16 October 2017

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CARO AVVOCATO: ingiurie nelle assemblee condominiali

  • CARO AVVOCATO: ingiurie nelle assemblee condominiali
L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: Purtroppo, sempre pi? spesso le assemblee condominiali sono teatri di litigi, dove ogni condomino ha modo di sfogare la propria rabbia nei confronti del vicino o dell'amministratore. Le

L'avvocato Sara Testa Marcelli risponde: Purtroppo, sempre più spesso le assemblee condominiali sono teatri di litigi, dove ogni condomino ha modo di sfogare la propria rabbia nei confronti del vicino o dell'amministratore. Le frasi offensive che si pronunciano durante le assemblee costituiscono un reato, quello, appunto, di ingiuria aggravata, anche se caratterizzata, come hanno precisato recentemente i Giudici della Cassazione, da toni particolarmente accesi. In una pronuncia la Suprema Corte di Cassazione, Confermando la condanna per ingiuria aggravata nei confronti di un condomino che durante un'accesa assemblea di condominio aveva dato del "bandito" a un suo dirimpettaio la Corte ha voluto invitare i condomini che partecipano all'assemblea, alle più elementari regole di convivenza civile, rimarcando che gli insulti, anche se incrociati, tra condomini non possono essere giustificati dal clima di tensione e dal contesto infuocato delle riunioni condominiali.
Ed anche l'utilizzo della parola "bandito" può integrare, come hanno rilevato i Giudici un'ipotesi di reato.
Senza successo, infatti, il condannato ha cercato di sostenere a sua discolpa, anche davanti ai giudici della Suprema Corte, che andava considerato il contesto nel quale era stata pronunciata l'espressione incriminata e che, visto in quest'ottica, il termine "bandito" più che un insulto era la manifestazione di uno sfogo critico da parte di chi si sentiva vessato «da una situazione offensiva e pregiudizievole per i suoi interessi di condomino». I Giudici della Cassazione, tuttavia, hanno affermato che: «Il mero contesto dell'assemblea condominiale, per quanto infuocato non può di per sé dare corpo alla causa di non punibilità delle offese e dello stato d'ira per un fatto ingiusto altrui dal momento che l'una o l'altra delle situazioni può o non può anche verificarsi in un contesto del genere di quello invocato».

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