Liberté, Égalité, Fraternité divenne il motto di Haiti; gli schiavi si ribellarono per la prima volta ai padroni e al colonialismo; crearono la seconda nazione indipendente nelle Americhe e la prima nera al mondo.
Gli stati USA del sud tremarono per la loro economia all’idea che si diffondesse il vento di libertà proveniente da Haiti e cercarono di influenzare Washington per un intervento repressivo, contribuendo a creare i presupposti per la secessione.
Successivamente, la posizione geografica divenne strategica e, quindi, assai appetibile per le potenze mondiali: prima grazie alla vicinanza con il Canale di Panama e poi con la Cuba castrista.
Invasioni e ritiri a più riprese da parte degli Stati Uniti; amore e odio, riconoscenza e insofferenza del popolo verso gli occupanti.
E, in seguito, ancora Haiti rimase un esempio, un luogo di esercizio e un incrocio importante per una sorta di Grande Gioco, politico ed economico, tra altri stati piccoli e grandi.
Fino ad oggi: l'ex presidente (dittatore?) Jean Claude Duvalier, in esilio per 25 anni, torna ad Haiti "per aiutare il suo Paese in un momento di grossa difficoltà".Ne parlo con Ketia Boncy, haitiana doc, in Italia da 17 anni.
Vive nella provincia di Como e lavora in un negozio di abbigliamento.
Fa parte dell'Associazione Haititalia, nata nel 2009 per dare sostegno alla popolazione di Haiti. Ketia, quando hai lasciato Haiti quanti anni avevi, e che ricordi hai di allora? Quando ho lasciato Haiti avevo 13 anni.
La povertà c'era, ma per me era come vederla da un castello dorato perchè mio padre aveva un buon lavoro e potevamo permetterci la scuola privata, una domestica.
Non avevamo il problema della fame, c'era sempre qualcosa in tavola.
Ma questo solo dopo che mio padre ha trovato lavoro, perchè prima si viveva con la paura di non sapere se la sera o il giorno dopo avresti mangiato. Che lavoro fa tuo padre? Mio padre è uno scultore, uno dei più conosciuti ad Haiti.
I primi ad arrivare in Italia siamo state io, mia madre e le mie tre sorelle.
Cinque anni dopo è arrivato anche lui, ma non è facile per uno scultore trovare lavoro in un Paese straniero, soprattutto quando insorgono anche problemi a causa della lingua.
Così lui è tornato ad Haiti. Sei mai tornata ad Haiti? Ci sono tornata nel 2004, ma non la riconoscevo più.
Ci sono rimasta per un mese, e ho impiegato qualche giorno prima di ambientarmi, perchè era devastata dalla povertà e dalla fame, e non mi aspettavo un'impressione simile.
Sono rimasta molto scioccata.
Non era il paese che avevo lasciato. Parliamo della catastrofe che ha portato il terremoto.
Tu che hai contatti con la gente del posto, sai darci notizie più precise sulla situazione in cui versa il Paese? Io cerco di telefonare ogni giorno a mio padre, ma le comunicazioni non funzionano.
Parlo più spesso con mia zia, che è tornata ad Haiti.
A dispetto di ciò che riportano molti giornali e telegiornali, siamo in piena emergenza.
Vi faccio notare che in tv fanno vedere sempre la capitale (Port au Prince), che è il posto messo meglio al momento.
Non so se è un caso che il Governo, dopo il terremoto, suggerì alla popolazione di trasferirsi nelle province.
Beh, è proprio lì che la situazione è più drammatica.
In un anno non è cambiato nulla, anzi.
Ci sono macerie ovunque, molte città sono isolate perchè i trasporti non funzionano o le strade sono chiuse.
Sono totalmente abbandonate.
In quali condizioni vive chi è rimasto ad Haiti? A dispetto di quel che fanno vedere le persone non vivono in tenda.
Magari fosse così.
Le "tende" le hanno dovute improvvisare con due pali infilati nel terreno e un sacco dell'immondizia per ripararsi.
Non c'è da stupirsi se è scoppiato il colera.
Anche dove vivevo con la mia famiglia e dove vive attualmente mio padre le cose non vanno meglio.
I primi tempi mio padre dormiva in piedi.
Siamo abituati a vedere, anche nelle foto più drammatiche, gli haitiani con un sorriso abbozzato sul viso. Gli haitiani sono orgogliosi, non ti direbbero mai che le cose vanno male.
Anche se stanno malissimo, hanno un sorriso per tutti.
E' un popolo forte. Duvalier è tornato proprio oggi ad Haiti, acclamato da chi lo amava.
Ma la storia non ci ha lasciato un bel ricordo di lui e del suo modo di governare il Paese.
Che ne pensi? Tornare ad Haiti per aiutare il popolo dopo il terremoto è solo una scusa.
Duvalier è la fotocopia di Hitler, a mio parere.
Tu fai parte di Haititalia, un'associazione che aiuta le popolazioni di Haiti. Sì, Haititalia è nata nel 2009, prima del terremoto, per consentire agli haitiani emigrati all'estero di inviare aiuti a chi è rimasto.
Si è rivelata provvidenziale, dopo il terremoto. Abbiamo organizzato una raccolta alimentare, grazie anche all'aiuto dei Camilliani di Torino.
Ma abbiamo bisogno dell'aiuto, anche minimo, di tutti.
Nel mio piccolo, organizzo serate di sensibilizzazione per racimolare medicine o denaro per acquistarle e mandarle ad Haiti.
E ringrazio tutti coloro che hanno aderito, tutti. Grazie a te per la tua toccante testimonianza, Ketia. Ketia è emozionata anche se, da buona haitiana, cerca di mantenere il controllo di sè.
In basso trovate il link al sito di Haititalia.
L'informazione è importante, l'aiuto un dovere civile. www.haititalia.org